Vektor – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Vektor

Gli statunitensi Vektor sono una formazione che si muove fra un Thrash Metal estremamente tecnico ed un Prog-Metal estremo, che non disdegna richiami al complesso Death Metal degli ultimi Death. Elementi di Black Metal completano la loro devastante ricetta sonora.

L’esordio Black Future (2009) ha il pregio di proporre un Thrash complesso e molto elaborato, ampiamente strumentale, capace di far tornare alla mente a seconda dei momenti Slayer, Metallica, Sadus, Sodom, Exodus, Testament con in più gli eccessi violenti del Black Metal. La devastante title-track in apertura è un concentrato di tutti gli eccessi tecnici e d’aggressività del Thrash Metal, un’ideale fusione fra il primigenio ed epidermico Thrash delle origini con il complesso e intricato Thrash dei tardi anni ’80. Non meno sensazionale, per potenza, è Oblivion, un concentrato di variazioni strumentali, con una prova vocale estrema che entra dritta negli annali del Metal, capace com’è di fondere idealmente un acuto stridulo ad un ruggito feroce.

L’ispirazione per il Thrash dei Metallica post-esordio è evidente nell’apertura di Destoying The Cosmos (7 min.), ma lo sviluppo è un altro bignami della storia del Thrash e di tutte le sue possibili evoluzioni, compreso il Death Metal articolato dei Death.

Nonostante il livello sia molto alto, Forest Of Legend spicca come qualcosa che supera quanto già ascoltato nell’opera, non solo perché sfora i 10 minuti. La lunga apertura imposta l’atmosfera misteriosa, ma quel che segue è un tour de force di allucinata potenza, di grandioso virtuosismo, di fantasmagorici intrecci, di incredibile ferocia quanto di saltuaria ma commovente poetica della disperazione. Gli ultimi due minuti sono quelli dove il lato emotivo si unisce e si fonde perfettamente a quello efferato, come a ritrovare il sentimento al centro del sangue della battaglia. La lunga coda diventa così il modo per esprimere, oltre a ferocia e geometrie pirotecniche, un più profondo connubio fra violenza ed emozione.

Certamente non tutto suona così nuovo, seppure si tratti di una sorta di compendio esplosivo, una sintesi che porta in sé l’eccellenza del songwriting Thrash e Prog-Metal. Al quinto minuto di Asteroid, per esempio, c’è una sintesi Black/Death che spazza via per potenza anche molte blasonate band che ricadono nel medesimo genere.

Nei brani più estesi che chiudono l’opera ci sono altri gioielli di moderno Thrash Metal, dove oltre alla sintesi si ha l’impressione che la formazione possegga anche doti di intrigante innovazione nella sua formula. Dark Nebula (10 min. e mezzo) trionfa nel suo alternare devastante Black/Death a intricati e singhiozzanti intrecci ritmici. Al quinto minuto è un vento psichedelico a diventare protagonista, apportando un nuovo elemento all’insieme. La ripresa, dopo la disgregazione psichedelica, è un impetuoso, epico e sofferto Black Metal strumentale che ha pochi pari in potenza e violenza, ed è uno dei vertici drammatici del Metal coevo. Un passo quasi Ska si aggiunge al mix, un assolo in clean si sovrappone in uno straniante accostamento, venature Prog-Rock chiudono la composizione in modo tutto sommato sereno.

La traccia conclusiva, Accelerating Universe (13 min. e mezzo), chiude con uno dei capolavori del Metal del periodo: dopo due minuti di furiose cavalcate a rotta di collo, fra le più efferate che si possano ricordare nella storia del Thrash, la voce acutissima, luciferina, posseduta interviene ad aumentare il senso di spasmodica tensione, ed è il pretesto per far iniziare a vorticare i ritmi, a rendere meno lineare il brano proponendo continui cambiamenti. Al terzo minuto e mezzo si costruisce un avvolgente, portentoso Thrash/Black Metal da infarto, che prosegue il tour-de-force ritornando alla cavalcata inarrestabile di qualche minuto prima, sempre perpetuando i continui cambi nel ritmo. A quarto minuto e mezzo si respira un attimo, pur se solo relativamente. Sale lentamente la tensione che, irrisolta, ripiega su un più pacato Rock strumentale. Prima del sesto minuto si riparte alla carica, ed è una delle più epiche ripartenze che ci potessero essere: monumentali accordi di chitarra sorreggono intrecci di altre chitarre, in un impetuoso procedere trionfale. L’unica soluzione di così tanta tensione e trionfale potenza diventa un a psichedelia cosmica, vicina al Post-Rock. All’ottavo minuti suoni liquidi riportano una struttura melodica, in un clima mistico e cosmico. Al decimo minuto, torna il drammatico ed epico assalto, prima abbastanza moderato, poi di nuovo efferatissimo ed incompromissorio, dunque nuovamente diviso fra Thrash e Black, ritornando di fatto al “tema portante” del brano. La chiusura, acrobatica, è anche questa volta sostanzialmente liberatoria, se non serena. La guerra è finita, la tragedia si è conclusa, il magma nerissimo di emozioni si è solidificato nel silenzio che segue.

Outer Isolation (2012) aumenta la componente psichedelia e quella Prog-Metal, riducendo anche un po’ la durata delle composizioni, comunque imponenti. Sopra i dieci minuti, e di poco, solo Cosmic Cortex, che apre dolcemente psichedelica e poi si lancia nel pieno di un tornado Thrash/Death. La voce interviene con un malsano, putrido mix di growl, acutissimi vocalizzi, luciferini versi simili a guaiti. La potenza è terrificante, quasi insostenibile. Il finale è un viaggio nei gironi infernali, con le voci sovrumane che si sovrappongono ed un ossessivo impianto ritmico.

Echoless Chamber è decisamente più pacata, ma solo relativamente. Il momento da ricordare riguardano i vortici ritmici ad 1:30, esaltati dalle portentose vocals. Più che un brano Thrash, è un labirinto sonoro dove o si resta schiacciati dalla potenza, o si rimane sopraffatti dalle intricate architetture. Come successe con i Watchtower, rallentare serve solamente a complicare ancora di più le composizioni.

Per quanto il Thrash Metal ed il Metal estremo abbiano una lunga tradizione, è difficile trovare avvii più entusiasmanti e devastanti di quello di Tetrastructural Minds, un concentrato affilatissimo di potenza, tecnica, precisione chirurgica. Anni ed anni di ricerche timbriche e ritmiche sono come concentrati nella composizione, con riferimenti sparsi a tutto un immaginario Metal. Un brano del genere fa sembrare lineari i capolavori degli Edge Of Sanity.

Le epilessi dei Dillinger Escape Plan sembrano riaffiorare nell’apertura di Venus Project, che al centro si lancia in una marcetta psichedelica surreale e visionaria, poi mutata in un educato Prog-Rock, fino a tornare ad un furioso Thrash Metal labirintico. La marcia torna in Dark Creations Dead Creators, a dimostrare che il Thrash Metal potrebbe diventare per la band solo un elemento della formula, e non più il soggetto principale.

In Fast Paced Society affiora un cantato/parlato che è una totale novità per la band, ma anche il resto del brano, con deliri vicini persino al Free-Jazz come nel finale astratto e turbinante affidato alle chitarre, mostra che la formazione ha ancora molto da provare, e che la loro musica è ancora “in divenire”.

La title-track, posta nel finale, si apre con una psichedelia mista a fendenti Doom, procedendo quindi con altalenanti momenti di tensione fino al secondo minuto, dove ci si lancia nella cavalcata Thrash con terrificanti mitragliate di rullante e doppia-cassa, senza disdegnare accenni a quella allucinante prova di velocissimi virtuosismi che fu OV degli Orthrelm, qui rievocati con fulminei interventi di chitarra in clean. Al quinto minuto ci troviamo catapultati in una confessione di una creatura notturna, con un assolo neoclassico che trasporta in un paesaggio lunare e umbratile, da fanta-horror. Al settimo minuto questa creatura-mostro ritorna con la sua orribile voce da incubo, prima di lanciarsi in altri devastanti, epilettici, terremotanti assalti Thrash/Death. La chiusura è rocambolesca e maestosa.

Outer Isolation conferma i Vektor come innovatori del Thrash tecnico e del Prog-Metal estremo, capaci in questo seguito di iniettare nuovi elementi in una formula già complessa e multisfaccettata come poche. Potrebbero essere band come loro, il futuro del Thrash e forse un po’ anche del Metal, ed i degni eredi dei Voivod.

Terminal Redux (2016) replica lo stile dei primi album, con poche novità. Charging The Void (9 min.) apre ad alta intensità, Cygnus Terminal (8 min.) opta per un passo più lento. In Ultimate Artificier, Pteropticon e Psychotropia, tuttavia, lo stile suona risaputo. Pillars Of Sand, sull’orlo del caos, è una sintesi impressionante di estremismo. Collapse (9 min. e mezzo), è la loro One, piuttosto accessibile. Recharging The Void (13 min. e mezzo) chiude con il più camaleontico dei loro brani, con tanto di voci angeliche. Con questa trilogia di album i Vektor si affermano come la più grande band Thrash Metal degli anni ’10. (ho scritto una recensione molto più dettagliata su Ondarock)

.

.

.

Voti:

Black Future – 7,5
Outer Isolation – 7
Terminal Redux – 6,5

Le migliori canzoni dei Vektor

Annunci

Un pensiero su “Vektor – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...