Beherit – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Beherit sono una formazione finlandese che si è creata un culto e qualche nota sui libri di Metal per aver utilizzato in modo fantasioso elementi estranei alla tradizione Black Metal a cui appartenevano nei primi tempi.

Tutto questo non si sente nella compilation The Oath of Black Blood (1990), che è pienamente nel regno del Black Metal con pochi momenti da ricordare e tanta materia “grezza”. Il primo full-length Drawing Down the Moon (1992, pubblicato ’93) è invece molto più interessante. La voce lugubre di Tireheb ed in genere di synth e voci filtrate permette di considerarli come un gruppo a suo modo sperimentale, anche se solo The Gate of Nanna è un esercizio che sembra compiuto.

H418ov21.C (1994) è uno dei “casi” del Metal sperimentale: in pratica la band ha virato completamente verso una Dark Ambient oscura ed esoterica. Cosa ci sia da ricordare di tutto questo rimane un dubbio, ma l’esercizio è indubbiamente bizzarro, visto il loro passato.

Va meglio con il successivo Electric Doom Synthesis (1995), che oltre allo stile cambiato ci mette anche un clima da incubo e qualche trovata più interessante. Questa volta il risultato è una ideale fusione fra l’estetica Black Metal e la Dark Ambient, con risultati unici come We Worship. Altrove il modello ad essere contaminato è il Doom come nella lunga Dead Inside. Le voci sono fra gli elementi più originali: deformate, trasformate, inumane, sono più mosrtuose di quel che solitamente si sente nel Black Metal, che non è proprio il mondo del belcanto e dei timbri angelici.

Deep Night 23rd (7 min.), un rituale iniziatico spinto da vortici di synth spaziali, non riesce forse ad esprimere tutta l’innovazione dell’opera. Meglio Sense (10 min.), che unisce etnico, ritualistico, pagano, elettronico, alieno nei primi due minuti e quindi prosegue in una Dark Ambient disturbante, di rumori inquietanti.

La conclusiva Temple (quasi 8 min.) propone una sorta di Techno d’oltretomba, ed è probabilmente il momento più riuscito di un album coraggioso, ma difficilmente indimenticabile.

Dopo 14 anni la band ritorna con Engram (2009), in pieno Black Metal. La lunga Demon Advance (15 min.) è l’unico momento notevole: avvolto da miasmi, questo mid-tempo ha substrati epici e, pur mancando di uno sviluppo avvincente, supera il resto del materiale, decisamente attempato nel 2009.

Celebrate the Dead (2012) è un EP che contiene una title-track di 16 minuti che ritorna al passato Dark Ambient, ma con un passo Hip-Hop. Non mi pare però che ci siano idee per 16 minuti, e che la noia possa sopraggiungere facilmente, nonostante l’atmosfera gotica e qualche momento interessante.

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Voti:

The Oath of Black Blood – 4,5
Drawing Down the Moon – 5
H418ov21.C – 5
Electric Doom Synthesis – 6,5
Engram – 5
Celebrate the Dead (EP) – 4,5

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