2013 – Considerazioni Finali ovvero Mengoni

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Anche quest’anno sono passati quei 5 minuti dove sembra davvero che a qualcuno dei tuoi familiari fotte qualcosa della musica contemporanea, fosse anche solo italiana. Sono passati quei pochi giorni l’anno dove c’è la possibilità che un cinquantenne dica Marta Sui Tubi o che ci si approcci con risultati disastrosi ad improbabili valutazioni di importanza culturale o di portata innovativa di questo o quell’altro artista. Sono passati anche quei giorni dove KEKKO è un poeta commovente e te lo senti dire troppe volte al giorno, e quei giorni dove la Venier pontifica sul presente e sul passato della musica, o dove Gualazzi fa Jazz e quindi è elegante e quindi è ricercato e quindi è perfetto per i piccoli borghesi alla ricerca di un nuovo posizionamento sociale.

Insomma, sono passati cinque giorni in cui uno che apprezza la musica può sperare che se ne parli con cognizione di qualche tipo, che poi alla fine invece se ne parla come fosse una cosaccia di poco valore, e conta come ti vesti e se sei simpatico, o se sei omo o sei etero. Insomma, cinque giorni in cui si umilia tutto quanto ci possa essere di buono nel discorso musicale, e si tenta di ingoiare questi bocconi nella speranza che comunque almeno siano passati presso al grande pubblico alcuni artisti relativamente meritevoli. Mi piace sognare che qualcuno si sia reso conto che, nonostante possa sembrare incredibile, non è Albano il presente della musica, e neanche Nilla Pizzi!

Il festival l’ha vinto Marco Mengoni, e ci si poteva ben aspettare, visto che è quello che ha tanti tanti fan e se la vedeva sostanzialmente con i Modà, ed a me basta che non abbiano vinto KEKKO ed i suoi compagni di merende per essere una persona più felice per diverse ore.

Dato che non ci vogliamo far mancare nulla, però che palle parlare troppo di Mengoni, vi riporto alcuni estratti dei momenti più entusiasmanti dell’esibizione de L’Essenziale, che appunto ha vinto e questo lo sapete già perché cazzo lo sanno tutti e mica devo averceli io i lettori ignoranti.

Voi potete seguirla con me cliccando qui, secondo per secondo:

0:08: con uno starnazzo strappatimpani la Littizzetto urla il nome del vincitore! Grazie irriverente Lucianina!

0:29: Mengoni inizia a cantare, e sembra un rappresentante di pentole della periferia di Milano. Lo vedi che inizia a cantare e ti ricorda così tanti altri cantanti nel suo stile vocale che tu proprio non sai dove rifarti, e guardi con dolcezza e ribrezzo tua sorella che ha gli occhi lucidi e lo guarda neanche stesse assistendo alla Nona di Beethoven, che tanto le è convinta che Beethoven fosse una maggiorata!

0:48: “pace” diventa “puacie”, ma al netto di qualche pallido ammicco, confrontato al parto anale di KEKKO dei Modà, Mengoni si dimostra di una sobrietà lodevole. Non si può dire che abbia spiccato per tipo una qualsiasi fottutissima cosa in questi primi 40 secondi, ma quantomeno non si fa odiare visceralmente.

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1:13: parte il ritornello, con l’enfasi di un moribondo e la dolcezza di una ninna nanna Mangoni ci guida nel mondo dei sogni. Mi immagino perché tutti abbiano votato per lui a mezzanotte di ieri sera: colonna sonora della pennica sul divano, il vero must di ogni quarantenne!

1:35 continua il lentissimo crescendo, che tu lo senti e sai già dove andiamo a parare. Mengoni sembra mancante di coerenza fra gli occhi ed i movimenti, come una marionetta autistica in preda a strani spasmi intestinali, ma l’altro anno avevamo Emma Marrone gente, che sembrava sempre che stesse per scoppiare in una crisi isterica di pianto. Questo al massimo tende all’epilessia.

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2:06 in questo momento già senti quella pesante zavorra di noia, e la canzone sta diventando una cantilena un po’ troppo ripetitiva, anche perché va bene l’eleganza e la misura, ma non succede praticamente nulla a livello di testo, di voce, di arrangiamento, di musica. Se con gente come KEKKO è tutto uno “smarmellare” qui siamo nel mondo della sottrazione, verso la tappezzeria musicale degli studi dentistici. Già me la immagino questa canzone in sottofondo alla prossima otturazione.

2:24: una volta Mengoni si librava in qualche momento di vocalità più creativa, ma evidentemente rende più adesso nello stile narcolettico. In questi secondi e nei prossimi ci ricorda che è in grado quasi di farti rendere che sta cantando.

2:48: il ritrito, scontato, ovvio acuto lungo, che a Sanremo ti serve altrimenti non vinci. Lui lo fa come un mestierante, dimostrando che è arrivato dove si può arrivare partendo da X Factor: a fare il mestierante della musica, che interpreta bene il suo ruolo, rinunciando ad ogni carisma. Bravo così, quasi ti si confonde con la scenografia.

3:08 e ridaje che si riparte da capo, sempre la solita litania. Basta Marco, ero annoiato già due minuti fa, dobbiamo ripartire proprio da capo? “Mentre lo scroto cade a pezzi…”

3:12: bellissima Lucinanina che canta come una casalinga che cucina la parmigiana di melanzane. La temibile Lucianina.

3:20: si riparte di nuovo da “mentre il mondo cade a pezzi”!!! Incredibile! Un virtuosismo di autocompiaciuta prolissità!

3:28: Mengoni in versione checca isterica, con quel tono che ha tua madre quando caghi fuori dal cesso perché sei sbronzo e lei se ne accorge. Poi uno dice che gli omosessuali meglio di no che urlano e fanno strani versi con le braccia.

3:36: Worst sorriso ever!

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4:05: La temibile Lucianina non riesce a sfilare una rosa da un mazzo! Temibilissima Lucianina!

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E niente, io ora devo disintossicarmi per tipo 2 mesi, e ho fatto tipo la metà delle visite dello scorso anno perché voi lettori non spargete la voce e quindi fanculo, tutta questa fatica per cosa? Voi volete il mio male! Voi volete la mia morte! Malvagi! Cattivi! Siete quasi peggio di Kekko dei Modà!

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