Alt-J – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni degli Alt-J

Gli ∆, pronunciato Alt-J, sono un quartetto inglese che propone una commistione di Post-Rock, Folk e Psichedelia, con spunti propri della musica Elettronica. Oltre a ricordare gli esperimenti dei Fleet Foxes, la loro musica torna spesso ad un Folk minimale e intimo, richiamando tanto la tradizione dei canti attorno al fuoco quanto alcuni esperimenti dei Tv On The Radio. Questi ultimi vengono richiamati anche nei variegati arrangiamenti, pur con una predominanza di un elemento Folk che nel termine di paragone è spesso assente.

L’esordio An Awesome Wave (2012) ha un sound morbido ed avvolgente, a tratti visionario e quasi sempre sincretico. Tessellate, uno die vertici, è tanto Soul e Gospel quanto Lounge, ma i suoni rovesciati riportano ad un immaginario lisergico ed onirico.

Breezeblocks sfrutta campanellini, cori, trucchi psichedelici, armonie vocali che si intrecciano senza sosta.

Lo splendido e trasognato motivo Folk di Something Good è come un canto d’amore arcaico riportato a nuova luce dai mulinelli di pianoforte.

Nella solare e sognante Dissolve Me, aggredita qua e là da possenti bassi distorti, il sound diventa quasi esotico, come ad imitare le melodie orientali.

Matilda e la sua dolce malinconia ricordano i Beirut, ma ad attirare l’attenzione nella seconda metà dell’album è piuttosto Fitzpleasure, divisa fra rombanti assalti di bassi distorti, melodie Psych Folk e Post-Rock, un minaccioso riff di chitarra. Una danza futuristica, fra un pow wow arcano ed un rituale di neoprimitivi. Si tratta di uno dei brani più originali del 2012.

Prima della fine arrivano Bloodflood (sonnolento e notturno Blues/Folk) e Taro (Folk psichedelico ed orchestrale), a chiudere un album dolce, emozionante, che riesce a fondere una sensibilità poetica fatta di sfumature con fascinazioni per gli strumentali del Post-Rock, gettando un ponte fra il presente musicale (bassi distorti, arrangiamenti stratificati, intrecci policromatici, integrazione fra acustico ed elettronico ecc.) ed il passato (Gospel, arcaici rituali Folk, danze propiziatorie, canti attorno al falò ecc.) che è una delle più credibili proposte non ostiche di un futuro musicale nel Folk/Rock.

Pur senza composizioni di dimensioni epiche, pur senza manifesti programmatici, pur nella sua umiltà l’opera appare compatta e coesa, coerente e senza grandi sbavature. Non si fa rovinare dalla frenesia, non si fa tentare dalla prolissità. Esordio equilibrato e affascinante, che oltre ad un presente intrigante fa sperare in un futuro ancora migliore.

This Is All Yours (2014) è pubblicato in un clima di febbricitante attesa. L’opera, che è incorniciata nel tema del viaggio nella città giapponese di Nara, si configura come un seguito affascinante ed a tratti coraggioso, che riprende ed estende le idee dell’esordio. L’introduzione riporta immediatamente agli intrecci vocali ai limiti del comprensibile, a quel suono elettro-acustico fra passato, primordiale e moderno che sembra ormai essere il loro, personale “sound”. Il flebile Folk di Arrival In Nara è prolisso ma funzionale alla successiva Nara, danza Folk per tribù digitali, al contempo antichissima e moderna, struggente e malinconica. Torna, deformato, il Rock in Every Other Freckle, vicina alla Fitzpleasure dell’esordio.

Un Pop/Rock non molto originale (Left Hand Free), un interludio superfluo ed arriva Choice Kingdom, Gospel tribale in desolazioni Post-Rock. Hunger Of The Pine scarta verso un Soul elettronico lento a partire ma irrobustito nel finale, pieno di bave vocali che strisciano, fra voci all’elio e citazioni in francese. Warm Foothills esaspera la trovata di Miss Fortune dei Faust, facendo completare i versi di un cantante dall’altro in un caleidoscopico intreccio di quattro timbri che vagano in un carillon Folk altrimenti banale. The Gospel of John Hurt muta più volte nei suoi cinque minuti ma è più interessante Bloodflood pt. II (la prima parte era nell’esordio), un malinconico amalgama ornato da un arrangiamento stratificato e cangevole.

Pur con qualche lungaggine e qualche passaggio a vuoto, la band riesce a consegnare un secondo album dove gli arrangiamenti elaborati ed atipici, un gusto elegante e qualche tocco di creatività, nonché una ormai caratteristica mutevolezza, portano a consderare This Is All Yours un’opera interessante, dove si declina nuovamente una fusione fra primitivo e tecnologico, ancestrale e futuristico che è uno degli obiettivi raggiunti dalla musica in un’epoca dove il tempo presente sembra essersi esteso nel passato e nel futuro.

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Voti:

An Awesome Wave – 7
This Is All Yours – 7

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