Sanremo 2013 – Cosa penso delle canzoni dei BIG

Alla fine è giunto il momento di parlare delle canzoni di questo Festivàl, e quale modo migliore di iniziare se non dai CAMPIONI, ovvero quel manipolo di cantanti più o meno in rigor mortis, o sulla via del tramonto o mai nati artisticamente. Quest’anno ogni CAMPIONE presenta due canzoni che poi vengono sommariamente votate in qualche minuto da televotanti di Maria De Filippi ed affini, che in pratica spostano gran parte del voto sulle canzoni “à la Sanremo”, ovvero quel coacervo di buone intenzioni, melodramma, conservatorismo, noia, banalità, bruttura, vecchiaia come se avessero svuotato tutti gli ospizi del mondo e ne avessero fatto una ballata di pianoforte.

Vel li presento in ordine di apparizione del sito della Rai (che li mette alla cazzo di cane), quindi potete seguire la mia lunga avventura qua  . Vi consiglio spassionatamente di procurarvi molto alcool, numerosi sacchetti per il vomito e pure del cemento a presa rapida per murarvi le orecchie nel caso la situazione degeneri.

‘L’essenziale’ – Marco Mengoni: si presenta come un figlio di papà con una canzone triste triste, che riesce a non dire praticamente nulla in quattro minuti. Arrangiamento tardo novecentesco, stile vocale stantio, ritornello debolissimo. Punta su un’eleganza che lo rende più tappezzeria musicale che altro. I pochi guizzi vocali sono il minimo indispensabile nella logica sanremese, ma non manca la voce, manca una canzone che valga di esistere nel 2013.

Voto: Non percepito

‘Sai (ci basta un sogno)’ – Raphael Gualazzi: questa sorta di Matteo Renzi del pianoforte, con le sue espressioni da stitico della tastiera si presenta con una svenevole ballata pianistica che di Jazz non ha proprio nulla, ed è anzi una lagnosa sonata da pianobar che sembra uscito da un film lacrimevole degli anni ’80. Non fa neanche simpatia, e se davvero vi commuovono quelle due note di pianoforte, allora fareste bene a recuperare qualche migliaio di ore di sonate di pianoforte, e non sentirvele diluite in queste smorfie da Imodium, questi arrangiamenti di archi rancidi , questa lamentosa voce da sodomizzato contro voglia!

Voto: Triple Anal Penetration

Raphael-Gualazzi

‘A bocca chiusa’ – Daniele Silvestri: il sinistrorso cantautore si presenta tutto elegante e si siede al pianoforte, e dopo dieci secondi già capisci che ti aspetta il pippone sociale. Tu speravi in una Salirò del 2013, ed invece proprio no. Dietro di lui c’è un tizio che fa la versione per sordi, forse a voler evidenziare che la musica conta un cazzo, ed è solo un pretesto di Silvestri peresprimere le sue poco intriganti opinioni socio-politiche. Di fatto, la musica è di una noia colossale, persino più povera di quanto ho già sentito, con un arrangiamento inesistente. Piagnona fino allo sfinimento, è una canzone sull’uguaglianza, sulla disperazione, che giusto alla fine trova un briciolo di ironia. Sembra la versione musicale, in certi momenti, dei monologhi filosofici di Pieraccioni, con un po’ di ideologia politica in aggiunta. Non so cosa dovremmo farcene, ma qualcuno si sentirà una persona impegnata a sentirla, e così penserà di poter parlare di precariato, di politica e pure dei massimi sistemi. Delusione totale, perché non mi aspetto troppo da Daniele, ma questa lagna che commuove e vuol far pensare a me provoca solo lancinanti sconquassi intestinali e tanto sonno. E la diarre narcolettica non è una cosa divertente.

Voto: Pippone lagnone

‘La felicità’ – Simona Molinari con Peter Cincotti: la ragazza Sambuca ed un cantautore statunitense che urla sullo sfondo col filtro “megafono”, ecco i BIG di Sanremo 2013. Lei è vestita come una ragazzina che il venerdì sera deve andare ad imbroccare in disco, ed io ho passato 40 secondi ad immaginarmi questa che balla Gangnam Style con quei tacchi e si frantuma una gamba. Lo stile del pazz è quel poco “jazzy” e “swing” che piace a quelli che si devono dare qualche aria di intenditore della musica, di quelli che sentono il bisogno di dirti che ascoltano il Jazz. Cincotti ci mette un assolo di pianoforte che fa impallidire lo stitico Gualazzi, ma quel birignao della cantante, tutto mossettine risapute e ammicchi ripetuti è davvero una rivoltante e nauseante riedizione di cose che pensavo che dopo la Tatangelo anche a Sanremo sarebbero scomparse. Alla fine attirerà i voti di molti adolescenti in tempesta ormonale più per le tornite gambe ed il look trendy, perché questa riedizione dello swing merita l’attenzione di un pianto di Barbara D’Urso.

Voto: orchite swingata

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‘Vorrei’ – Marta sui Tubi: loro arrivano dopo dieci anni di carriera, ma dato che non sono stati a X Factor e Sanremo, sono una mega super novità e sembra che abbiano imbracciato gli strumenti da 5 ore. In realtà no, e l’osservazione non è peregrina, perché il principale difetto è che i Marta imitano loro stessi, con Giulino che dimostra di essere un bravo cantante, esplosivo, carismatico ma simile a se stesso. La canzone è incalzante, giusto più orchestrata del loro solito. Se già li conoscevate, probabilmente non state seguendo Sanremo, ma potreste risentirci mezza discografia della band. Per gli altri, è una delle poche cose che vale davvero di ascoltare fino ad ora. Se siete feticisti, orinare sulla pelata del cantante potrebbe diventare il vostro sogno più proibito.

Voto: portateli sul podio

‘È colpa mia’ – Maria Nazionale: in rete se ne parla soprattutto per le generose tette, e porca troia quelle ci sono decisamente! Penso che “titfuck Maria Nazionale” diventerà una chiave di ricerca abusatissima. La canzone, per contrappasso, è una noia napoletana, melodrammatica, appartenente al tardo ‘800 a livello stilistico, che provoca in me quella profonda noia che neanche i comizi di Bersani. Quindi torniamo al discorso tette: lei si è vestita come un pacco regalo, ed è di diritto la MILF di Sanremo 2013. Copiosa, sgargiante, matura al punto giusto.

Voto: molte tette

Boobs Close Up

‘Il futuro che sarà’ – Chiara Galiazzo: il maestro Roberto Rossi che si vede all’inizio sembra la brutta copia del Celeste Formigoni. La Galiazzo dopo pochi secondi ti fa capire che non c’è nessuna novità di cui parlare, ed a differenza di Maria Nazionale nessuna tetta in mostra. Nell’arrangiamento un violino in primo piano, ed un passo da danza est-europea. Non fate gli schizzinosi, di meglio non si troverà, probabilmente. Lei è inesistente, non ha carisma, sembrauna di quelle ragazze che suona alle sagre di paese che nessuno se la caga e davanti al palco ballano i vecchi, qualche bambinetto e qualche adolescente un po’ troppo alticcio. Già ce la vedo alla Festa della Castagna fra qualche anno. Vai così Chiara. Ah, sì, non far sapere il tuo cognome in giro così spudoratamente, è meglio.

Voto: Sagra estiva

‘Bellissimo’ – Marco Mengoni: Mengoni parte 2, ovvero si può fare peggio di ‘L’essenziale’? Dal pubblico si alza un “vai Marco!” che è un misto di tenerezza e pena. Lui replica lo stile risaputo dell’altra canzone, ed in compenso si esibisce in qualche spasmo che illuminerà, già me lo immagino, qualche serata di “Ballando Con Le Stelle”. Niente di musicale merita citazione, è semplicissimo Pop/Rock melodico come se ne fa da troppo tempo. Anonimo come pochi.

Voto: Anoniman

‘Senza ritegno’ – Raphael Gualazzi: vediamo se con il secondo brano le cose vanno meglio, mister stitichezza. C’è più brio, ma sempre la modernità degna di mio Andreotti. C’è ritmo, ed alla fine nonostante la costipazione facciale, ed un po’ di affanno mentre sproloquia, ed un testo virtuosisticamente vacuo, meglio questa brano che l’altro, caro Gualazzi. Ah, sì, poi c’è il “nanana”, ed io sento il dovere di tracannare il primo bicchierone di Rum. Inizio a dubitare di me.

Voto: Nanananana…

‘Il bisogno di te (ricatto d’onor)’ – Daniele Silvestri: peggio dell’altra che ho già ascoltato non potrà essere, penso. Più pallosa, noiosa, piagnucolosa di quell’altra non può esserci nulla. Questa volta Daniele non ha il cazzo di pianoforte, il ritmo è sbarazzino ed eccola, la nuova Salirò: ritmo Disco, ma la tematica amorosa suona comunque stantia. Orecchiabile, canticchiabile, nata per essere un tormentone, e probabilmente lo sarà davvero. Meglio la seconda Daniele, anche se Salirò non ti riuscirà mai più.

Voto: la odierete

‘Dr. Jekyll and Mr. Hyde’ – Simona Molinari con Peter Cincotti: diciamolo senza troppo girarci intorno, se Maria Nazionale è la MILF di Sanremo 2013, il sogno erotico Teen è Simona Molinari. Il titolo fa venire le bolle perché su Jekyll & Hide si sono sentite troppe troppe troppe rivistazioni, ed è un tema così abusato che forse peggio c’è solo Giulietta e Romeo. Per quanto mi aggraderebbe vedere la Molinari in un video intitolato “italian teen gets fucked”, se recita come interpreta le canzoni, è eccitante come un porno con Iva Zanicchi. Sembra uscita da quelle cose che fa Fiorello in prima serata, dove sembra un cantante di dubbio talento che per cantare deve per forza imitare a destra ed a manca, senza carisma alcuno. Ma tanto è inutile, tu le guardi le gambe e levi l’audio, e tanto basta. Il finale è NO, proprio NO, proprio NO NO NO. Porca maiala, ma davvero volete finire così una canzone nel 2013? Ma che cazzo è sta roba, “I migliori anni”?

Voto: WE WANT SEXTAPE

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‘Dispari’ – Marta sui Tubi: con la prima canzone i Marta Sui Tubi si sono guadagnati la mia preferenza, e quindi ora possono solo rovinarsi. Ed invece no, nonostante qualche problema con la voce (comunque notevole!), la canzone è una delle cose migliori che si sentano a Sanremo da… boh, 10 anni?

Voto: favoriti.

‘Quando non parlo’ – Maria Nazionale: avete mai voluto senitre cantare una MILF napoletana? Io no! Ed anche questa volta, ho capito che non è il caso di avere questa perversione, almeno questa no. Direttamente alla sagra deli pizzoccheri.

Voto: STAHP

Boobs Close Up

‘L’esperienza dell’amore’ – Chiara Galiazzo: prima della Ghialazzo c’è la pubblicità della carta igienica, e non è un caso. Uno strazio per le gonadi, una terrificante accozzaglia di patetismo, noia, patetismo, vecchiaia. Patetismo. Più di questa roba preferirei ascoltare l’audio di Galeazzi che fa sesso con un cammello. Mi spacco la bottiglia di Rum in testa, procurandomi gravi ferite che inibiscono quanto basta la funzionalità del mio cervello per funzionare.

Voto: l’abisso della noia.

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Questa la prima serata, ed è stata davvero una sofferenza che ha pochi pari. Conosco gente che a Guantanamo preferisce i chiodi nelle unghie a Raphael Gualazzi, e li capisco benissimo! Come al solito, nonostante molti siano under-50 (praticamente neonati per il Festivàl), il problema sta nel fatto che suonano come se Ramsete II avesse messo su una band Pop/Rock. Non so che farmene dell’ennesima sonata pianistica svenevole e romantica, o del nuovo brano sbarazzino un po’ simpatico ed ironico con tutte le movenze al posto giusto come fa la Molinari. Non ne voglio più di questa roba senza inventiva ed innovazione, così preoccupata a piacere ad un pubblico di cariatidi da cercare sempre di preme su quei bottoni che suscitano automaticamente l’ammirazione delle ragazze in sindrome premestruale, dei televotanti di Amici, dei lobotomizzati, degli estranei alla musica contemporanea. Non me ne batte un cazzo neanche del fatto che “che bella la melodia, le canzoni, questi sanno cantare” e neanche de “la musica quella vera” e “Sanremo è la tradizione”. Non me ne fotte una sega di queste banalità da bar sport, questa monnezza è buona solo per intrattenere le casalinghe mentre aspettano di addormentarsi, e per emozionare quelle ragazze un po’ emotive che “Laura Pausini è bravissima”. Non siete persone che vanno aiutate in questo senso, voi siete drogati di brutto, di inutile e di superfluo. Voi guardate Sanremo semplicemente perché è gossip e notizie, e perché ve lo sparano in prima serata per 5 giorni di seguito. Delle canzoni fotte sega, le ascoltate perché ve le impacchettano come più vi piace, in modo che il vostro stomaco poco abituato all’arte le possa digerire. Questo bolo musicale, già masticato e mezzo digerito, ve lo ficcate in bocca supinamente, come quell’uccellino al parco che guardavate mentre la vostra ragazza vi faceva un pompino, giusto per non venire dopo 30 secondi. Voi siete quelli che ridono a crepapelle alle battute argute di “Lucianina” ed al moderatissimo Fazio, che poi in fondo è uno che a Sanremo vorrebbe solo 30 cloni di De Andrè, e che secondo me prova una conturbante passione per la pelata di Saviano e vorrebbe poterla lucidare col Pronto per parquet. A voi interessa questo carrozzone di opinioni pomeridiane, quello di Mara Venier e di Giletti che si improvvisano cultori della musica contemporanea. A voi interessa tutto questo polpettone di banalità, luoghi comuni, ovvietà, anticaglia mal conservata, l’emozione “tanto al chilo” e tutto quello che ci va appresso.

Io posso anche distruggermi il fegato, ma questa roba rimane insopportabile. Apro la seconda bottiglia di Rum e mi decido a iniziare a guardare le esibizioni della seconda serata.

La mente vacilla, e prima di iniziare vedo l’Arcangelo Gabriele, per l’occasione interpretato da Frank Zappa, che mi invita a desistere nell’insano proposito. Non oggi, Frank, il dovere mi chiama. Non oggi. Addio.

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Se si potesse non morire’ – Modà: io per loro ho un odio viscerale, solo parzialmente giustificato dalla loro orribile musica. Li odio negli atteggiamenti, nei movimenti, nelle interviste. A confronto Mengele mi fa simpatia. La canzone frantuma le palle, e te ne accorgi subito. Se si potesse non morire, Kekko, allora i cantautori come te farebbero collassare l’università sotto il peso di quel dramma piagnone che ti fa fare successo un po’ ovunque. Una serie di immagini fra l’infantile ed il monologo di Fabio Volo, questo il testo che vi inzozzerà le orecchie. Capisco che la Marrone era degna del colore del proprio cognome, ma Kekko qui non solo ha scritto la canzone ma la canta come solo lui sa fare: col “nanana” finale, come un novello Massimo Ranieri, con quelle vocali prolungate e quel canto così strappalacrime, così esasperato e tutte quelle immagini poetiche così stra-abusate, stra-risentite. Persino il “grazie” affranto nel finale mi irrita come la paprika endovena.

Voto: Cancro sonoro

‘La prima volta (Che sono morto)’ – Simone Cristicchi: ma porca troia, Modà e Cristicchi di seguito? Eccolo Caparezza ancora più autocompiaciuto, con le sue canzoncine che un po’ canticchi ed un po’ muori dentro. Quelle canzoni allegre ed un po’ fiabesche che tu pensi “ridatece Tricarico, no?”. Arrangiamento da chanson francese anni ’40. Umorismo nero, un pochino, ed un po’ ti fa anche sorridere, ma poi lentamente muori dentro perché è inevitabilmente patetico. Pietà, forse è questo il termine perfetto. Ti dispiace per lui, perché lo senti così depresso, così triste, così mesto, così moderatamente depresso.

Voti: Non ex transverso sed deorsum

‘E se poi’ – Malika Ayane: conoscete Groupon? Ci compri i coupon super scontati e ci vai in pizzeria, al ristorante, dall’estetista o dal parrucchiere, ed una volta su due poi ti fanno un servizio “de’ mmerda” e ti guardano come un morto di fame. Ecco, Malika deve aver preso uno di questi coupon, perché sembra che si sia lavati i capelli con sei uova fresche. Canta come una cantante del ’58, e quindi che cazzo li pigliate a fare i giovani se imitano gli anni ’50? Eh? Dimmelo Fazio “quello-del-Sanremo-moderno”! Ma per favore, questa è così anonima che neanche mi viene voglia di insultarla ancora. Ho deciso, oggi inizio con l’eroina! Non ci può essere un momento migliore.

Voto: istigazione agli stupefacenti

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‘Mamma non lo sa’’ – Almamegretta: gente del sud che suona Reggae e roba simili, ne dobbiamo parlare davvero? Cosa vi aspettate da una cosa così? “Eh ma loro hanno suonato Sanacore, non capisci nulla SVEGLIAAAA!!” ed invece non me ne fotte un’emerita cippa. Lui sembra terribilmente nelle movenze l’imitazione di Ghezzi che facevano all’Ottavo Nano. Questi li tengono per dire che sono giovani, ma evidentemente non hanno saputo da nessuno degli insigni esperti che questo sound esiste da trent’anni. Felici voi. Io non riesco a non vederci Ghezzi Reggae, e quindi non riesco a non sorridere. sarà l’eroina che circola in vena. Mi verso il rum nelle orecchie, anche se non c’è un vero motivo per farlo. Poi lo lecco da terra, perché guardare troppo lo schermo mi provoca strani disturbi mentali.

Voto: Ghezzi vostri

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‘Sotto casa’ – Max Gazzè: una canzone sui testimoni di Geova, o mi sbaglio io? Gazzè non ha praticamente voce, ma la canzone ha ritmo ed una arguzia nel testo che gli altri si sognano (vedremo gli Elii, che sono gli unici che potrebbero batterlo su questo campo). Max ha talento, pure a fasi alterne. Sarà la droga e l’alcool che mi circola in corpo, ma mi piace anche l’assolo sul finale, che batte in “”originalità”” quello di tipo chiunque altro che ho già sentito.

Voto: podio, pls

‘Scintille’ – Annalisa: la prima cosa che pensi è che sembra una di quelle ragazze discretamente tope che però sono credenti e quindi non fanno i pompini oppure ancora peggio te li fanno ma con quella faccia un po’ schifosa, e non ingoiano. Poi inizia a cantare, io esco dal film mentale, e nulla, è frizzantina ma ogni movimento che fa sembra risaputo, ed il testo è noiosissimo ed è la solita storia di amore tormentato. Non è terribile, vista la discarica sanremese, ma per me “shei fuori“.

Voto: ectoplasmatica.

‘La canzone mononota’ – Elio e le Storie Tese: ho grande attesa per loro, perché di solito sono decisamente un passo avanti. Sono grandiosi, come lo furono anni fa con la Terra Dei Cachi. Presenza sul palco grandiosa, canzone esplosiva che cambia continuamente stile con un istrionismo superlativo. Divertentissimi, irriverenti, travolgenti. Praticamente fanculo tutti gli altri, per me devono vincere loro.

Voto: superlativi!

‘Come l’acqua dentro il mare’ – Modà: dopo Elio c’è Kekko e le sue emozioni drammatiche. Tagliatemi i tendini delle gambe e fatemi affogare nella merda di rinoceronte, piuttosto! Ma poi che orecchie ha Kekko? Forse questa stravagante forma lo porta a quel clamoroso errore di valutazione che li fa considerare le sue canzoni presentabili? Comunque questa roba è peggio di quell’altra, e non è mica facile. Preferirei morire soffocato da uno sboccaponcio al cadavere di Luigi Tenco.

Voto: terrorismo sonoro

‘Mi manchi’ – Simone Cristicchi: può essere più triste della canzone che ho già ascoltato? Boh, dal titolo sembrerebbe di no, e quindi giù di filastrocca infantile triste triste. Ho già i lacrimoni. No scherzo, sto spiaccicando pulcini sul muro per sfogarmi!

Voto: prendete il cemento, versatelo nelle orecchie.

‘Niente’ – Malika Ayane: sussurrata e triste canzone d’amore. Vabè, dai, spacco un’altra bottiglia e mi conficcoi vetri aguzzi nelle mani. Poi ci butto sopra il limone. Ma niente, è davvero troppo.

Voto: “…e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo. È la Noia!”

‘Onda che vai’ – Almamegretta: era meglio l’atra, e quindi figurati!

Voto: Vai Ghezzi!

“I tuoi maledettissimi impegni” – Max Gazzè: per me Gazzé è il cantante alternativo di Fazio, quella cosa che lui si ascolta quando vuol fare il tipo cool e non quello noioso che “che bello Tutti Morimmo A Stento”. Gazzè imbraccia il basso, ma lo usa pochino, e viene il dubbio che sia soprattutto scena, come vuole la musica televisiva che “meglio apparire”. Malinconico e ballabile, ed ha comunque classe, nonostante tutto.

Voto: una spanna sopra alla media.

‘Non so ballare’ – Annalisa: ho capito che già il nome è da Miss Carisma, però almeno provateci. Ed invece no, e porca troia sembra sempre che suonate le solite canzoni voi nati-vecchi, ma vi hanno svezzato a pane e melodramma? Ma poi che titolo è? Autolesionista!

Voto: desideri omicidi.

‘Dannati forever’ – Elio e le Storie Tese: vestiti come un coro Gospel, gli Elii mettono a segno il secondo brano su due da ricordare per i posteri, sempre che ci capiscano qualcosa di Musica. Non è la Mononota, ma comunque sta su un altro pianeta rispetto al resto, Canzone a tema religioso, piuttosto caustica, che parla di onanismo e Gengis Khan. Si bestemmia anche, ma tanto non la religione nazionale e quindi va benissimo, si può! Lo dico di nuovo, superlativi, vittoria per loro se decidessi io! “Tutti insieme, è orecchiabile” è il momento geniale!

Voto: and the winners are…

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Eccoci arrivati alla fine! Vi riporto sotto le canzoni che hanno vinto e che arrivano in finale!

Marco Mengoni: L’essenziale.

Rapahel Gualazzi: Sai (ci basta un sogno)

Daniele Silvestri: A bocca chiusa.

Simona Molinari e Peter Cincotti: La felicità.

Marta sui tubi: Vorrei

Maria Nazionale: E’ colpa mia

Chiara Galiazzo: Il futuro che sarà

Modà: Se si potesse non morire!

Simone Cristicchi: La prima volta (che sono morto).

Malika Ayane: E se poi.

Almamegretta: Mamma non lo sa.

Max Gazzé: Sotto casa.

Annalisa: Scintille.

Elio e Le Storie Tese: La Canzone Mononota

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Io sono stremato, con due canzoni a testa è troppo anche per me, che ormai sono abituato al supplizio! Aiutatemi!

 

 

 

 

 

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