Sanremo 2013 – I 61 dilettanti allo sbaraglio

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Di dilettanti ce n’era 61 quest’anno, e tutti sono stati sottoposti ad un attento vaglio da insigni esperti, ovvero votati alla meno peggio sul web dalle lobby della De Filippi, dal popolo della rete e magari da qualche grillino che voleva fottere la Ka$ta della musica.

Visto che io sono generoso di natura, vi propongo una brevissima recensione di tutti i 61 artisti candidati, e sarò così buono da segnalarvi anche chi di questi è poi stato effettivamente accettato nel bestiario definitivo (li ho evidenziati in rosso). Potete ascoltare anche voi tutto quanto qua, sul sito della Rai.

Per ogni dilettante è possibile ascoltare 1:30 del brano, e quindi le mie pregiudizievoli e caustiche opinioni saranno basate su ciò, e tanto mi basta che la lavanda gastrica al cervello non è ancora stata inventata.

I voti saranno per l’occasione espressi da colorite metafore.

Siete pronti?

60 Frame – Lontani per sempre: i Gemelli DiVersi sono tornati, sembrano il Club Dogo con il ritornello à la Finley. Melodie da Lidl, testo drammatico da copione. Voto: latrina intasata.

Aiello – Domani è sabato: pigliate il Folk ed unitolo a Bob Marley. Il risultato? Una sorta di cagacazzo che suona sulla spiaggia mentre si passano la canna e bevono il Bacardi Breezer. Voto: la sabbia nelle orecchie.

Alberto Bertoli – E così sei con me: dieci secondi iniziali e siamo già nel pieno della tristezza à la Paolo Limiti. Jovanotti che imita i Nomadi? Voto: giro notturno vestito da trans nel Bronx.

Amarcord – I nostri discorsi: direttamente dal Rock anni ’80, ecco il futuro dell’Italia Rock. Ma per favore. Voto: la cacca di cane sotto i mocassini nuovi.

Andrea Maestrelli – Come nel ’53: retro-Folk-Pop malinconico? Oh, l’ondata Hipster. Voto: rettoscopia con il Dott. Nightmare.

Andrea Nardinocchi – Storia impossibile: un Elettro-Pop un po’ R’n’B certamente canonico nella tematica amorosa, ma arrangiato come un singolo del 2013. Voto: un bicchier d’acqua dopo una pinta di urina di diabetico. SELEZIONATO PER SANREMO 2013

Antonella Lo Coco – Via: il dramma-Pop mi commuove sempre, così come i crescenti tragici con voce rotta. No dai, scherzo, orchite esplosiva. Voto: gigantismo testicolare.

Antonio Maggio – Mi servirebbe sapere: il tormentone su cui io punto la mia paghetta. Niente di che, ma sono sicuro che al terzo Rum e Pera la canteremo in tanti. Voto: tormentone simpatico, a piccole dosi. SELEZIONATO PER SANREMO 2013

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Porca miseria, ho appena finito la lettera A e già ho le allucinazione da bruttezza, di quelle che ti prendono quando cerchi di guardare l’intera filmografia dei Vanzina in un solo giorno.

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Bianca Atzei – Arido: la Ferreri imita la Winehouse. La Zilli imita la Ferreri che imita la Winehouse. La Atzei imita la Zilli che imita la Ferreri e la Ferreri che imita la Winehouse. Voto: matrioska di derivatività.

Blastema – Dietro l’intima ragione: i più liquidi Marlene Kuntz, un po’ Verdena ed un po’ Afterhours. C’è gente che ricorda una cloaca intasata, quindi non c’è da lamentarsi. Però cazzo di nome è Blastema? Sembra una malattia rara di quelle che ci fanno i film con Maurisa Laurito nei panni della zia affettuosa. Voto: i figli fanno meglio dei padri. SELEZIONATO PER SANREMO 2013

Caponord – Le Differenze: Post-Rock all’acqua di rose super melodrammatico. Teneteveli. Voto: i Cremonini interpreta gli A Silver Mt. Zion.

Carlot-ta – Dodecaneso: ballata tagliavene, ma di solito in questi lidi c’è di molto peggio. Poi energia “da camera”, con archi e qualche immagine poetica intrigante. Voto: Il meglio che si può chiedere con gli ingredienti: pianoforte + arrangiamento classico.

CocKoo – Baby: premio titolo più originale dell’anno, complimenti. Suonano come un apatico Pop/Rock. Voto: lassativo omeopatico.

Colapesce – Anche oggi si dorme domani: questo la sa lunga, il vero nome su cui puntare. Sufficientemente sanremese e sufficientemente originale, sembra davvero vivere del Terzo Millennio. Voto: ciliegina sulla cacca.

Cordepazze – Via: la partenza è cool, con scampoli elettronici ceh a Sanremo sono fottuta avanguardia. Meglio questo che la ballata pianistica no? Voto: la medicina contro la ballata strappalacrime.

Crossing – Ti ricordi: la canzone tristona ispirata al rock dei ’90. Ma porca troia, lo sapete che son passati 20 anni da ìsta roba? Voti: necrofilia dei ’90.

Daniel Rays – Stai: un uomo che canta come una donna. Direttamente nei cestoni del Carrefour a 4,99€, questa la mia proposta. Voto: falsetto perfora testicoli.

Disakkordo – Twelve: questi sono gli stravaganti, quelli che la gente dice che sono innovativi perché si parte col clacson. Ma in fondo è una cosetta Jazz-Pop anni ’50 un po’ stravagante, niente per cui gridare al miracolo. Però vabbè, io in questa fogna me li tengo stretti. Voto: sbarazzini e frizzantelli, il moderno secondo mia nonna.

Domenico Imperato – Gira: volete un secondo Nicolò Fabi? Volete altro Folk-Pop? Io NO! Voto: la prozione di lasagna all’antrace quando hai già la pancia piena.

Elisa Rossi – Oltre il vetro: e va bene la bella voce, e va bene che in fondo mi fa simpatia, però il passo da ballata, la melodia vocale ritrita, l’arrangiamento di archi. Io voglio anche essere buono, ma questa robetta rimestata per la centesima volta appanna anche un grande cantante. E qua c’è Elisa Rossi, mica Tim Buckley. Voto: scarpe nuove, ma il solito vecchio modello.

Filippo Graziani – Nove mesi: il figlio di Ivan, ed una canzone sulla maternità. *Awwww* *_* Che dolce. No, scherzo, fotte sega, viva l’aborto. Voto: narcolessia al volante durante un rally.

Francesco Gabbani – Posso dire che amo: questa è poesia come Fabio Volo è un grande letterato. Banalità imbellettate. “Quando fuori dentro splende il sole!” è un ritornello troppo banale persino per Sanremo. Voto: Barbara d’Urso.

Gaetano Civello – Gli astronauti: oddio Le Luci Della Centrale Elettrica versione Sanremo. WOW. Voti: Cosa racconteremo ai figli che non avremo di questo cazzo di Sanremo?

Giovanni Caccamo – L’indifferenza: Max Gazzè più Elettro-Pop. Scioglilingua con substrato social-politico. Me gusta, anche se è ad un passo dal tormentone. Ritornello degno dei Finley. Voto: Max Gazzè, ma dilettante eh!

Giulia Luzi – Ormai: ballata pianistica. MOBBASTA! Voto: MOBBASTA!

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Mentre raccatto le gonadi da terra, cerco di tirarmi su con della benzina agricola e molto ghiaccio. Ho scoperto che infliggersi gravi ferite sul costato, oltre a fare molto nazareno, allevia il dolore e distrae da queste turpi sonorità.

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Giulia OttonelloCi sono giorni: il trionfo della banalità, sembra un b-side delle Spice Girls. Voto: nudo integrale di Rosi Bindi.

Gnut – Dimmi cosa resta: il buon vecchio cantautorato, quanto ci manca? Per nulla, porca maiala! Voto: innovativi come la ruota.

Guido Maria Grillo – L’ultimo addio: depressione a palate. Funebre. Voto: Masini a confronto è gli Aqua.

I Moderni – Rivoluzionario: Max Pezzali incontra i Daft Punk. Voto: frullatino di secrezioni corporee, retrogusto ballabile.

Il Cile – Le parole non servono più: Vasco Brondi again. Sì, piaceva anche a me l’originale. Voto: ridatece Vasco (Brondi). SELEZIONATO PER SANREMO 2013

Ilaria PorcedduIn equilibrio: aridaje il pianoforte, aridaje la malinconia. Ma suvvia, ma questa roba davvero pensate sia adatta a qualcosa posteriore al Rinascimento? Ah, ma questa è la quota dialettale del Festivàl! Quasi quasi meglio Van Der Sfroos! Voto: parla come magni! SELEZIONATO PER SANREMO 2013 (PURTROPPO)

Jacopo RatiniCome mai come: ascoltatela, e poi automaticamente canterete con me “nonostante stocazzo!”. Voto: pulizia delle orecchie con cacciavite rugginoso.

Julia – Odiamore: stesso giochetto di sopra, è facile ricantarla come “Odio te!”. Voto: Arisa 2.0.

Kube – Sei tu: i Coldplay de noartri. Praticamente l’imitazione di una band mediocre, che stracazzo di fortuna! Voto: Imitazione locale.

Laura Groggia – Per sempre: a me sembra una di quelle cose alla Mannoia, quelle noiosissime che devi dire che è elegante e che ti emoziona, ed è una di quelle canzone che ti mettono agli aperitivi perché loro non capiscono che questa roba è deprimente. Sì, la bella voce, sì il sudamericano e sì il Jazz ma non me ne frega un cazzo, ‘sta roba è quella orribile commistione di allegria e tristezza che porca troia sembra Masini che canta Happy Birthday. Voto: Fora da ‘i ball!

Layla – L’amore inutile: questa ha arrangiato il brano non come un madrigale del ‘400. E siamo a Sanremo. Prendetela. Voto: cantante del ‘900 nel Medioevo.

Linda D – Anima Rotta: ballatona pianistica, e lei che soffre come neanche Emma Marrone. TENETEVELA! Voto: “KILL IT WITH FIRE!”.

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Ho capito, dopo vari tentativi, che se incendio la benzina agricola prima di berla il dolore è così forte che penso di potercela fare anche ad arrivare alla fine di questo straziante elenco. Meglio farsi il bidet con il vetriolo, che questa robaccia!

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Management del dolore post-operatorio – L’omino triste: Rino Gaetano e Vasco Brondi. Poteva andare peggio. Voto: questo passa il convento.

Marco Fontana – Evaporo: mio dio santissimo, se tu esistessi dovresti essere proprio sadico a generare questa robaccia sonora. La noia fatta musica, meglio i Negramaro. Voto: gonorrea auricolare.

Margherita Vicario – Nota Bene: direttamente dallo zecchino d’oro… Ma per favore, cos’è questa robaccia hipster nostalgica? Vi dico solo questo, del testo: “le caccole negli occhi quando dormo!” Voto: rifatela Death Metal, vi prego!

Matteo Valicelli – Mai e per sempre: Ligabue e Cremonini, che verrebbe fuori? Questo? Perversi frutti della fantasia che diventano realtà. Voto: olio bollente sulle palle!

Mimì De Maio – Non ascoltare uno come me: il primo commento sul sito Rai dice “Sembra un Alex britti fatto male…”. Voto: incubo Reggae-Britti.

Monro’ – Chiara: eh, questa forse rende sentita tutta. Così è la storia una noiosa storia di una ragazza. Eh, lo zeitgeist. Eh, il precariato, la guerra è brutta. Worst testo of the year? Voto: facciamo commuovere i cinquantenni.

Naif Herin – 30 Anni: canzone sul precariato, triste e pensosa, sospirata. Una fottutissima ballata di pianoforte e quelle trovate patetiche a non finire. “Figli della televisione”, “l’Italia del pallone”… Per favore voglio vomitare. Voto: Ipecac sonoro.

Nicco Verrienti – Dimenticami molto lentamente: inizia e ti senti trasportato nel ’53. Voto: giovane fossile.

Nime – L’abisso: sembra un b-side dei Finley. Voto: il cimitero della bellezza.

Nuovalchimia – Essenza: mai ascoltato il Rock anni ’90? Ve lo siete perso? Recuperatelo allora! Voto: gli Smashing Pumpkins glassati alle feci.

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Ormai la sofferenza è acuta, anche perché ho finito le torture possibili e sto iniziando a pensare di mollare, ogni nuovo minuto di ascolto è gradevole come una Ferrara che ti saltella sul mignolino. Con i tacchi a spillo.

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Ottavio De Stefano – Quello che sarai: simpatico come la varicella negli occhi. Voto: fuoco di Sant’Antonio nelle orecchie.

Paola Donzella – Grand Hotel: “…and the scaifooooooolllll”. Ma lì c’era Adele, qua invece c’è Paola Donzella. Voto: retrosterco.

Paolo Simoni – Le parole: una canzone sulle parole. Che vi devo dire? Voto: petardo nell’orecchio. SELEZIONATO PER SANREMO 2013 (MALEDIZIONE!)

Parisse – Fra poco è già domenica: canzone triste da anni ’90, ma perchè? Voto: meglio una gita da soli con Charles Manson.

Plug – La musica peggiora: un po’ di Rap, tantissima chitarra acustica. Tipo J-Ax acustico. Voto: smegma di elefante.

Power Francers – Salta: David Guetta a Sanremo, più o meno. Tamarrissimi. Voto: Fate ballare le mummie!

Rod – Sono Negro: una canzoncina sbarazzina, canticchiabile ed impegnata socialmente. Che volete di più? Sembra paurosamente Caparezza + Cristicchi. Voto: frullato di sputi.

Serena Spillo – Baciami: eh il Jazz, è l’eleganza, è la vera musica… NO, la vera vecchiaia. Voto: conati dell’anima.

Silvia Anglani – Doppiosogno: vero titolo? Doppiosonno. Voto: ispeazione dell’uretra con un trapano.

Simone Perrone – Scuro: direttamente dal Mesozoico! Voto: Renga, ma più vecchio ancora.

The Wonkies – Ricordati che devi morire: direttamente dal 1972. Era meglio all’epoca, perché nessuno di loro era nato. Voto: supplizio genitale.

Tommaso Di Giulio – Per fortuna dormo poco: canzoncina da media classifica, e mi sa che là la troveremo nelle prossime settimane. Voto: un peto innocente.

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Quindi alla fine a Sanremo sentiremo Andrea Nardinocchi, Antonio Maggio, Blastema, Ilaria Proceddu (ajò!), Il Cile, Irene Ghiotto (da dove salta fuori lei? mah! la pigrizia mi impedisce di informarmi!), Paolo Simoni ed un tale Renzo Rubino (la pigrizia mi fa scrivere idem come sopra).

Ecco, ora avete un’idea non solo di 6 su 8 dei concorrenti giovani, ma persino e finanche di tutti gli altri che non sono passati e che probabilmente intaseranno le radio nelle prossime settimane.

Qualcuno di voi invece di approfittare del mio masochismo ha ascoltato questa robaccia? Che ne pensate? Non che me ne importi molto, io scrivo solo per sfogare la mia frustrazione, però fa figo fare il blog che è moderno e comunica con il suo pubblico.

Preparatevi, che il supplizio è appena iniziato!

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Un commento

  1. Che dire di questi giovani? Meno male che c’è la crescita zero.
    Solo i nomi inducono alla depressione nera.
    L’ha detto pure Morricone: è impossibile criticare le canzoni di Sanremo perché è impossibile criticare il nulla.

    Mi piace

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

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