Squarepusher – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Squarepusher

Il gallese Thomas Jenkinson è meglio conosciuto come Squarepusher. Con tale nome ha contrassegnato alcuni dei lavori più interessanti in quel territorio musicale che sta fra Jazz e Drum’n’Bass. Squarepusher ha contribuito a collegare e far comunicare due mondi musicali differenti, trasformando la Drum’n’Bass in qualcosa di estremamente raffinato ed acrobatico, vicina nel feeling alla musica Fusion più acrobatica.

Feed Me Weird Things (1996) mostra già, in nuce, le peculiarità della sua musica. Il Funk/Jazz iniettato di Breakbeat di Squarepusher Theme è il primo gioiello della carriera, ed introduce quel virtuosismo nel creare ritmi policromatici e frenetici che diventerà uno dei suoi cavalli da battaglia. La più intricata Dimotane Co, con intrecci ritmici complessi, è il secondo momento cardine, ed è l’antipasto di quel che verrà in futuro.

Il momento maggiore è Theme from Ernest Borgnine (8 min.), dove si unisce sensibilità Jazz, atmosfera soffusa ai limiti dell’Ambient, complessità ritmica: è una musica al contempo complessa e ritmicamente travolgente, che quasi disorienta per la supersonica velocità e per la sua forma mutante. Kodack è quasi la gemella diversa di Theme From Ernest Borgnine: più Jazz, e con qualche tocco di banalità di troppo che la rendono a tratti simile ad una musica da sale d’attesa dentistiche, ma comunque non priva di fascino.

Altro momento da ricordare è U.F.O.’s Over Leytonstone, un Trip Hop spettrale e sci-fi, un incubo desolante.

The Swifty e Smedley’s Melody mostrano quanto Squarepusher non sia semplicemente un altro musicista Drum’n’Bass: il Jazz è alla base di questo sound, e trionfa nell’uso del basso elettrico che è ben distante dai territori più tipicamente elettronici. Certo, spesso si tratta di poco più di un tributo di maniera.

Tundra è vicina ad Ambient ed IDM, poi si fa conquistare da vortici ritmici Jungle. North Circular fa diventare il ritmo assoluto protagonista, forse peccando di monotonia.

Feed Me Weird Things non è un album inattaccabile: i frangenti Jazz sono a tratti banali ed alcuni dei brani più brevi sono poco più che bozzetti poco sviluppati. Tuttavia, questo esordio ha il merito di fondere un fluido e spettacolare Jazz con il mondo Drum’n’Bass, puntando su linee di basso frenetiche e pirotecniche, e facendo leva su complesse strutture ritmiche, frenetiche e disorientanti.

Hard Normal Daddy (1997) è, per molti versi, il perfezionamento di Feed Me Weird Things. I profumi Fusion sono ovunque, e quelli che erano tributi sono ora diventate vere e proprie composizioni compiute, che realizzano la fusione fra Jazz e Drum’n’Bass già accennata nell’esordio. Per completezza, c’è anche da dire che in quest’album esordiscono anche i campionamenti della folla, che donano ai brani una stravagante atmosfera da concerto. Sembra che Squarepusher abbia ricreato in vitro una band di virtuosi del Jazz, che si esibiscono nelle più spericolate fantasie. L’album ha anche il pregio di regalare melodie elaborate e accattivanti, ben più sviluppate di quelle dell’esordio.

L’opener è già un classico: Coopers World è una jam con una melodia dolce e sognante, avvolgente e fiabesca, supportata da un intreccio ritmico acrobatico. Ancora più entusiasmante è Beep Street, notturna e umbratile, capace di librarsi leggiadra e evocativa nella melodia, fluida e inarrestabile nei ritmi. Quello di Squarepusher è un sogno di Jazz, Funk e Fusion sci-fi, che ha un importante centro emotivo e non solo un complesso apparato ritmico.

Un esercizio di “possibilità” ritmiche come Rustic Raver, un trascurabile filler (Anirog D9), e Chin Hippy esplode in sample supersonici montati con folle frenesia. Ma è solo un diversivo, Papalon (8 min.) torna all’eleganza, fino a riceheggiare le complesse partiture del Prog-Rock. Sembra che la band Prog/Fusion dei sogni stia esercitandosi nelle più ardite fantasie; in questa dimensione, la musica di Squarepusher ha un carattere onirico/fantastico, è come la concretizzazione di un sogno musicale. L’apoteosi del sovrumano, del fantastico, quantomeno in termini di impossibilità di essere replicato da una band in carne ed ossa, è probabilmente Male Pill Part 13 (quasi 9 min.), piena di epilessi ritmiche incorreggibili.

Un gioiello di Elettro-Funk acrobatico (E8 Boogie), e Squarepusher può aprire un altro fronte: più aggressività e spunti più moderni, legati all’Hip-Hop, portano a Fat Controller.

Rat/P’s and Q’s e la superflua Rebus chiudono un album di grande caratura, che unisce la tradizione Fusion e Drum’n’Bass in quel mix che spesso viene etichettato come Drill’n’Bass e che è caratterizzato da un suono molto articolato, che rievoca i virtuosismi del Prog-Rock e le elaborate partiture della IDM. Quale che sia l’etichetta che volete utilizzare, Hard Normal Daddy è un album che merita di essere annoverato fra le pietre miliari della Musica degli anni Novanta.

Music Is Rotted One Note (1998) prosegue le idee di Hard Normal Daddy, ma da un altro punto di vista. Squarepusher rinuncia a sequencer e sampling, donando all’album un feeling più vicino all’estetica live e classicamente Fusion. Per certi versi è più ostico di Hard Normal Daddy, nel senso che si allontana dalla comune idea di composizione musicale degli anni Novanta. Al contempo, è un album più di retroguardia: Don’t Go Plastic, Dust Switch, My Sound e Theme From Vertical Hold sono composizioni che guardano più ai classici Jazz che al futuro. Altri momenti, come Curve 1, Parallelogram Bin, Ruin, Step 1, Last Ap Roach e Drunken Style, sono pretestuose ed astratte sperimentazioni dai richiami Ambient e Noise.

Circular Flexing (batteria da virtuoso e lamenti Ambient spettrali), Ill Descent (un bozzetto breve ma intenso di frenetici squittii di synth) ed il dadaismo di Shin Triad sono quel poco di originale che l’album concede, ed è troppo poco a fronte dei momenti trascurabili.

La pazienza è la principale dote di cui si ha bisogno per ascoltare Selection Sixteen (1999), che è una sorta di enorme esperimento dove Squarepusher ci cimenta vari stili. L’IDM in versione Drum’n’Bass è proposta in Square Rave, ma fa più colpo Dedicated Loop, che ha il solito appeal “intellettuale” ma indovina una melodia minimale più accattivante, pur se comunque non granché ricordevole. Tomorrow World prova una Drum’n’Bass atmosferica dagli spunti Jazz, Schizm Track #1 un Elettro-Funk rumoroso e minimale, Snake Pass una Techno che si rivela scialba; le composizioni brevi o brevissime sembrano idee incompiute, degne di rimanere nel cassetto.

Selection Sixteen segna il più punto più basso (finora) della carriera di Squarepusher.

Go Plastic (2001) inverte finalmente la rotta che stava portando Squarepusher a diventare un nome da evitare. My Red Hot Car è un motivetto Pop che viene smontato e riassemblato con furia omicida, e vive proprio dell’alternarsi del sereno impianto melodico con gli intricati pattern ritmici; un’ottimo modo di aprire l’album.

L’ispirazione principale non è più il Jazz e la Fusion più fluide, ma il collage incoerente di un Breakbeat supersonico, come ben mostrano Boneville Occident o Go! Spastic, quest’ultima derivata da una sorta di parata di ritmi e stili di Hip-Hop. Greenways Trajectory (7 min.) è il punto estremo di questa sperimentazione sui ritmi più aggressivi: per qualche decina di secondi diventa puro rumore, e sembra che il Grindcore e lo Speedcore siano diventati protagonisti. My Fucking Sound è probabilmente il momento migliore su questo fronte: azzarda incursioni Ambient, richiami Industrial, ritmi mutanti, suoni 8-bit ed eccessi da Breakbeat assassino.

I Wish You Could Talk, malinconica ed atmosferica nell’arrangiamento orchestrale quanto frenetica nel ritmo, è uno dei brani meno sperimentali ma anche uno dei più coesi, uno dei pochi che si sviluppa senza sembrare un ammucchiamento di idee e variazioni.

Per quanto Go Plastic risulti una chiara inversione di rotta, non ha per niente la statura di Hard Normal Daddy. L’album è meno dispersivo, contiene meno bozzetti brevi, ha una durata che non arriva a 50 minuti ed è stilisticamente più coeso, tanto da far intravedere un disegno compositivo comune dietro a queste composizioni. Quel che mancano sono brani memorabili. My Red Hot Car, My Fucking Sound e volendo anche I Wish You Could Talk, ovvero i brani da ricordare, non possono rivaleggiare con i capolavori di Hard Normal Daddy.

Do You Know Squarepusher (2002) contiene almeno due momenti da ricordare: la title-track è un sognante ballo robotico destrutturato, uno dei momenti migliori dell’intera carriera, un sorta di versione Drill’n’Bass dei Daft Punk di Discovery, quelli più Pop; Mutilation Colony (11 min.) è un funebre cerimoniale Ambient dove il ritmo appare solo come richiamo o ricordo, e protagonisti sono l’eco, il riverbero, la suspense. Kill Robok completa i brani maggiori con un Glitch’n’Bass supersonico, non eccezionale ma curioso. Peccato che buona parte dell’album siano superflue registrazioni live, contornate da una cover di Love Will Tear Us Apart eterea dei Joy Division, un’altra curiosità. Poteva essere un buon EP, ed è diventato un full-length raffazonato.

Ultravisitor (2004) contiene nuovi brani da ricordare, ma serve pazienza per cercarli. Almeno la title-track (8 min. e mezzo di fantasie melodiche su strati ritmici frenetici) è degna dei suoi classici; segue Tetra-Sync (9 min. e mezzo), che ricorda i fasti di Hard Normal daddy.

Certo Iambic 9 Poetry, pur sognante, non ha nulla della complessità degli esordi, ma conserva un gusto poetico emozionante.

Un esperimento di Trip-Hop da incubo (50 Cycles) ed un tornado di suoni meccanici sparati a 400 bpm (Steinbolt) non bastano a sostenere un album oltremodo prolisso, che sfiora gli ottanta minuti riempendo le orecchie con esperimenti ai limiti del naif, fuori fuoco ed appartenenti ad un’estetica della scoperta delle possibilità sonore che appartiene agli anni ’60 o ’70. Da dimenticare, poi, una ninna-nanna come Circlewave, che è una sua sbiadita versione del Post-Rock.

Hello Everything (2006) è più orecchiabile ed immediato, nonché decisamente più incline ad addolcire gli spigoli abbondantemente presenti negli album precedenti. Planetarium, un brano da ricordare, ripesca dal passato il mix di melodie supersoniche, Funk futuristico e ritmi frenetici. Non dispiace neanche Rotate Electrolyte (quasi 8 min.), altra fantasia sci-fi, ma c’è poco altro nel resto dell’album che meriti l’Olimpo dei suoi classici.

Poteva riuscire Plotinus, ma indugia troppo all’inizio, prima di diventare uno scintillante balletto androide. Il retro-futurismo à la Kraftwerk di Welcome To Europe è giusto un tributo.

Giusto nel finale, con Orient Orange (11 min.), si riapproda in territori Ambient/Industrial, e si chiude in positivo, fra mari di piatti che riecheggiano e laghi di note e battiti lontanissimi, verso un mondo avvolto nella nebbia e nel mistero.

Just a Souvenir (2008) è praticamente il suo album più Pop, nel senso che è la cosa più vicina al ballabile Pop che si potesse immaginare dall’autore di brani sperimentali che Squarepusher ha saputo essere nel corso della lunga carriera. Non è un sell-out, semplicemente un avvicinamento ad un mondo di musica più lineare, ma comunque segnata dalla sua tipica creatività.

I Kraftwerk, in salsa Post-Punk ed Elettro-Funk, ritornano in A Real Woman, che è una stravaganza orecchiabile ai limiti dell’assurdo.

Tendenze Rock (Delta-V, Planet Gear, Tensor In Green) lo avvicinano agli Add N To X ed allo Psych-Rock, a seconda dei momenti. Al Prog-Rock si rifà invece The Glass Road, tour de force compositivo.

Cosa rimane in fondo? Poco e nulla da ricordare, e la noia di numerosi filler sotto i due minuti.

Solo Electric Bass 1 (2009) vince probabilmente il premio come album più pretestuoso dell’anno. Una sfilata di assoli di basso, anche virtuosi, che si ricollega alla Free Improvisation e, contemporaneamente, alle truffe musicali.

Ufabulum (2012) indovina altri numeri interessanti: le vertigini orchestrali di 4001, la fantasia melodica di Energy Wizard, il puzzle di The Metallurgist, l’assalto Noise/Funk di 303 Scopem Hard, l’intricato vortice di melodia e ritmo di Ecstatic Shock. Non faranno forse la Storia come altri brani del passato, e forse non solo futuristici come un tempo, ma sono i frutti di un artista che riesce ancora a non sembrare un dinosauro in un ambito musicale dove l’evoluzione è stata fortissima fra gli anni Zero e Dieci.

In alcuni casi si salta sul carro Dubstep (Unreal Square, Dark Steering), dove Squarepusher non eccelle ma si difende bene.

Nel complesso, Ufabulum è un album dignitoso, pur se non eccezionale.

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Voti:

Feed Me Weird Things – 7
Hard Normal Daddy – 8
Music Is Rotted One Note – 5
Selection Sixteen – 4
Go Plastic – 6,5
Do You Know Squarepusher – 5
Ultravisitor – 5,5
Hello Everything – 6
Just a Souvenir – 5
Solo Electric Bass 1 – 3,5
Ufabulum – 6

Le migliori canzoni di Squarepusher

 

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