Amon Tobin – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Amon Tobin

Amon Adonai Santos de Araujo Tobin, braziliano, preferisce farsi chiamare semplicemente Amon Tobin quando veste i panni di uno dei musicisti più eclettici degli anni ’90.

Il suo esordio come Amon Tobin, dopo un album come Cujo, è il peculiare Bricolage (1997). La fusione di Jazz, Hip-Hop e Drum’n’Bass è creativa e onnivora: il lavoro è un’imponente puzzle di campionamenti e manipolazioni spesso subdole, in un’ottica post-moderna dove le nuove tecniche di produzione sfruttano frammenti di uno stile retrò. Per alcuni aspetti, Bricolage è il gemello di Entroducing… di Dj Shadow, pubblicato pochi mesi prima. Simile è la sopraffina arte del campionamento, della creazione di atmosfere da sovrapposizioni di strati e strati sonori, ma una differenza è sostanziale, ed è stilistica: Dj Shadow affonda le proprie radici in un mondo Hip-Hop, statunitense e legato principalmente alla cultura nordamericana; Amon Tobin, invece, pur facendo ampio uso del Jazz, effettua grandi esplorazioni dei territori Drum’n’Bass, anche i più frenetici e convulsi, oltre a far intravedere in alcune composizioni le sue origini brasiliane.

Il soffuso Nu Jazz di Stoney Street è solo l’inizio del viaggio. Easy Muffin, uno dei capolavori dell’opera, trasforma in un Hip-Hop onirico un Jazz fumoso, rendendolo impalpabile e onirico. Questa trasformazione sonora è un po’ la base di tutta l’opera: Jazz, Hip-Hop, Trip Hop e Drum’n’Bass confluiscono in una musica di sintesi che è costruita certosinamente utilizzando massicciamente sample disparatissimi.

Creatures è un vorticoso Jazz iniettato di vortici ritmici Drum’n’Bass, mentre il suono viene piegato e trasformato fino a diventare futuristico ed alieno.

Chomp Samba unisce Drum’n’Bass supersonica e Samba in una fusione dagli spunti “esotici”: è il secondo capolavoro dell’opera. Defocus è un virtuosismo di deformazione sonora, e mostra come il sound Jazz possa trasformarsi in una sorta di sinfonia robotica, a passo Hip-Hop.

One Day In My Garden si sviluppa in modo stravagante: si apre come una danza brasiliana cristallina e serena, si adombra al centro e solo nel finale ritorna alla luce ed alla calma iniziale.

Se l’opera ha un limite, sta nella sua durata eccessiva: 77 minuti, non tutti essenziali. Alcuni momenti, come One Small Step e Mission, non aggiungono molto all’opera e ne allungano solo la durata. Non basta questo limite, comunque, a trasformare un album eccezionale in uno mediocre: Bricolage è una delle avventure sonore sample-based più affascinanti degli anni ’90, ed ha dalla sua parte una creatività ed una peculiarità rare.

Permutation (1998) prosegue nel medesimo territorio di Bricolage. C’è l’occasione di lasciarsi affascinare dal drumming acrobatico di Bridge ma la vera novità dell’album risiede in un sound più fisico e aggressivo: la potenza della Jungle in Reanimator ed il ritmo possente di Sordid sono chiari sintomi di questo avvicinamento ad una più comune musica Jungle e Breakbeat. Certo, Amon Tobin è sempre l’eclettico artista di Bricolage, e lo mostra bene la splendida Nightlife, che unisce musiche di pace e tranquillità con ritmi frenetici e droni sci-fi. La conclusiva Nova ritorva le radici brasiliane, unendo al Nu Jazz. Permutation non ha l’effetto-novità dell’esordio, e forse neanche quell’invenita, ma conserva la prolissità: 70 minuti in totale rimangono sovrabbondanti. Se si ha un po’ di pazienza, però, il viaggio è sempre intrigante.

Amon Tobin ritorna con Supermodified (2000). I collage sono sempre fantasmagorici, opere barocche di ornamenti sonori che giungono a nuovi livelli di complessità (si senta per esempio Deo e Precursor). Slowly, uno dei momenti più emotivi, è poetica dell’abbandono, un Jazz soffuso ed impalpabile. L’assalto è caotico in Golfer Versus Boxer, il massiccio corpus distorto di Rhino Jockey e soprattutto l’assalto ritmico di Four Ton Mantis sono altri momenti ricordevoli di un terzo album che, purtroppo, aggiunge poco a quanto già detto dalle due opere precedenti.

Out From Out Where (2002) risolleva le sorti della sua musica, ritrovando la creatività ed affiancandola alla solita impressionante abilità nel “bricolage” sonoro. L’album è più futuristico, contrapponendosi allo stile retrò del passato, ed è decisamente più “etnico”, più che semplicemente brasiliano. Estremamente ampio anche lo spettro stilistico: IDM, Big Beat, Drum’n’Bass, Dub, Jungle, Rock, Jazz e Classica confluiscono nell’amalgama vertiginoso che Tobin modella brano dopo brano.

Composizioni complesse come Chronic Tronic (magma sonoro in continua mutazione, che richiama gli Autechre più Glitch) o Searchers (fiati, dorni minacciosi, archi, scintillanti campanelli) sono ottimi esempi della sua musica onnivora e mutante. Cosmo Retro Intro Outro è futuristica, fantascientifica ed etnica allo stesso tempo, il tutto sfruttando i frenetici ritmi Jungle. Un altro vertice è l’incredibile tempesta ritmica di Triple Science, che porta gli Autechre al fianco di Alec Empire.
Amon Tobin è diventato anche un raffinatissimo musicista etnico, come mostra il capolavoro El Wraith: allucinazioni giapponesi e tibetane, calate in un disastroso panorama ritmico, con un sognante sfondo orchestrale. I Vampire Rodents, e pochi altri, possono vantare uno spettro stilistico così ampio nei loro brani. Di grandissima caratura anche Proper Hoodidge, Dub robotica per disturbi Glitch, il tutto mentre sullo sfondo un cerimoniale oscuro si sta compiendo.

L’opera si chiude con la commovente Mighty Micro People (tromba lontanissima, pianoforte malinconico), elegia funebre di un’altro pianeta.

Out From Out Where è un album affascinante, pienissimo di dettagli. Rispetto al passato, è un’evoluzione sostanziale: spunti etnici, suono futuristico, elementi IDM e Glitch conferiscono alle composizioni nuova linfa vitale ed iniettano l’opera di innovatività. Out From Out Where è l’unica opera di Tobin che può paragonaris per caratura all’esordio: due opere diverse, dallo stesso grande musicista; due modi diversi e peculiari di concepire la composizione, nell’era dei sample e dei computer.

Chaos Theory (2005) è una colonna sonora di un videogioco e permette a Tobin di sperimentare uno stile compositivo più atmosferico senza rinunciare a momenti estremamente rocamboleschi (l’opener The Lighthouse e la closer The Clean Up). Gli echi noir di Theme From Battery ed El Cargo (con un coro funebre) regalano i momenti più ricordevoli, mentre il resto troppo spesso ripete trucchi spettcaolari, am un po’ risaputi.

The Foley Room (2007) cambia nuovamente stile: musica “suonata”, più che collage di sample, e soprattutto puzzle di suoni “concreti”. Giunto ormai al massimo virtuosismo della musica sample-based, Tobin cerca una strada differente per proporre nuove composizioni. La splendida Bloodstone (lenta e sofferente, solenne e liturgica) usa i vortici ritmici Jungle a scopi drammatici, tutt’altro che orientati al “ballo”: è un grande esempio di decontestualizzazione. Kitchen Sink è concrete music per ogcciolii, campanellini e sincopi Jazz.

Nuovi spunti etnici (Keep Your Distance) ed almeno un altro momento di eclettica sintesi stilistica (Always: ritmi possenti, melodie delicate, voci soavi, archi da soundtrack di un James Bond) sono capaci di trasformare l’album nell’ennesima, appagante esperienza sonora propiosta da Tobin.

Funziona meno la semi-Techno di Esther’s, ed in genere molte cose ripercorrono sentieri già battuti. Tobin ha classe da vendere, questo è indubbio. Quel che manca in The Foley Room è qualche idea geniale.

ISAM (Invented Sounds Applied to Music, 2011) è un’opera di un virtuoso del collage. Si tratta di uno dei più incredibili compendi su tutte le possibilità del collage sonoro, un’enciclopedia di esperimenti di “bricolage” sonoro. Tobin ha destrutturato le composizioni, le ha frammentate: tornano agli atomi, ricompone la materia musicale come una divinità che riorganizza un mondo. Si tratta di un esercizio di “montaggio” virtuosistico: si senta Surge, fra le tante altre. Wooden Toy è fra l’onirico e lo spettrale. Mass & Spring è una Dubstep polverizzata. Nightswim è Ambient celestiale con echi Glitch.

ISAM esplora l’universo sonoro, in un modo intricato e complesso, ma estremamente affascinante. Forse è un esercizio di stile, ma è l’esercizio di stile di un compositore d’avanguardia.

L’intero album trova massimo compimento se esperito nella dimensione Live, dove è affiancato all’arte visiva di Tessa Farmer.

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Voti:

Bricolage – 8
Permutation – 7
Supermodified – 6
Out From Out Where – 8
Chaos Theory – 5,5
The Foley Room – 6
ISAM – 7

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