Trentemøller – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Trentemoller

Anders Trentemøller è un musicista danese che propone una versione minimale ma non ostica, elegante e fluida della musica Elettronica da ballo. Spunti Glitch, momenti Ambient, richiami Post-Rock. Musica tranquilla, sussurrata, che tende a diventare una perfetta colonna sonora, più che una protagonista.

L’esordio The Last Resort (2006) propone una IDM variegata ed atmosferica che bilancia ricerca timbrica e ritmi immediati (Vamp). Quando si avventura in paesaggi deserti e splendidi come in Evil Dub, Trentemøller scopre una poetica del ballabile fatta di riflessi e tenui psichedelie. Non rimane che un riflesso degli assordanti synth Techno in Always Something Better, che piuttosto sposa un’estetica fra i sinfonie robotiche, una colonna sonora di un film fantasy e qualcosa delle bave di chitarre e delle distorsioni del Post-Rock; soprattutto, queste anime si alternano nei sei minuti del brano con naturalezza.

Una poesia sonora come While the Cold Winter Waiting è un gioiello che non ha nulla a che fare con le discoteche, ma piuttosto riparte dagli affreschi malinconici dei Telefon Tel Aviv, sfruttando qualche spunto Rock. Notevole anche Like Two Strangers, cinematica e visionaria avventura fra pianoforte e spunti da Post-Rock intimista.

Trentemøller punta ancora più in alto con The Very Last Resort (9 min): la ballata Folk è filtrata da riflessi psichedelici, manomissioni Glitch, rivoli ed echi di chitarre Post-Rock. Musica per chiudere gli occhi e viaggiare altrove, in mondi immaginari. Pur disorientante, è una musica che possiede una sua luce, pur misteriosa.

Proprio un’atmosfera che rievoca paesaggi invernali gelidi e di allucinata bellezza è protagonista di Snowflake, una Dub sussurrata, che quasi accidentalmente diventa un balletto robotico.

La parte finale perde qualche colpo puntando di più su un’estetica Minimal tradizionale (Chamaleon, Into The Trees), ma Moan ritrova un po’ l’atmosfera e Miss You chiude con una dolcissima e malinconia melodia che traspone la sonata di pianoforte nell’era degli smartphone.

Into the Great Wide Yonder (2010) è un’opera creativa dove il confine fra Elettronica, Post-Rock, Ambient e richiami cinematografici è labile. The Mash and the Fury (7 min.) è una stravagante fusione fra stratificazioni imponenti, marcette militari, chitarre da film western, vertigini ai limiti del cacofonico: crescendo Post-Rock, sommersi ritmi Minimal, borbottii elettronici, scintillanti chitarre costruiscono un amalgama per cui nel 2010 non esiste un nome.

La languida Sycamore Feeling, il singolo principale, non stupisce granché. Meglio Past the Beginning of the End, di nuovo western e Post-Rock elettronico. La voce di Josephine Philip adorna l’abisso di depressione di …Even Though You’re With Another Girl, straziante Elettro-ballata amorosa di grande effetto, maledetta e noir. Il tributo agli Add N To X di Silver Surfer, Ghost Rider Go!!! stona con l’atmosfera ma è comunque curioso. Tide, otto minuti in chiusura, è un viaggio etereo, onirico, impalpabile che lentamente prende un respiro barocco d’altri tempi, fra Dream-Pop e vintage.

Into the Great Wide Yonder è un album che si avvicina ai territori della musica “suonata”, seguendo dinamiche più vicine al Rock che all’Elettronica. Si dimostra più cupo dell’esordio e tenta alcune strade che male si inseriscono in un quadro unico, indebolendo in parte l’opera, comunque capace di momenti creativi.

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Voti:

The Last Resort – 7,5
Into the Great Wide Yonder – 6,5

Le migliori canzoni di Trentemoller

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