Distance – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Greg Sanders si cela sotto il nome Distance quando veste i panni di un produttore e DJ inglese di una Dubstep che riesce a trovare un ottimo equilibrio fra atmosfera e semplicità. Imperniato su ritmi piuttosto lineari, ma certosinamente curati in ogni dettaglio, le sue composizioni sono più un’evoluzione del Trip Hop che una rielaborazione della Drum’n’Bass. Non c’è frenesia, ci sono poche fratture ritmiche, e non manca un clima irreale, denso di suggestioni notturne.

L’esordio My Demons (2007) è uno degli album fondamentali della prima Dubstep, quando ancora in fenomeno musicale inglese era relegato all’underground. Il modello è già impostato nei primi brani dell’album, come la title-track, ed anche quando interviene la voce, onirica e poco umana, in Weigh Down e nlla splendidamente inquietante Tuning, l’enfasi rimane comunque sul fluire circolare del ritmo e sull’atmosfera: niente bass drop esplosivi, niente hook orecchiabili. Ricordi di Techno affiorano in Traffic, mentre contemporaneamente le distorsioni ruvide si avvicinano all’estetica Brostep. Se si è disposti ad intraprendere il viaggio, la risacca ritmica di Mistral è ipnotica e accattivante, anche grazie a percussioni etniche di contorno. Brani come Cella sembrano ricollegarsi ai Tortoise, più che a Burial. Alcuni brani, come Fractured, sembrano scheletri di brani Trip-Hop. Confined rivela una vicinanza alle ritmiche intricate ed ossessionanti dei Meshuggah e contrasta con la conclusiva Delight, ectoplasmatico ed affascinante finale, degna chiusura di un album che è poco spettacolare, per niente pirotecnico, ma vince sul fronte dell’atmosfera, della sua estetica quasi zen.

Repercussions (2008) segue l’esordio ed il suo stile. Il sound meccanico ed inquietante di Magnesium lascia spazio alle fascinazioni esotiche di Out Of Mind (con echi indiani), giungendo poi ad un vertice con Free Me: Funk per un futuro post-apocalittico. Nuove ossessioni meccaniche, à la Meshuggah, per Koncrete. Un sound rumoroso in Repercussions trasform ail rituale in una sorta di danza voodoo per robot. Il secondo vertice è Mirror Tell, incubo metropolitano asfissiante e claustrofobico, con fischi spettrali. La closer Skeleton Grin ha un DNA Metal, e chiude in grande stile. Repercussions si sposta verso un’estetica Metal, ripercorre le strade dell’esordio e amplia lo spettro stilistico. Un album intrigante, pur se non stupefacente; almeno tre brani sono da conservare in qualche playlist di fine anno.

.

.

.

Voti:

My Demons – 7
Repercussions – 6,5

Annunci

Un pensiero su “Distance – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...