Bratkilla – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Bratkilla è un produttore svedese, al secolo Marcus Lindström, che ha puntato molto sulla fusione fra un cupo e violento immaginario Metal e strutture Dubstep e Brostep.

L’esordio Deathstep (2011) è un monolite di violenza. Mid-tempo roboanti, synth distorti e chitarre sintetiche, campionamenti audio tetri, minacciosi o mostruosi a seconda dei casi. Le composizioni tendono spesso a superare i 7 minuti, e l’intera opera ne conta 16, per un totale di oltre 100 minuti. Un’ora e quaranta abbondante di violenza, la traspozione elettronica dell’impatto fisico e dell’immaginario lugubre del Death Metal. La tempesta di violenza di Singular Individuals, l’ossessione per la ripetizione del campione vocale della aggressiva Come Find Me, la mostruosa voce di God, l’incubo di distorsioni di Warzone, il panorama apocalittico che si intravede fra le esplosioni di The World sono variazioni su un tema ripetuto continuamente in tutta l’opera, che soffre di monotonia ed eccessiva prevedibilità, nonostante abbia un sound in qualche misura peculiare.

The Forbidden Notes LP (2012) sfrutta ritmi più elaborati ed arrangiamenti più ricercati, senza perdere molta aggressività e potenza. Manca molta dell’atmosfera tetra, in questo secondo album c’è violenza ma non l’immaginario cupo che permeava l’esordio. Invece del suono statico e monolitico di Deathstep, episodi come Omega sono iperdinamici, più sul canone della Brostep che dell’Industrial o del Death Metal. Lo spirito ballabile di momenti come la title-track e linee melodiche più pulite, come quelle di Garuda (con chiari richiami 8-bit, e filler di batteria Metal), segnano un avvicinamento ad una musica più “orecchiabile”, pur se incline ad eccessi di potenza. Il caos organizzato di Broken Soul, al contempo devastante ed adrenalinica, ma anche capace di qualche acuta linea melodica, funge un po’ da sintesi dell’album: per uscire dal vicolo cieco di un sound monotono, il secondo album rimischia le carte con più ballabilità, meno cupidigia, qualche ampliamento stilistico. Il risultato non stupisce praticamente mai, e la peculiarità del sound è stata sacrificata.

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Voti:

Deathstep – 5,5
The Forbidden Notes LP – 5

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