Arkasia – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Arkasia

Il progetto francese Arkasia è una delle pià intriganti variazioni del periodo Dubstep e Brostep. Fondendo l’impatto fisico della musica Rock, i ritmi elaborati dell’Elettronica derivata da Drum’n’Bass e 2-step ed arrangiando il tutto con un gusto sovente orchestrale, Arkasia è una sintesi intrigante di un sound al contempo fisico ed elaborato, che non diventa chiassoso scadendo nel banale e ritrito e non tenta vie più elaborate sfociando nel cervellotico. Arkasia è il risultato, almeno in parte, di un mondo musicale dove la differenza fra musica “suonata” e musica “programmata” è sempre più labile. Quando sul profilo Facebook Arkasia cita i Meshuggah e gli Animals As Leaders fra le influenze, accanto a più “prevedibili” nomi come Aphex Twin, si capisce che lo spettro d’influenza è molto ampio e non distingue fra universo Rock ed Elettronica.

L’esordio Evolution (2011) aggiunge a tutto questo una serie di messaggi di natura politica che aumentano l’originalità dell’opera e permettono ulteriori chiavi di lettura. Destiny si apre come una Brostep tutto sommato risaputa, ma poi una lunga pausa atmosferica e desolante ed un finale con archi a donare un appeal orchestrale innalzano la peculiarità del brano. Vale un discorso simile per Act Now: i primi tre minuti sono un assordante Brostep, ma la parte centrale richiama alle pause dei serpentoni Techno più sfiancanti, riscoprendo un’anima atmosferica, e sfoderando intricati pattern ritmici che richiamano più i Meshuggah che la Techno; il finale è una Brostep orchestrale, densa ed imponente.

New World Disorder cerca di unire atmosfera eterea e distorsioni Brostep, ronando il tutto con archi di grande effetto e spezzando la tensione con un malinconico break centrale ripreso poi anche nella coda. L’anima malinconia di Fall To The Republic è sommersa dalle distorsioni e dai synth, ma si avverte nei momenti di parziale quiete.

Se finora l’album si è mantenuto vicino ad una Brostep a tratti risaputa, che pure cerca di distinguersi con elementi caratterizzanti, The Awakening (con A Few Season Later) tenta una strada più coraggiosa: una malinconia pianistica, lunghi campionamenti vocali di un discorso a tema politico, un crescendo che lentamente porta ad una esplosione in un pianto/grido di matrice Emo.

Nella title-track non sono i monoliti di synth a stupire, ma l’afflato tragico. In Pandemonium si può ammirare come la Techno venga ricongiunta al Brostep, in ossimori fra violenza e fragilità, fra sogno e guerra. The Uprising Freedom torna alle tematiche politiche, ma è Hope(less) che ha l’onere di chiudere l’opera: lo fa con maestria, su un pianoforte spettrale, gravitando sempre attorno alla Brostep, ma sfruttando le esperienze che furono della Techno e della IDM, e concludendo con dei filler di batteria di stampo Metal.

Evolution non è un album eccezionale, questo è chiaro, ma è fantasioso ed intrigante. Gira attorno ad una Brostep un po’ formulaica, ma quel che c’è attorno a quei frammenti un po’ scontati di synth stratificati e ritmi possenti è un amalgama sonoro che riesce in sintesi affascinanti, soprattutto quando riunisce certo Metal all’Elettronica.

New Born (2012) si allontana proprio dalla Brostep più formulaica, sin dall’iniziale Know Your Enemies. Sembra che abbiano trasposto il Math Metal per l’era Dubstep, poi entra in campo un malinconico pianoforte: questa musica rimane fisica ed emotiva, al contempo.

Una idea simile viene sviluppata e perfezionata in Sadness, con Cat Martin: un canto flebile, un break da malinconia degna di un aspirante suicida, frammenti Drum’n’Bass e coda atmosferica contribuiscono all’originalità di questa piccola perla. La gemella eterozigota di Sadness è Don’t Speak, con Haley Gene: voce femminile che fluttua malinconica, ma questa volta imperversano orchestrazioni d’archi che donano al brano tensione emotiva.

24 Hours si sviluppa come un brano Post-Metal: un crescendo che esplode in tempeste epilettiche, ricordando ancora i Meshuggah, pur trasfigurati. Ancora più marcata la reminescenza Metal nell’intrigante title-track, che si apre quasi come un brano dei Cynic o magari come un esperimento Fusion particolarmente intenso, innestando poi una melodia nostalgica su esplosioni ritmiche ed una orchestrazione di matrice Post-Rock.

New Born è un passo avanti ad Evolution: rinuncia a qualche ovvietà Brostep e vira verso una peculiare commistione di elementi Rock, Metal, Drum’n’Bass e Dubstep. Il suono orchestrato, una delle caratteristiche del progetto Arkasia, è probabilmente alla base dell’etichetta Orchestral Dubstep, ma è solo un’altra etichetta per descrivere un sound che, pare, è ancora in evoluzione.

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Voti:

Evolution – 6,5
New Born – 7

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