Infected Mushroom – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni degli Infected Mushroom

Il duo israeliano Infected Mushroom è uno dei più celebri esempi di Trance, un tipo di musica Elettronica da ballo ipnotica e ripetitiva che deve il suo nome (forse) a Trancefer, un album di Klaus Schulze. Techno, Kraut Rock ed Ambient rientrano pienamente nelle ispirazioni musicali del genere. L’ideale ambiente della Trance è quello dei rave.

Gli Infected Mushroom affrontano la Trance con durezza ed eclettismo, a seconda dei momenti, riuscnedo nei casi migliori ad allargarne gli orizzonti fondendo “durezza” e fantasia.

The Gathering (1999) è un album aggressivo, ipnotico e allucinato, con brani che viaggiano attorno agli otto minuti. L’esplosiva Release Me, chitarra elettrica con i synth che si contorcono in modo quasi orrorifico, e le successive Return Of The Shadows e Blue Muppet (di nuovo chitarra distorta) sono i momenti più entusiasmanti di un album tutto sommato omogeneo, che alterna risapute cavalcate di cassa dritta a qualche trovata che amplia un po’ lo spettro stilistico.

Classical Mushroom (2000) è un album più maturo, che legge la Trance con più fantasia e personalità. Bust A Move (chitarra acustica, voci deformatissime, synth deformanti ed allucinogeni, melodie inquietanti) mostra l’evoluzione rispetto al recente passato: composizione più elaborata, variegata, eclettica, mutante.

Tornano le chitarre, unite ad un pianoforte spettrale, in None Of This Is Real mentre Disco Mushroom si ricollega ad atmosfere Disco, facendo perno su vertiginosi arpeggiatori multiformi.

Certo rimane il ritmo ipnotico ed ossessivo a farla da padrone nel labirinto di Dracul ed ancora di più nelle intense Nothing Come Easy (melodie orientali, voci eteree, aggressività da Big Beat), Mushi Mushi ed infine The Missed Symphony (10 min. e mezzo), il momento più alto dell’opera: l’apertura è classicheggiante, lo sviluppo è allucinogeno, ipnotico ed in continua evoluzione, che cuce sul manichino della Trance vestiti sempre diversi.

La differenza fra il monotono esordio e questo seguito è quella che c’è fra un altro album Trance ed un album di cui vale la pena scrivere qualcosa.

Converting Vegetarians (2003) è un album diviso in due parti. La prima, The Trance Side, è musica Trance standardizzata, senza molto di nuovo da aggiungere a quanto già ascoltato da loro e da altri in passato.

La seconda parte di Coverting Vegetarians, ovvero il disco The Other Side, è decisamente più eclettico e finanche spiazzante. Quando, per esempio alla fine di Selecta si sfocia nella musichetta da slapstick, è una sorpresa che difficilmente ci si aspetta in un album Trance. Ma anche la title-track (Hip-Hop, mid-tempo, marcato accento mediorientale) è stravagante, pur se non essenziale. Elation Station, con le sue accattivanti melodie ed i richiami Funk e Pop, mostra che la formazione ha un lato “soft” che vale la pena di esplorare.

Il momento maggiore è Avratz, 10 minuti e mezzo di viaggio compositivo che unisce delle strutture ritmiche Rock a laghi di synth atmosferici, sormontati da synth-bass rombanti.

I forti odori Glitch di Pletzurra, il Synth Pop androide e futuristico di I Wish, il ritmo in levare di Ballerium, la malinconia Glitch di Jeenge sono tutti momenti interessanti di un duo che cerca nuove strade, estranee a quelle già collaudate in anni di militanza fra i ravers.

Il finale del disco è affidato all’atmosferica sonata per pianoforte di Elevation, intrisa di umori elettronici.

Quel che è difficile di Coverting Vegetarians, è far coesistere un mediocre primo disco con un interessante e sperimentale secondo disco. Il primo è forse la cosa più dimentichevole della carriera, il secondo un gioiello che sa regalare ore di ascolti interessanti.

I’m The Supervisor (2004) abbandona finalmente la Trance più monocorde, e si concentra sull'”Other Side”. La title-track, che è un inno del ballo sfrenato, incastra fra synth distorti momenti di stampo Rock ed una esasperata voce Soul che stempera perfettamente la locomotiva Techno/Trance. Il Remix di Muse Breaks di J Viewz è un’altro momento di grazia: atmosfera mediorientale ed ipnosi Techno/Trance, estasi di droga e di fascinazione fantastica; esotico e meccanico; ancestrale e futuristico.

Che la band sia baciata dall’sipirazione lo ribadisce Meduzz: Techno, violini classici e chitarre Metal si fondono in una travolgente sintesi di tre mondi differenti. Atmosfera da thriller, come in alcuni brani dell’esordio, ed energia Big Beat.

Il sogno tecnologico, che è poi alla base di molta Elettronica, diventa il protagonista di Cities Of The Future. Si tratta, fra le altre cose, di un momento per focalizzare l’attenzione sulla varietà di usi della voce che il duo fa nell’album: robotica, filtratissima, naturale, urlata. Si tratta di un grande ampliamento stilistico rispetto agli album precedenti, ed è uno degli elementi che ridonano umanità alle cavalcate di cassa-dritta. Le varie declinazioni vocali, inoltre, sono uno dei centri gravitazionali della sperimentazione timbrica dell’opera.

Nella parte finale c’è tutto il tempo di riguardare al passato, con la comunque notevole Horus The Chorus (synth gelidi e spettrali, allucinazioni a non finire) e le meno peculiari Frog Machine e Bombat. La chiusura, affidata a Strechted, risolleva però l’ultima parte della tracklist: pianoforte, chitarre distortissime, canto da muezzin permettono al tessuto elettronico di mutare atmosfera e stile più volte, prima di chiudere l’opera.

I’m The Supervisor è il punto di arrivo di uno zoppicante processo di evoluzione verso un sound personale. In quest’opera il duo israeliano riesce finalmente a bilanciare lo spirito ballabile con composizioni articolate e fantasiose, capaci di allargare l’orizzonte stilistico a fascinazioni mediorientali, aggressività Heavy Metal, richiami Glitch, ornamenti classicheggianti. Il già discusso uso duttile della voce completa i punti di forza di un’opera che trova il proprio limite quando si limita a ripercorrere, pur con la forza dell’esperienza, strutture risentite.

Vicious Delicious (2007) cerca di fondere alla loro tradizione Trance elementi Metal (Becoming Insane, Heavyweight) ed Hip-Hop (Artillery), oltre che a ripercorrere sentieri già più volti battuti di Techno e Trance. I risultati sono curiosi, ma non clamorosi: variazioni stilistiche su un tema risaputo. Alcune tendenze verso un uso della voce piuttosto banale (Change The Formality) non fanno che attenuare ancora di più l’interesse per l’album.

Legend Of The Black Shawarma (2009) riparte da Vicious Delicious. Un Techno/Metal poco creativo come Poquito Mas preannuncia che uno dei temi portanti dell’album è quello di trovare un incontro fra estetica Trance/Techno e Metal, magari senza per forza dover arrivare ad imitare l’Industrial Metal. Smashing The Opponent, per esempio, sfrutta l’ugola di Jonathan Davis, membro dei Korn, per gettare un ponte fra i due mondi; il risultato è poco più che una curiosità, e vale più per l’intento che per lo scarso risultato. Herbert The Pervert trova equilibri più stimolanti, COSì COME pROJECT 100, ma dopo i Fear Factory questi tentativi sono poco più che esercizi da veterani della scena Elettronica in cerca di un futuro. Va meglio, comunque, di quando si torna a rifare Trance/Techno, come in Slowly (9 min.).

Sin dagli esordi, parte della carriera degli Infected Mushroom può essere letta come il tentativo di fondere l’estetica aggressiva e violenta dell’Heavy Metal e del Rock con lo spirito ballabile della Trance. Disseminate nelle varie opere troviamo chitarre elettriche più o meno distorte, soluzioni ritmiche tradizionalmente Rock, qualche urlo esasperato che appartiene all’immaginario Rock. I fiumi di arpeggiatori suspersonici sono, in qualche modo, il corrispettivo dei fulminei riff di chitarra del Metal.

Vicious Delicious e Legend Of The Black Shawarma hanno palesato sempre di più questo tentativo, che è diventato in qualche misura protagonista delle suddette opere.

Quando nel 2012 il duo torna con Army Of Mushrooms, la soluzione stilistica ricercata senza grande successo dagli Infected Mushroom è più accessibile che mai: si chiama Brostep. Leggendo con questo “filtro” la loro carriera, appare ovvia la tendenza dei nuovi brani ad infarcirsi di synth distorti e ritmi “pestati” come non mai. Se guardiamo agli ultimi album come ad una domanda, “Come fondere estetica Trance ed Heavy Metal?”, allora Never Mind e Nothing To Say sono ideali risposte. U R So Fucked, stupidina e violenta a seconda dei momenti, è in sostanza semplice “fun” aggiornato alle mode. Ed il discorso vale anche per quel che segue nella tracklist, con momenti più Trance (Nation Of Wussess) che aggiungono poco alla sostanza.

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Voti:

The Gathering – 5
Classical Mushroom – 6
Converting Vegetarians – 6
I’m The Supervisor – 7
Vicious Delicious – 5
Legend Of The Black Shawarma – 5,5
Army Of Mushrooms – 5

 

Le migliori canzoni degli Infected Mushroom

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