Disharmonic Orchestra – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

La Disharmonic Orchestra è una delle band più stravaganti del mondo del Death Metal e del Grindcore. La formazione austriaca propone una versione intricata ed eclettica di un sound brutale fra Death Metal e Grindcore, con qualcosa della difficoltà esecutiva del Prog-Metal più estremo.

L’album d’esordio è un monolite di granito come Expositionsprophylaxe (1990), capace di unire stravaganze, titoli incomprensibili e surreali ad uno stile compositivo che alternava eclettismo al più brutale e cacofonico Grindcore. Brani come Sick Dishonourableness, Successive Substitution, Onset of Serious Problems, Dehumanoid, Shredded Illusion e Inexorable Logic sono granitici assalti ai canali uditivi, brutali e ossessivi labirinti sonori. Lo strumentale Hypophysis mette meglio a nudo le doti tecniche della formazione, e la vicinanza al Tech-Death Metal. Il momento più ricordevole di questo delirio di violenza e complessità è probabilmente Disappeared with Hermaphrodite Choirs. Se si ha il coraggio di infangarsi con la brutalità di questa musica, si posso intravedere le strutture peculiari dei brani che fanno leva su mille trucchi del Metal estremo. Expositionsprophylaxe non è un capolavoro dimenticato, ma è una stravaganza che merita un posto nella discoteca degli ascoltatori più onnivori.

Not to Be Undimensional Conscious (1992) sposta la formazione verso un sound un po’ più umano. Un mixing migliore permette ai vari elementi di distinguersi nel magma bollente della ricetta sonora, sempre a base di Death Metal e Grindcore. Perishing Passion mette in primo piano il basso, propulsore di un ritmo terremotante; le variazioni in un assurdo Ska-Death Metal attorno a 2:30 sono fra le cose più stravaganti della Storia del Metal.

A Mental Sequence inietta groove in una formula Death Metal intrisa di richiami Jazz, ma ad impressionare ancora di più è Addicted Seas with Missing Pleasure: uno semi-strumentale fra ricordi Jazz, sfuriate Grind, geometrie labirintiche.

Per quanto sia chiaro che si tratti dell’ennesimo album di eccessi Death/Grind, al centro di The Return of the Living Beat la band ci mette un piccolo momento à la Run DMC. L’assalto ritmico di Groove è una sorta di Groove (ovviamente) Metal allevato a pane e Grindcore, con un uso delle chitarre che non è così assurdo chiamare Post-Metal. Il riff Doom di chitarra che apre Idiosyncrasy si fa presto conquistare da un tornado Death/Grind. Time Frame, con un’apertura da danza medioevale alquanto stravagante in un album di Metal così estremo, ci mette più di tre minuti a trovare un torbido passo da marcia funebre: è questa la loro ballata emotiva, il loro brano commovente.

Not to Be Undimensional Conscious supera l’esordio, concentrando in meno brani le idee ed allontanandosi dalle sfuriate più tipiche del Metal estremo, con traiettorie disorientanti ed originali. Album che rientra a pieno diritto fra le perle del Death/Grind più tecnico, è tanto sconosciuto quanto importante per sondare le profondità espressive di uno stile musicale che può andare ben oltre gli album che “fondarono” Death e Grind.

Pleasuredome (1993) è un po’ più umano nel canto (meno growl, più clean) ed è meno terribilmente violento (meno Death e soprattutto meno Grind); in compenso, guadagna in “epica” ed è pieno di stravaganti sperimentazioni fatte di composizioni intricate, passaggi quieti, ammiccamenti al Thrash Metal, al Rock, al Grunge e persino al Pop-Punk (l’eccentrica Where Can I Park My Horse, che rovina un l’atmosfera tragica).

Si tratta di un album ancora una volta ambizioso, che evolve dalla formula dei precedenti. Se I Hyperact apre con un labirintico Groove Metal, Recommended Suicide scopre un uso della voce quasi gotico e The Silence I Observe inizia così quieta da stupire, visti i loro standard; si tratta di una viscerale proposta di Death Metal tecnico dove il basso ha un ruolo predominante nel guidare la melodia. Feel Like Fever Now ritorna ad una versione pazzoide del Groove Metal mentre The Sick Depunter riscopre radici Thrash Metal che favoriscono il confronto con i Metallica, pur iniettati di Death Metal e di complessità da mal di testa.

Forse è proprio il basso il vero protagonista dell’album: in Getting Me Nowhere ha ancora un ruolo primario, ed in genere sembra predominare in molti frangenti sul suono delle chitarre.

La splendida title-track, tutta strumentale, mostra quanto la band si sia saputa evolvere: un dimesso ma inquieto intreccio di chitarre viene assalito prima da fischi siderali e poi da distorsioni galattiche, in una visione psichedelica che è lontana anni luce dal Death/Grind degli esordi.

La straziante emotività di Stuck In Something è vibrante e sorprendente per una band così virtuosa nel gestire strutture chirurgiche. La stessa urgenza espressiva affiora in Fall Colours’ Fall: si respira un senso di tragedia che è al contempo poetico, affascinante e annichilente.

Il secondo capolavoro, dopo la title-track, si ha con Overwhelming Tranquility: sul mesto inizio si innesta un assalto Thrash/Death, inizialmente alternato ad un groove tribale; lo sviluppo, sensazionale, è fatto di richiami Jazz, ventate pestilenziali, stralci di melodie tormentate, strutture ritmiche ai limti dell’inumano.

Non cede neanche nelle ultime tracce, la band: il Groove/Death/Grind Metal di Off The Ground è un’epopea gotica degna di essere ricordata. Il finale, affidato a Sunday Mood, è per sola chitarra: malinconia, soffice psichedelia e meritata pace.

Pleasuredome è un album che ha quell’originalità che poche altre band gravitanti nell’Universo del Metal possono vantare. Complesso, emozionante, stravagante, intelligente ed a suo modo ironico (il passaggio Pop-Punk è lesivo dell’atmosfera, ma ha in sé una dissacrante demenza), Pleasuredome è il secondo album eccellente di una band destinata a rimanere “di nicchia”.

Dopo una lunga pausa, la band torna nel 2002 con Ahead. Ovviamente, poco è rimasto come un tempo: pesanti dosi di musica Elettronica hanno contaminato il sound. Il lunghissimo crescendo di Plus One copre il gap fra i Neu ed una sferragliata cacofonica di Industrial Metal. Le nuove versione del Groove Metal sono create sfruttando un sound più Industrial (Supervision, il ritornello deficiente di Grit Your Teeth), ma non sono così peculiari.

Keep Falling Down mostra che i labiritni compositivi sono ancora un’ossessione ma la band desta più attenzione quando tenta una impossibile ballata di Post-Death Metal tecnico come Idiosyncrated. I momenti che tornano al primigenio Death/Grind sono poco più che curiosità.

Ahead ha il merito di far tornare sulle scene una band estremamente creativa, ma non ha nulla dell’eccezionalità degli album degli anni ’90.

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Voti:

Expositionsprophylaxe – 6,5
Not to Be Undimensional Conscious – 7,5
Pleasuredome – 7,5
Ahead – 5,5

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