Robbie Williams – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Robert Peter “Robbie” Williams è un cantante inglese che ha conosciuto un successo come artista solista dopo l’esperienza nella boy-band Take That.

Life Thru A Lens (1997) è un esordio all’insegna di un Pop/Rock frizzante e spensierato, ben rappresentato dalla title-track e Old Before I Die. Si sente che nasce nel clima del Brit-Pop (South Of The Border ne è una dimostrazione), ma non è l’innovazione il suo forte e la sua cifra stilistica. Il momento migliore arriva con Let Me Entertain You, una dichiarazione d’intenti comunicata con un arrembante Rock magniloquente, una versione Pop del sound elaborato degli Who, degli eccessi dei Guns’n’Roses, dei ritmi tribali dei Rolling Stones. La ballata Angels, sostanzialmente tradizionale, emoziona milioni di ascoltatori.

I’ve Been Expecting You (1998) non teme di proporre un Pop corrivo (Strong), al caso aggiunto di moderno R’n’B (Millennium), venato di uno stile retrò (Grace) o magari dopato con qualche chitarra Rock (It’s Only Us, Karma Killer). Angel trova un’erede in She’s The One, la nuova ed ugualmente banale ballata sentimentale. Si ascolta con piacere quasi sempre, ma lascia poco e nulla da annotare sul taccuino della Storia della Musica.

The Ego Has Landed (1999) raccoglie brani dei primi due album.

Sing When You’re Winning (2000) ammoderna il sound e sfrutta un muro sonoro per Let Love Be Your Energy, mischia Rock e ballabile corrivo in Rock DJ ma sorpattutto fonde moderno (la produzione da Pop-Hop) e retrò (le orchestrazioni d’altri tempi) in Supreme. A fine album, quando ormai si è passati e ripassati per brani da supermarket, arriva The Road to Mandalay, che non è un miracolo, ma almeno un Pop/Country grazioso sì.

Swing When You’re Winning (2001) è un’aòbum di cover anni ’50-’60.

Escapology (2002) è figlio dello stile soft dell’album di cover precedente: Feel, Sexed Up, Come Undone, Something Beautiful sono ammodernate a stili più recenti, ma in fondo sono canzoni come se ne poteva fare negli anni ’60. Si ricorda di più l’atmosfera da far-west di Me and My Monkey, i Calexico in versione alta-classifica.

Intensive Care (2005) è un altro esempio di Pop variegato. L’esotico ballabile di Tripping, che è un po’ una derivazione dei Talking Heads, si unisce a ballate risapute come Make Me Pure e Advertising Space. Fa sorridere il semi-omaggio al recitativo dimesso di Lou Reed all’inizio di Spread Your Wings. A Place To Crash ha qualcosa dei Rolling Stones. Sin Sin Sin, l’altro singolo ballabile insieme a Tripping, è invece scontato anche per i suoi standard.

Rudebox (2006) si getta nella musica da ballo, infarcendo i ritornelli Pop di Electro (si senta la title-track, à la Afrika Bambaataa) o di Funk (Lovelight, à la Jamiroquai) o ancora di House (Kiss Me). L’affascinante cover di Bongo Bong and Je Ne T’Aime Plus di Manu Chao è sorprendentemente intrigante come rilettura, ma è sintomatico della pochezza dell’album che questo sia ciò di cui parlare.

Reality Killed the Video Star (2009) è un confuso tentativo di trovare un compromesso fra lo stile ballabile e quello sentimentale. Ma mancano persino i ritornelli accattivanti, praticamente l’unica sicurezza di ogni album di Williams.

Take The Crown (2012) ha una gustosa Candy, un ballabile che sprizza allegria e divertimento, un gioiellino del più spensierato Pop ballabile. Il resto del disco è decisamente più solare di Reality Killed the Video Star ma non molto originale. Un’altra party-song, Shit On The Radio, merita un posto nelle playlist più spensierate, più della chiassosa Hey Wow Yeah Yeah, una sorta di canzone sugli stereotipi del Pop/Rock “alternativo”.

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Voti:

Life Thru A Lens – 5
I’ve Been Expecting You – 4
The Ego Has Landed – 5
Sing When You’re Winning – 4,5
Swing When You’re Winning – 4
Escapology – 4
Intensive Care – 4,5
Rudebox – 3,5
Reality Killed the Video Star – 3
Take the Crown – 4,5

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