Tangerine Dream – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Tangerine Dream

I Tangerine Dream sono una delle maggiori istituzioni della musica Elettronica tedesca. Solo Edgar Froese è stato, nella lunga carriera della formazione, un membro fisso. Membri dei Popol Vuh ed il tastierista Klaus Schulze sono stati fra coloro che hanno partecipato alla lunghissima carriera dei corrieri cosmici tedeschi.

Il loro stile musicale è stato fondamentale per lo sviluppo del Krautrock, per porre alcune pietre miliari sulla lunga via della musica ambientale, per ammodernare le idee della musica elettronica di inizio ‘900, per sposare in seguito un’estetica New Age. Sono stati anche fra i gruppi fondamentali della Progressive Electronic.

Electronic Meditation (1969, pubblicato nel 1970) inizia la carriera in un marasma psichedelico che ha tanto a che fare con il Free Jazz quanto con le lunghe jam strumentali del Rock. Il rituale panico di Genesis anticipa la lunga Journey Through a Burning Brain (12 min. e mezzo), piena di una ritualità oscura e psichedelica che ricorda da vicino certi Pink Floyd. La caotica jam di Blues/Rock acido di Cold Smoke (11 min.) e l’organo cosmico di Resurrection (vicina a quanto poi Schulze proporrà nella carriera solista) sono altri elementi di un album figlio dell’era psichedelica, che presenta poco di unico ma non è tuttavia privo di qualche motivo d’interesse, soprattutto nella sua stoica volontà di non avvicinarsi alla forma canzone.

Alpha Centauri (1971), con una formazione rimaneggiata, è completamente in un altro territorio. Le jam sono diventate radiazioni cosmiche, ed i brani si sono fatti alieni, ultraterreni, misteriosi. Pieni di un fascino oscuro e fantascientifico, le nuove composizioni sono una pietra miliare della musica Cosmica.

La drammatica Sunrise In The Third System, una sorta di rituale liturgico alieno, introduce il primo capolavoro della carriera, Fly And Collision Of Comas Sola (13 min. e mezzo). Fra i sibili dei sintetizzatori, assurti a nuovi protagonisti, si sviluppa lentamente una melodia di droni eterni ornata dai fiati, in una sorta di rituale celeste che nel finale trova anche le percussioni: antico e futuristico si uniscono, e questo rituale appare eterno, capace di comprendere passato e futuro.

Il viaggio si fa ancora più avventuroso con la title-track, che sfora i 22 minuti. Questa volta la tempistica dilatata permette avventure ancora più coraggiose. Lontanissime melodie, sinusoidi galattiche, fiati arcani, fluttuazioni cosmiche, droni senza tempo costruiscono un paesaggio sonoro galattico. Fra minacciosi lamenti che paiono provenire da mostri immensi perduti nell’immensità affiorano dolcissime melodie che invece affondano nelle sabbie del tempo. Lamenti infernali, musica liturgica, suoni inumani: l’invenzione dei Tangerine Dream è una delle più suggestive degli anni ’70.

Album fondamentale per la musica Cosmica, Alpha Centauri è una versione meno oscura e psicologica degli incubi di Klaus Schulze che verranno pubblicati pochi mesi dopo. Alla band va l’onore di aver proposto uno stile quantomai eccentrico, che trova in questo secondo album completo compimento nel suo capolavorico brano eponimo.

Zeit (1972) si ricollega all’avanguardia classica, sfruttando ampiamente archi e strutture à la Stockhausen. I venti minuti di Birth of Liquid Plejades sono un altro momento di grandiosa musica Cosmica: aperta da una drammatica e straziante trenodia di archi, la composizione è poi conquistata dai sintetizzatori; si rasserena dopo sette minuti e da lì fluttua eterna, senza tempo, incorporea; ormai è pura suggestione e non merita di essere interpretata con canoni classici di composizione. Nella sovrapposizione di questi suoni glaciali la band trova il sound cosmico del vuoto, del tempo (non a caso il titolo è proprio “tempo” in tedesco), dei movimenti planetari.

I 18 minuti di Nebulous Dawn sono l’apice alieno del disco: nulla suona come un complesso Rock e poco anche come una piece d’avanguardia. I Tangerine Dream sembrano voler piegare la musica “concreta” ad una atmosfera aliena. L’effetto è di una Dark Ambient ante-litteram.

Origin of Supernatural Probabilities (20 minuti) è similmente aliena, ma affoga in una stasi esasperante guidata dai droni. I singulti cosmici sono come soffocati, borbottano in sottofondo, e donano un ritmo matematico alla composizione. Si tratta di una musica priva di vita, che osserva semplicemente l’Universo nei suoi tempi sconfinatamente lunghi.

La title-track (17 min.) è un altro brano di grandissimo spessore: nel vuoto interstellare vorticano lontanissimi sibili e melodie criptiche, in un flusso di coscienza che sembra tratteggiare l’anima della materia e delle costellazioni.

Una musica che è emozionante pur nella sua sperimentazione. Musica atmosferica, sicuramente, ma anche oscura, funebre, inquietante, vacua, desolante. Musica affascinante, fantascientifica, fantastica, immaginifica. Gioiello della musica cosmica, audace sperimentazione sul modello psichedelico, Zeit costruisce con le sue 4 lunghe composizione la più monumentale opera dei Tangerine Dream.

Atem (1973) porta il sound di Zeit verso una stratificazione maggiore. Abbadonato il cosmo desolante, prevale un intento “corale”: musiche dell’Universo, eterne e colossali. La lunga title-track (20 min. e mezzo) è la più maestosa delle loro composizioni, qualcosa che supera per potenzae grandiosità molti eccessi sinfonici, molte maestose overture romantiche e tardo-romantiche. In un vorticoso ritmo di tamburi rituali si alzano sintetizzatori gorgolianti, melodie ciclopiche, droni minacciosi. Dopo sei minuti i synth ristabilizzano la pace ed il viaggio alla deriva nell’Universo può continuare. In una visione galattico/psichedelica riecheggiano lontanissimi i tamburi; infine, sopraggiunge una tempesta radioattiva, tanto abbagliante quanto nociva: pioggia acida di detriti, sintomo di un ambiente ostile ed inumano.

Dopo un capolavoro di questo calibro in apertura, l’opera prosegue con composizioni di minor caratura. Fauni-Gena ritorna a fascinazioni orientali, suonando a tratti come una colonna sonora horror. La breve Circulation of Events (“solo” 6 min.) aggiunge poco di nuovo, ma la conclusiva Wahn (4 min. e mezzo appena) introduce un uso curioso della voce, verso un rituale tribale alieno Pur trattandosi di un brano breve rispetto a molti altri dei primi album, è coraggiosamente sperimentale, e sfrutta con perizia trucchi come gli echi ed i riverberi, donando al sound una tridimensionalità incredibile per l’epoca.

il 1973 è anche l’anno di Green Desert, che verrà pubblicata solo nel 1984. In venti minuti la formazione sfoggia un’altra delle proprie fantasie cosmico-galattiche.

Phaedra (1974) ha una novità che trasformerà il loro futuro: introduce massicciamente i ritmi dei sintetizzatori. La title-track (17 min.) si avvicina ad una musica Cosmica ballabile, ricordando alcune esperimenti dei Kraftwerk. Si tratta di una versione futuristica delle pulsazioni galattiche dei primi Pink Floyd, una versione estesa e strumentale della psichedelia Rock, suonata con strumentazione elettronica e lasciata fluttuare in composizioni ipnotiche. I primi dieci minuti abbodnanti sono completamenti dominati dai ritmi dei synth, mentre solo nel finale si torna allo spettrale clima liturgico/cosmico già analizzato nei precedenti album.

Un nuovo legame classico è instaurato da Mysterious Semblance at the Strand of Nightmares (10 min.), per archi e sibili di synth: musica da cinema, che unisce la Classica allo stile maturato su Zeit e Atem.

Gli studi ritmici tornano prepotentemente in Movements Of A Visionary (8 min.) mentre Sequent C chiude in una atmosfera meditativa che anni dopo sarebbe etichettata come New Age.

Un album meno sperimentale, questo Phaedra, che cerca di unire al modello classico della loro musica Cosmica i ritmi dei synth. Il riavvicinamento alla musica Classica sembra essere un ulteriore sintomo di un parziale attenuamento della spinta innovativa, verso la ricerca di un equilibrio che unisca innovazione e ritorno al passato.

Merita forse considerare quest’opera ad un piano leggermente inferiore a quelle precedenti, anche se di notevole valore e priva di momenti di mediocrità.

L’anima melodica è sempre più preponderante per i Tangerine Dream. Rubycon (1975), costituito di una unica composizione di 35 minuti, si apre richiamando la Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd ed in genere l’uso dei synth che è stato fatto in Wish You Were Here, anche se dopo torna alle fluttuazioni cosmiche. Dopo circa 8 minuti entrano i sequencer a dettare il ritmo, mentre si dipingono melodie sullo sfondo. Questo muoversi fra musica atmosferica, musica di sequencer e musica melodica è un po’ il fulcro della produzione del periodo. La seconda parte della composizione è ancora una composizione di stampo cosmico che muta in un labiritno di sequencer con lo sfondo disseminato di melodie “mimetiche”.

Lo stile visionario degli esordi è mutato in un altro tipo di musica atmosferica, che si ricollega alla psichedelia dolce dei Pink Floyd e sfrutta le ritmiche sintetiche dei sequencer. Si è modificato fortemente anche l’emozione di fondo: dalla paura alla sorpresa, dal viaggio fantascientifico nell’ignoto ad una visione metafisica e poetica.

Il live Ricochet (1975) conferma l’abilità a cui la band è giunta nella creazione di paesaggi astratti di stupefacente e trascendente bellezza. Il senso di mistero e sorpresa, assieme a quello di allucinazione, guidato l’unica composizione presente, di 38 minuti. In una sorta di intento panico, la formazione ritorna all’uso di una strumentazione Rock, pur filtrata in un’ottica di rito pagano, di rituale antichissimo ed arcaico. La padronanza di tutti i trucchi della musica Elettronica permette alla formazione un sound spettacolare, che gira su idee compositive semplici ma con spettri timbrici molto ampi e con qualche “effetto speciale” degno dell’avanguardia dell’epoca.

Il “tema principale” di questa lunga composizione si ripete innumerevoli volte mentre ritmi tribali, sequencer, intrecci melodici cambiano il contesto musicale.

La seconda parte della composizione si apre con uno stile che richiama il Prog-Rock, poi prosegue fondendo idealmente l’Acid Rock dei Grateful Dead con il motorik dei Neu.

Si tratta di un altro episodio di grande fascino, che inventa un’altra variazione sul modello del precedente Rubycon.

Stratofear (1976) ritorna alle fascinazioni più Rock di Ricochet, accentuandole. Le atmosfere suntuose del Prog-Rock sembrano essere l’ispirazione che sposta l’album verso un sound più vicino alla tradizione Rock, nonostante l’uso massiccio di strumentazione elettronica. Anche il formato delle composizioni, non più chilometriche, riconduce ai modelli del Folk e del Rock.

La lunga title-track (10 min. e mezzo) è nel solco dei Kraftwerk di Autobahn, ma inserisce anche una chitarra elettrica tipicamente Psych-Rock. Ancora i Pink Floyd ritornano alla mente nell’arpeggio che interviene nel finale.

Intarsi acustici adornano The Big Sleep in Search of Hades, gettando un altro ponte con la cultura Folk e Rock, ed allontanandosi da quella musica ultraterrena degli esordi.

Fra queste soluzioni di compromesso, 3 A.M. at the Border of the Marsh From Okefenokee merita ancora di entrare nel loro miglior canzoniere: è una sorta di canto Folk ad una natura aliena, come inno ad una Madre Terra che è perduta su qualche stella lontana.

Invisible Limits (12 minuti) è invece la loro versione dell’easy listening, una rilettura del più noioso Psych-Rock con la strumentazione elettronica di cui sono fra i massimi virtuosi.

Encore (1977) eccede un po’ nell’autocompiacersi, ma è anche un ottimo documento dello stato dell’arte della band. Cherokee Lane (16 min.) si apre lentamente in una pace New Age, in una musica di meditazione che ha poco a che fare con i lugubri affreschi di una volta.

Monolight (quasi 20 min.) è una corsa cosmica à la Kraftwerk, Coldwater Canyon (18 min.) una interpolazione fra Acid-Rock e musica Kraut Rock ed infine Desert Dream (17 min. e mezzo) rientra nella lunga tradizione di musica da colonna sonora che la band coltiva alacremente fra un album e l’altro.

Su Cyclone (1978) l’influenza dei Pink Floyd del periodo Wish You Were Here è invadente. L’utilizzo del canto, una novità nella discografia, facilita il paragone su Bent Cold Sidewalk (13 min.), che potrebbe essere uno scarto della band inglese, almeno fino a quando non prevale l’anima di sequencer e psichedelia panetnica. La conversione dei Tangerine Dream ad un formato più Rock, pu tecnologico, giunge a risultati inquitanti in “Rising Runner Missed by Endless Sender.

La conclusiva Madrigal Meridian (20 min.) ricorda il ritmo ossessivo dei Neu e sfoggia arpeggiatori impazziti, traslitterando nel linguaggio della musica Elettronic ai virtuosismi chitarristici del Rock.

Cyclone non è uno degli album migliori dei Tangerine Dream, ma è forse il primo album che fanno che può dirsi vicino al Rock.

Force Majeure (1979) segue la direzione impostata su Cyclone. La title-track (18 min.) è Rock aggiornato ai synth e solo nella seconda metà ritrova un’anima più atmosferica, pur se fortemente melodica. Cloudburst Flight è in pieno Psych-Rock melodico e Thru Metamorphic Rocks (14 min. e mezzo) non tradisce il nuovo credo, proponendosi come una versione elaborata di una psichedelia da salotto che nello sviluppo ritrova anima Kraut-Rock e ritmi ossessivi dettati dai sequencer.

L’album abbandona la voce introdotta su Cyclone, ritrovando un po’ di coraggio compositivo e spaziando in composizioni estese che permettono alla band di legare il loro passato con un presente più canonicamente Rock. Il suono maestoso, molto più fisico dei trascendenti inizi, è il punto di contro fra Elettronica e Rock che sono riusciti a trovare.

Exit (1981) aggiunge poco di cui valga la pena parlare, reciclando i ritmi dei sequencer e la cavalcate a base di motorik e simili. Remote Viewing è probabilmente l’unica composizione che meriti attenzione.

White Eagle (1982) propone con la title-track (20 min.) una nuova avventura sintetica. L’elemento più interessante è forse quello più New Age, che affiora per esempio nel finale di Convention of the 24 (9 min. e mezzo).

Hyperborea (1983) si fa conquistare dal sitar in No Man’s Land ed è ormai completamente meditativo nella title-track. Sphinx Lightning (20 min.) sembra ripetere idee già risapute, sul modello delle fantasie elttroniche degli album precedenti.

Poland (1984) vede la formazione proporre una delle sue opere più imponenti: 4 composizioni per più di 80 minuti. Questa mastodontica opera, registrata live, aggiunge però poco a quanto già detto.

Pergamon (1986) propone i 45 minuti di Quichotte, una delle più efficaci fusioni fra la componente Elettronica/Cosmica e quella New Age, con la seconda parte che aggiunge pure una dose di Psych-Rock. Pergamon è una sorta di bignami delle tre anime dei Tangerine Dream, ed in questo è un album utile per avere una sintetica idea del loro sound.

Underwater Sunlight (1986) si apre con la lunga title-track in due parti, prima psichedelia da salotto con sfumature New Age ed Hard Rock poi una noiosa muzak da supermarket omeopatico. Fra le tracce più brevi la band trova con Ride On The Ray qualcosa che però la avvicina alla Trance: ritmo ipnotico, melodie solari, pace meditativa. Nelle pieghe di questo sound sembra di intravedere, per esempio, capisaldi della Trance come Chicane. Idee non troppo dissimili affiorano anche in Underwater Twilight e Scuba Scuba. Si tratta di un album lontano dal livello dei loro capolavori, ma segnato da una pulizia formale ed una essenzialità nei brani brevi che è una rarità nella loro produzione. Probabilmente l’ennesimo cambio di formazione (entra Paul Haslinger) ha segnato un cambiamento verso una musica Elettronica, con richiami ad uno stile compositivo classico (opposto a quello semi-improvvisato) ed una forma più concisa ed essenziale.

Un piccolo ruolo d’ispirazione verso generi come la Trance, che forse qualcosa riprende proprio da simili creazioni, rendono Underwater Sunlight migliore di molti album coevi della band.

Tyger (1987) se non altro prova qualcosa che la band non aveva mai azzardato: traspone in musica le poesie di William Blake, facendole recitare in tre brani da Jocelyn Bernadette Smith e quindi riutilizzando massicciamente la voce come raramente è capitato nella loro lunga carriera.

Il fatto che la title-track sembri un canto di beneficienza nella sua angelica leggerezza e nel suo arrangiamento canonico e che London sembri una colonna sonora classicheggiante nei momenti più pacati riducono però di molto l’interesse verso i brani cantati. Meglio gli intrecci di tastiere di Alchemy Of The Heart. Nella versione CD compare anche 21st Century Common Man, un Funk futuristico non troppo originale.

Live Miles (1988) è l’ennesimo documento live, da ricordare per le sue due composizioni chilometriche. La prima composizione, registrata ad Alburquerque, è un’altro esempio della loro New Age elettronica, questa volta con ampi momenti di ballabilità Disco un po’ banali. La seconda composizione, registrata a Berlino, è più classica, settantiana, e quindi irrimediabilmente attempata.

Optical Race (1988) è sostanzialmente un album di Funk elettronico e variazioni su altri modelli ballabili.Rimane l’estetica New Age, compreso qualche richiamo etnico, ma molto spesso è solo musica ballabile da discoteca senza granché di originale (per esempio la title-track).

Lily On The Beach (1989) e Melrose (1990) sono probabilmente album più mediocri di tutti quelli precedenti. Non farà meglio Rockoon (1992), mentre un barlume di speranza traspare da Quinoa (1992), un alunga traccia di 28 minuti che li ripropone come artefici di una sorta di Elettronica ambientale sempre ad un passo del muzak, ma comunque leggermente più azzardata ed elaborata di quella propinata da fine anni ’80. Sono anni in cui la band si fa affascinare un po’ dalle mode del periodo, ad esempio dal ballabile Techno, ed un po’ ritorna verso i lidi di un Rock psichedelico da cocktail, leggero ed inconsistente.

Turn of the Tides (1994) è puro muzak New Age; alla solita categoria appartiene Tyranny Of Beauty (1995), che è forse la cosa più innocua che hanno mai prodotto nella ultraventennale carriera: musica melodica senza alcuna ambizione. C’è davvero da provare imbarazzo per la banalità delle idee proposte su Goblins Club (1996), qualcosa che non merita di portare il nome della band sperimentale di un tempo.

Ambient Monkeys (1997) recicla vecchio materiale e lo unisce a suoni animaleschi. Una curiosità per i fan più completisti, in generale un riciclo senza pudore.

Mars Polaris – Deep Space Highway To Red Rocks Pavilion (1999) è altro muzak senza nulla che valga di restare annotato nella storia della musica, ma nella sua totale mancanza di originalità è forse un po’ meglio delle ultime prove.

Soundmill Navigator (1976, pubblicato nel 2000) riporta alla luce un esperimento perduto, non così fondamentale ma comunque di un qualche interesse.

The Seven Letters from Tibet (2000) gareggia per il titolo di album più superfluo della carriera, ma quantomeno non è magniloquente e vacuo come Inferno (2002), un concept sulla prima parte della Commedia di Dante intriso di Classica e ovvietà New Age. Non va meglio Purgatorio (2004).

Nel solo 2004 la band pubblica 8 registrazioni live. Praticamente si inizia a svuotare tutti gli archivi per ingrassare gli incassi. Nel 2005 la band riregistra Phaedra. Tangerine Dream Plays Tangerine Dream (2006) è altro materiale ri-registrato. Dopo simili ricicli, sembra pretestuoso cercare nella discografia più recente qualcosa che possa avere un qualche spessore storico.

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Voti:

Electronic Meditation – 6,5
Alpha Centauri – 8
Zeit – 8,5
Atem – 7,5
Green Desert – 7
Phaedra – 7
Rubycon – 7,5
Ricochet – 6,5
Stratofear – 5,5
Soundmill Navigator – 5,5
Encore – 6
Cyclone – 5,5
Force Majeure – 5,5
Exit – 4
White Eagle – 4,5
Hyperborea – 4,5
Poland – 4,5
Pergamon – 5,5
Underwater Sunlight – 6
Tyger – 4,5
Live Miles – 4
Optical Race – 4
Lily On The Beach – 3
Melrose – 3
Rockoon – 3
Quinoa – 5
Turn of the Tides – 2
Tyranny Of Beauty – 2
Goblins Club – 2
Ambient Monkeys – 1
Mars Polaris – Deep Space Highway To Red Rocks Pavilion – 3
The Seven Letters from Tibet – 2
Inferno – 2
Purgatorio – 2

Le migliori canzoni dei Tangerine Dream

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