Cranberries – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Cranberries

I Cranberries sono una formazione irlandese che ha conosciuto un grande successo di pubblico negli anni ’90. La voce di Dolores O’Riordan è quasi sempre l’unico motivo di interesse per ascoltare questa formazione divisa fra Pop, Rock e Folk. I vocalizzi della O’Riordan sono sospesi fra l’etereo ed il virtuoso, e ricordano nell’impalpabilità i vocalizzi di Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins e le avventurose melodie di Sinead O’Connor.

La musica è incentrata su dolci melodie, su cui la O’Riordan può tessere linee vocali acrobatiche. L’ispirazione giunge tanto dal Folk tradizionale quando dal Rock medio degli anni ’80 e ’90.

L’esordio Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We? (1993) è un album di modesto Pop, Folk e Rock. Dreams, tutta incentrata sulla voce della O’Riordan, è forse il momento più affascinante: Pop/Rock melodico ed elegante. Pretty e I Will Always mostrano come l’atmosfera sia il punto forte della O’Riordan, che riesce ad essere tanto sensuale e dolce quanto nervosa e tesa, emotiva e liturgica, orientale e occidentale al contempo. Sempre lei guida con i sospiri Not Sorry, imponendosi canzone dopo canzone come l’unico membro degno d’attenzione. Linger mostra come i Cranberries non siano, né mai saranno, un gruppo di sperimentazione: guardano semmai indietro, qua al Pop orchestrale ed al Folk/Rock.

No Need To Argue (1994) porta a compimento le idee dell’esordio, affinando le dolci melodie jingle jangle e sfruttando a pieno le doti della cantante. Il mondo malinconico ed onirico, impalpabile e dolce, che avvolge Ode To The Family, ornata di arrangiamenti orchestrali, mostra già un progresso rispetto all’esordio. I Can’t Be With You paga la somiglianza con gli U2 ma è uno spunto per permettere alla O’Riordan di mettere in mostra nuove acrobazie, sempre più virtuose. Propone adesso uno stile diviso fra sospiro e singhiozzo, una sorta di traspozione musicale di una riflessione squarciata da momenti di intensa emotività.

La vellutata Twenty One, tutta dolcezza e malinconia, anticipa il capolavoro della band, quella Zombie che è diventata inno degli anni ’90. Unendo un Rock di distorsioni estraneo alla loro tradizione, la O’Riordan fa andare in scena un dramma emotivo, mostrandosi graffiante e piena di personalità. I suoi singhiozzi che si snodano su un muro di chitarre sono il momento più epico e tragico dell’intera discografia e rappresentano un po’ la lettura Grunge dell’opera dei Cranberries: l’alternarsi piano/forte, l’esplosione nel ritornello, la loro versione raffinata dell’urlo crudo e aggressivo di derivazione Punk.

Sempre la O’Riordan ruba la scena sulla successiva Empty, che non si ricorda invece per gli archi, e soprattutto su Dreaming My Dreams, Folk in punta di piedi, con orchestra da camera in sottofondo. La tendenza ad un sound atmosferico, da Slo-Core persino, si sente forte in Everything I Said, il limite “dilatato” della loro veste più atmosferica.

La componente più Folk affiora nel finale, con Yeat’s Grave [sic], una sorta di danza tradizionale con riflessi trasognati ed elementi Rock, e soprattutto in Daffodil Lament, un Folk/Rock tragico.

La title track funge da closer liturgica, ultimo brano di un album che è quasi uno show solista della cantante. Sogno, malinconia, dramma, tradizione, nostalgia si fondono nei brani, anche se difficilmente la musica è all’altezza della prova vocale e più di qualche elemento è semplicemente tradizionale, ai limiti del calligrafico. Le tematiche, spesso sentimentali, sono un altro elemento senza grande originalità (con parziale esclusione del tema politico di Zombie).

To the Faithful Departed (1996) cerca di ripetere Zombie ed il suo equilibrio con Hollywood. Sfodera, inoltre, molta più carica Rock (Salvation, uno dei brani più orecchiabili). In compenso, si fa per dire, le ballate sono diventata molto più simili alla media ballata Pop/Rock (When You’re Gone). Warchild mostra ancora le doti della O’Riordan, ma con un arrangiamento orchestrale banale. Fa meglio Elecrtic Blue, tornando in territori liturgici; è un caso raro in un album dove anche la cantante che aveva fatto la fortuna di No Need To Argue vede appiattirsi la sua prestazione su un canto decisamente meno atmosferico, più energico ma meno personale, in definitiva più tipicamente e banalmente Rock. L’eccezione eccentrica è Will You Remember?, un valzer da circo inquitantemente gotico; ma è poco per salvare un intero album mediocre.

Bury the Hatchet (1999) ritrova la leggerezza senza rinunciare all’anima Pop/Rock, integrandola con il Folk nel fortunato singolo Animal Istinct e nella celebre Just My Imagination. I Cranberries riescono anche in un nuovo singolo decisamente Rock come Promises, qualcosa che usa chitarre ruggenti senza sembrare una copia sbiadita di Zombie; è anche l’occasione per l’O’Riordan di sfoggiare i singhiozzi più eccentrici della carriera.
Inflessioni yodel in You And Me ed un accorato Folk (con i soliti arrangiamenti orchestrali) come Shattered alzano un po’ le quotazioni dell’album. Nel finale arriva una Dying In The Sun, dolce e atmosferica, giocata su quella voce fatata e impalpabile che già si è fatta amare.

Per quanto l’album sia godibile, più del precedente, è poco più di una mediazione fra The Faithful e No Need, che poco aggiunge di nuovo e davvero ricordevole.

Wake Up and Smell the Coffee (2001) cerca altre combinazioni Pop/Rock. Non è pretestuosamente Rock come The Faithful ma non ha neanche quei ritornelli accattivanti di Bury, ed in definitiva gira quasi sempre a vuoto. Il singolo Analyse è il più mediocre della carriera.

Dopo Wake Up la band sospende quasi completamente la produzione di nuovi brani, la O’Riordan inizia una carriera solista ed il nuovo album arriva solo nel 2012. Si chiama Roses e risponde alla domanda: in 11 anni di silenzio i Cranberries hanno ritrovato l’ispirazione? La risposta è no. Si tratta di brani arrangiati in modo elaborato, fra Folk, Pop e Rock. Niente di nuovo, anche se la title-track potrebbe forse confondersi bene in un Best Of.

.

.

.

Voti:

Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We – 5
No Need to Argue – 6,5
To The Faithful Departed – 5
Doors & Windows – 4
Bury the Hatchet – 5,5
Wake Up and Smell the Coffee – 4
MTV Unplugged – 6
Roses – 3,5

Le migliori canzoni dei Cranberries

Annunci

3 thoughts on “Cranberries – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. flw 14 ha detto:

    Tra le ispirazioni della cantante non meriterebbe menzione soltanto la Fraser.
    La O’Riordan non è granchè originale come cantante,la considero una degna erede di Sinead O’Connor,molto più soffice della sua ispiratrice,ha imparato alla perfezione i suoi saliscendi emotivi in Zombie,che non a caso è l’unico brano degno della prima O’Connor

    Mi piace

  2. Una osservazione che ho letto, ma che non posso confermare perché… sono ingnorante! Mi manca l’ascolto della O’Connor, che vedrò di rimediare a breve! Grazie della dritta! 🙂

    Mi piace

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...