Missy Elliott – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Missy Elliott

Melissa Arnette Elliott diventa famosa come Missy Elliott, una delle più conosciute rapper donna degli anni ’90.

La Elliott esordisce con Supa Dupa Fly nel 1997. L’album inaugura la serie di opere che vedono Tim Mosley detto Timbaland come produttore esecutivo. Timbaland sfrutta un sound moderno, asettico e digitale nonché sufficientemente fantasioso che ben si fonde con la sensuale e calda voce della Elliott; i ritmi sono protagonisti, ma non mancano anche stravaganze negli arrangiamenti (ad esempio il vocoder in Friendly Skies). Questo sound ripulito e digitale sarà di grande ispirazione per la scena dei secondi anni ’90.

Musicalmente si va dall’Hip-Hop all’R’n’B ad i richiami Soul, con qualche accenno al Pop, prediligendo un sound corposo, rotondo, che non disdegna di fare affidamento sui bassi (si senta il sub-bass di Beep Me 911, uno dei brani maggiori) e che spesso richiama alla mente la scena Neo-Soul, soffrendo un po’ delle modeste doti vocali della Elliott. Il rapping, piuttosto semplice e lineare, è però capace di spaziare dai temi romantici a quelli crudi, da qualche riflessione severa a qualche scherzo linguistico, fungendo da collegamento fra il rap “maschile” e l’R’n’B “femminile”. Il gioiello dell’opera è The Rain, un Funk elettronico, allucinato ed orecchiabile, che potrebbe continuare potenzialmente per ore nel suo moto ipnotico. Pur senza essere un capolavoro, l’album afferma la Elliott come una paladina del rap al femminile e promuove Timbaland fra i produttori più “futuristici” del periodo, avviando una collaborazione che continuerà a lungo fra i due artisti.

Da Real World (1999), sempre con Timbaland alla produzione, è più cupo ed aggressivo. Il sound è sempre “futuristico” con synth e ritmi “sintetici”, come ben mostrano Beat Biters e Throw Your Hand Up; il premio per l’arrangiamento più stravagante va a Mr. Dj, con forti echi indiani. Busa Rhyme, con Eminem, è probabilmente il momento migliore: si divide in due parti e sfrutta sussurri, sirene della polizia, suoni del traffico ed una melodia scintillante nella parte finale. Hot Boyz è il momento più orecchiabile e sta al limitare fra l’Hip-Hop ed il Neo-Soul. Il singolo principale, She’s A Bitch, è un gioiello di Hip-Hop per discoteche e mostra quanto Timabalnd sia all’avanguardia dell’Hip Hop: il montaggio sonoro è frenetico, avvolgente, compatto, fluido; è l’ideale paesaggio per far scivolare il flow della Elliott. She’s A Bitch è uno dei brani Hip-Hop più interessanti dell’anno, perlomeno sul piano più vicino al mainstream. Complessivamente l’album guadagna qualcosa nell’affinato sound di Timbaland, ma riduce un po’ la componente sensuale della Elliott, che rischia così di perdere carisma.

Il problema di fondo è che la Elliott nell’esordio si distingue per il suo equilibrismo fra Rap e Neo-Soul, con forti accenti sensuali mentre nel secondo album suona più vicina all’era del Gangsta Rap, nonostante ne prenda le distanze con ironia (sempre She’s A Bitch è un esempio). Timbaland è forse all’apice del suo periodo creativo, ma la Elliott non riesce a superare i limiti dell’esordio (un flow incapace di distinguersi granché; doti vocali che non innalzano i momenti più Soul) e aggiunge poco di interessante, finendo per rendere il secondo album inferiore al primo.

Miss E… So Addictive (2001) è più ballabile degli album precedenti, come mostrano brani un po’ dozzinali da discoteca come Old School Joint e 4 My People. Aggiungete a questo ballate lente ed atmosferiche come Take Away, banali fino all’osso, e potete comprendere come l’album non sia un trionfo di creatività. L’opera regala però Get Ur Freak On, vagamente indiana e decisamente intrigante nel suo stile sporco, cupo e sci-fi. L’altro asso è One Minute Man, una perfetta hit per una discoteca che apprezza l’Hip-Hop. Il spund futuristico di Timbaland non fa restare a galla l’opera, ma è comunque il punto di forza.

Under Construction (2002) è ancora una volta prodotto seguendo le ultimissime tendenze. Suono più sporco e pieno di bassi, aggressivo e tagliente, ma anche orecchiabile. Work It è il singolo che traina l’album, ed è una delle migliori prove della Elliott, tanto divertente quanto trascinante, prodotto con la perizia di un gioiello di Hip-Hop da classifica. Back In The Day (atmosfera da spiaggia ed un feeling disimpegnato), la futuristica Slide e la distorta ed aggressiva Ain’t That Funny sono i momenti migliori di un album che rinuncia in buona parte ai momenti più Soul e pacati di Miss E, facendo leva su un Pop/Hip-Hop ed un R’n’B moderni e orecchiabili. L’opera è più equilibrata di Miss E e, pur senza sorprese di sorta, risolleva un po’ la caratura artistica della Elliott.

This Is Not A Test (2003) è sostanzialmente una ripetizione di quanto già fatto, ed aggiunge davvero poco alla discografia.

The Cookbook (2005) continua ad ammiccare alle discoteche (Lose Control) e propone almeno un brano, Can’t Stop, che farebbe invidia all’esplosiva produzione dell’Hip-Hop più mainstream. Ma in fondo è un album di Hip-Hop del suo tempo, con molti produttori che si affiancano ad un Timbaland meno presente del solito.

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Voti:

Supa Dupa Fly – 6,5
Da Real World – 6
Miss E… So Addictive – 5
Under Construction – 5,5
This Is Not A Test – 4
The Cookbook – 4

Le migliori canzoni di Missy Elliott

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