Adele – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Adele su Spotify

Adele Laurie Blue Adkins è una cantante inglese famosa semplicemente come Adele. Nel 2006, sull’oggi defunto MySpace, un suo amico pubblica un demo con alcune canzoni e attira l’attenzione della XL Recordings. Poco dopo, inizia a vincere i primi premi, prima ancora di pubblicare un album. Inizia a comparire nei programmi televisivi, come quando sulla BBC, durante Later…with Jools Holland, propone Daydreamer.

Nel tempo si è fatta conoscere per canzoni Soul-Pop emozionanti e molto melodiche, che riprendono il discorso già portato in pasto al grande pubblico pochi anni prima da Amy Winehouse. La prospettiva è decisamente più “blue-eyed soul”, con forti influenze Folk e con tutta la ricercatezza della musica inglese. Nella sua prima incarnazione, come quella dello spettacolo BBC citato sopra, Adele appare ancora come una cantante Folk, con tanto di chitarra da imbracciare come l’ultima erede di Bob Dylan o di un Donovan.

Da subito Adele si presenta anche come una alternativa alle patinate popstar dalle curve seducenti e le allusioni sessuali facili: pingue e retrò, elegante e sobria, la signorina Adkins è abbastanza distante dallo stereotipo della popstar.

La canzone che la fa diventare famosa è Hometown Glory, anche questa diffusa sui mass media, compresa la fondamentale BBC. Questa volta, armata di pianoforte, Adele riesce a mostrare quella che poi si scoprirà essere la sua più forma musicale più caratterizzante, quella della straziante ballata emotiva.

L’esplosione si ha, tuttavia, con Chasing Pavements, a gennaio 2008: una ballata con archi dove le asua voce ha finalmente modo di arrampicarsi ed ergersi con più coraggio su tutto il resto.

Dopo due settimane arriva l’esordio 19 (2008), che mostra da subito le sue doti vocali: il timbro caldo di una voce emotiva e vibrante che basta a sostenere quasi in solitaria i brani. Le già citate Daydreamer (che ricorda una Joanna Newsom meno eccentrica) e Chasing Pavements sono presenti e rappresentano alcuni dei momenti più utili per comprendere dove andrà la carriera della cantante. Adele, poi, miagola su Crazy For You e affascina in First Love, un carillon delicatissimo, anche se sono momenti molto legati al passato: vecchi trucchi del Soul bianco riproposti per l’ennesima volta. Non c’è, in molti brani, granché di nuovo, ma la Adkins è capace di rievocare le dive del Soul e a spingere su quel repertorio emozionante che le riesce così tanto efficacemente.

Esiste tuttavia un’altra dimensione di 19, quella della produzione attenta e camaleontica di Mark Ronson, che in alcuni casi riesce a far vivere di colori altrimenti perduti stili classici da decenni. Lui è il mago che rende alcune cartoline vintage vibranti di una vitalità inaspettata, come nel caso di Cold Shoulder, Right As Rain, My Same e soprattitto nella più sorprendente produzione, quella di Tired. Questo album nell’album, più ritmico e più vivace, porta Adele verso una rivistazione post-moderna del passato, che la fa muovere in territori estetici artificiali che confondono passato e presente con incongruenze e piccole stravaganze. Ne risultano diapositive di un passato musicale che tuttavia sembrano foto in alta definizione di uno smartphone. Dopo Amy Winehouse, Mark Ronson è riuscito di nuovo nel suo sofisticato numero di magia: produrre un album che sia contemporaneo e allo stesso tempo retrò.

Adele diventa una celebrità internazionale con 19: viene invitata al Saturday Night Live, arriva in cima alla classifica di iTunes, quinta su Amazon.com, 11esima nella Billboard 200. Nel luglio 2009 l’album ha già venduto 2,2 milioni di copie, una cifra che supera i 6 milioni nel 2016: 3 milioni in Europa e altrettanti negli USA. Vince, sempre nel 2009, due Grammy: Best New Artist e Best Female Pop Vocal Performance. Nel frattempo Adele supera i problemi con l’alcool e cambia casa trasferendosi a Notting Hill. Mette fine a una relazione dolorosa, trasformandola nell’argomento centrale per il suo secondo album. A febbraio 2011 si esibisce ai Brit Awards con Someone Like You ed è in ottima forma: a confronto dei brani del primo album, la Adkins sembra più sicura di sé, la sua voce modellata dal dolore e capace quasi in solitaria di reggere un intero brano. È la conferma che il pubblico aspettava.

21 (2011) è l’album della cantante sentimentale di 19, supportata questa volta da brani più elaborati, spesso più corposi e ornati come dei piccoli gioielli Soul-Pop e R’n’B. C’è molta più America nell’album, quella del sud e del Blues. Inoltre, per quanto emotivamente tormentato, il canzoniere questa volta è più graffiante, tendente più al grido disperato che al lamento dimesso. Lo si nota subito, dall’iniziale Rolling In The Deep, una sorta di tributo ai ’70, trascinante, elegante ed emozionante, con battiti di mano e cori a vivacizzare l’ennesima confessione sentimentale. Ancora più ritmo ed energia, che mancavano nel fragile e dimesso esordio, arrivano con Rumor Has It, con elementi Doo-Wop, ma la radiofonica ballata pianistica di Turning Tables, straziata e malinconica, sembra essere sempre la veste migliore per la voce di Adele. Certamente è tutto un po’ prevedibile: gli arrangiamenti che spesso sfruttano gli archi; i crescendo emotivi; i ritornelli trascinanti; le tematiche amorose di abbandoni e sofferenze. Ma in tre brani, uno dietro l’altro, Adele si dimostra capace di far sua la ballata pianistica e il suono della Motown, ammiccando con la produzione anche a un pubblico più Pop/Rock.

Nell’album c’è un trasversale Pop che abbraccia la tradizione angloamericana, cantato da una voce calda portato avanti da brani eterogenei che si fatica a etichettare come filler a contorno dei singoli di successo. C’è persino un momento latineggiante come Lovesong, a dimostrazione che Adele può interpretare brani molto differenti. Magari c’è qualche ballata pianistica di troppo (Take It All, per esempio), e il dubbio che tutto questo sentimento strappalacrime sia un po’ ruffiano, ma è più che compensato dalla perfezione della forma. Messo a fianco dei classici R’n’B e del Soul bianco, 21 non deve temere nulla: ne sintetizza lo stile, suonando contemporaneo nella sua produzione elegante e ricercata. Non è come fu con Amy Winehouse: Adele cambia pelle e stile, più che una cantante con un preciso stile è capace di essere una voce che può adattarsi a tutto un ventaglio di musiche possibili. Parte del merito va, probabilmente, anche al manipolo di produttori di spicco intervenuti nell’album: Jim Abbiss, Adele Adkins, Paul Epworth, Rick Rubin, Fraser T Smith, Ryan Tedder e Dan Wilson.

Il successo commerciale di 21 è clamoroso, di quelli che segnano un’epoca: con 10 milioni di copie certificate in Europa e 11,7 milioni negli USA è facile capire come siano state stimate 35 milioni di copie vendute nel mondo. Diventa l’album più venduto del 2011 e anche del 2012 (!), il più venduto del 21esimo secolo e colleziona record su record nelle classifiche: rimane 24 settimane in cima a Billboard come non accadeva dal 1985 e come non era mai accaduto a una donna. Il suo stile autobiografico, intimista e commovente si distingue nelle produzioni ammiccanti e soft-porn di molto Pop al femminile, un mercato che Adele ha (ri)aperto e che domina incontrastata, quantomeno presso il grande pubblico. Il Grammy come Album Of The Year suona come scontato, l’omonimo premio ai Brit Awards come una mera formalità.

Nel 2012 vince 6 Grammy, vince ancora ai Brit Awards e partecipa alla colonna sonora del 23esimo James Bond con la canzone Skyfall. Qua Adele ritorna in sella al cavallo da battaglia: una ballata orchestrata, guidata dal piano e incentrata sui sentimenti. Questa volta, anche guidata dalle necessità cinematografiche, la canzone è tuttavia più incentrata sull’importanza di una relazione nei momenti più difficili che sull’abbandono: Let the sky fall/ When it crumbles/ We will stand tall/ Face it all together. Neanche a dirlo, è un altro successo e garantisce ad Adele l’ennesimo Grammy e persino un Oscar.

Con questi presupposti, l’attesa per il terzo album si fa spasmodica. A fine 2015 arriva Hello, il singolo che anticipa la tanto attesa terza opera. Si tratta di una delle più tristi e toccanti delle sue ballate, un modello che tutti ormai riconoscono come suo. Disperata per un amore perduto, Adele immola la propria voce al lamento di un cuore straziato. Con l’hype generata negli anni, il video diventa un caso: totalizza circa 1 milioni di visualizzazioni l’ora, 22.7 milioni nelle prime 24 ore. Anche per l’assenza dai servizi in streaming, diventa il video più veloce della storia di YouTube ha sfondare il muro del miliardo: appena 88 giorni. Le reti televisive si combattono le sue apparizioni in pubblico, mostrandole a un pubblico affamato. D’altronde, Hello suona subito riconoscibile come una canzone in linea col repertorio di Adele, ma superato il primo impatto si può notare come sia anche propria di una star mondiale: a partire dal titolo, adatto anche a chi di inglese conosce una manciata di parole, con quell’utilizzo di una parola universale buona in Germania come in Giappone. Pensando che era partita da Chasing Pavements,  un singolo che aveva mandato nel pallone persino gli statunitensi data l’espressione rara e gergale.

A gennaio 2017 il video di Hello ha totalizzato oltre 1,8 miliardi di visualizzazioni, affermandosi come uno dei più visti su YouTube di sempre.

Il 27 novembre 2015 Adele pubblica, finalmente, 25. Il successo commerciale è entusiasmante: 800mila copie nella prima settimana solo in UK, 3.38 milioni negli USA. Non solo ha infranto i record di vendita della prima settimana in UK e USA, ma anche in Canada e Nuova Zelanda. Solo nel 2015 vende 17,4 milioni di copie: è un dato incredibile considerata la data di pubblicazione. A giugno 2016 supera le 20 milioni di copie. Un successo annunciato, coronato da un trionfo ai Brit Awards con altri quattro premi. Tuttavia, 25 sembra aver perso l’occasione di fare un passo, coraggioso, verso uno stile che superasse l’enciclopedismo retrò e post-moderno di 21. Molte sono ancora ballate pianistiche e c’è un momento Folk che sembra insistere su uno stile in cui non sembra essersi mai distinta per originalità e carisma.

Spicca Send My Love (To Your New Lover), il momento più vivace, mentre troppo spesso Adele sembra non rischiare granché e “limitarsi” a confermarsi la cantante Pop sentimentale del decennio. Chiusura di una trilogia delle età, 25 costringe a pensare a cosa voglia essere da grande una delle voci più conosciute del mondo.


Discografia:

19 2008 6,5
21 2011 7,5
25 2015 6
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