Sunset Rubdown – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Sunset Rubdown sono la band di Spencer Krug, un musicista canadese già distintosi nei Wolf Parade.

Se Snake’s Got A Leg (2005) è ancora materia grezza, con una registrazione amatoriale. Rumoroso, pieno di fischi ed echi, disseminato di imprefezioni da lo-fi, l’album giunge ad una dimensione onirica quasi accidentalmente (Hope You Don’t Stoop To Dirty Words, I Know The Weight Of Your Throat). Gli esperimenti più elettronici sono poco più che bozzetti e non risollevano granché un esordio che è praticamente un demo.

L’esordio vero e proprio è Shut Up I Am Dreaming (2006). La fusione di Lo-fi, Psichedelia e Pop è intrigante soprattutto per il suo velo malinconico, nostalgico, intensamente emotivo e sovente trasognato. Il gusto melodico che è ben presente nei Wolf Parade affiora chiaramente in brani come They Took A Vote And Said No, giungendo ad una danza lacrimevole e quasi Folk che sembra accennare qua e là ai Beirut. La parte centrale dell’opera soffre di una lentezza che solo in parte compensata dalle dosi psichedeliche, ma Swimming è una nuova giostra melodica e The Man Called Horsemen There ha un gusto drammatico e funebre che la rendono la migliore del lotto. In sette minuti la marcia funebre diventa una lenta processione circense e sfocia infine in qualche eccesso Noise/Rock. Anche il finale, Shut Up I Am Dreaming Of Places Where Lovers Have Wings, è un lungo brano di 7 minuti e mezzo che ha uno sviluppo intrigante: si apre acustico, viene doppiato da fischi di sintetizzatore e lentamente cresce aggiungendo un carillon; dopo tre minuti abbondanti è un Noise/Rock melodico a prendere le redini della composizione, ma solo per poi tornare alla pacifica anima acustica; al quinto minuto un substrato ottantiano ed un ritmo ballabile segnano una svolta orecchiabile, una nostalgia da discoteca vintage che è impreziosita da substrati psichedelici.

Non si tratta di un album impeccabile, visti alcuni momenti dimenticabili, ma questo Shut Up I Am Dreaming è capace di un gusto melodico affascinante e di un paio di composizioni oltre i sette minuti che rendono giustizia ad un compositore con un grande gusto melodico ed un grande trasporto emotivo.

Random Spirit Lover (2007) è più caleidoscopico, psichedelico e chiassoso: spesso una giostra impazzita, più che un carillon, anche se la modulazione dell’intensità e della velocità permettono a Krug di sfruttare numerose sfumature stilistiche e compositive.

Basta The Mending Of The Gown per rendersi conto dell’imponente, quasi barocco, stile degli arrangiamenti. Up On You Leopard è la seconda giostra, arrangiata rigogliosamente, come nel Prog-Rock. In tutta l’opera è proprio questo stile d’arrangiamento stratificato e ricco che funge da fil rouge, mentre melodie dolci e commoventi sono sparse un po’ ovunque. Il passo tragico di Winged/Wicked Things mostra quanto a fondo può andare l’impatto emotivo; Cold Stands Up Grows Horns evidenzia le tendenze psichedeliche e progressive.

Krug è come sempre abile nel modulare l’intensità delle emozioni, come ben dimostra For The Pier, che lentamente cresce fino ad una policromia melodica che nel finale si trasforma in una coda ballabile.

The Taming Of The Hands That Came Back To Life è probabilmente il gioiello dell’opera: melodia, Noise-Rock barocco e assordante, melodie canticchiabili, variazioni “progressive”. Sono sei minuti che meritano di stare accanto ai brani migliori del Pop/Rock degli anni Zero.

Un disco di Pop Rock con spunti barocchi, tendenze ad evoluzioni compositive “progressive”, psichedelia dolce e ruvido rumore: se l’avessero pubblicato in Inghilterra, porbabilmente si parlerebbe di geni imcompresi ed epocali. In fondo, è un album accattivante, carismatico, pomposo, rigoglioso ma anche furbo; è tanto emotivo da apparire un po’ ruffiano e risaputo, anche se spesso sviluppi fantasiosi di idee un po’ risentite risollevano i brani. Da ascoltare, ma non imperdibile.

Dragonslayer (2009) è un delizioso disco Pop/Rock, generalmente più convenzionale, che è l’opera di un compositore fantasioso anche se raramente geniale.

La solenne Silver Moons apre con pompose volute melodiche, ed è tutta basata sul trascinante effetto emotivo e drammatico. Il balletto un po’ Glam ed un po’ Devo di Idiot Heart si carica nel finale di strati di chitarre quasi Shoegaze. Si tratta però di numeri senza grandi sorprese, fino a che Black Swan fa quello che ogni tanto gli riesce bene, e che lo rende meritevole di citazione fra i musicisti degli anni Zero: indovina un brano come Black Swan, che è tribale e selvaggio nel suo Blues paludoso e voodoo almeno quanto è melodico ed accattivante nei coretti e nei momenti più melodici, comunque filtrati da uno stile lo-fi.

Nightingale/December Song, di nuovo percussioni per i ritmi, è un mix di lo-fi, melodie da tristissima banda di strada e poetica della nostalgia. Il finale con Dragon’s Lair (10 minuti e mezzo) non vale tutto il tempo che richiede e perde l’occasione per elevare l’opera di una spanna.

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Voti:

Snake’s Got A Leg – 4,5
Shut Up I Am Dreaming – 6,5
Random Spirit Lover – 6,5
Dragonslayer – 6

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