100 Album Da Ascoltare Prima di Morire

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In queste pagine trovate i miei 100 album preferiti di tutti i tempi, ovvero quelli che più mi hanno entusiasmato, colpito, affascinato in molti anni di ascolti. Dovendo sceglierne 100, ho dovuto fare una selezione molto severa e lasciare fuori alcuni album grandiosi di band che reputo eccezionali. Per recuperare tutte le band che mi piacciono, però, puoi fare un giro qua.

Non arrabbiatevi se non trovate il vostro album preferito, in fondo questa è una lista che per forza di cose ha degli elementi di soggettività. Se sei interessato a capire quali sono i miei criteri quando giudico della musica, leggi questa pagina. In ogni pagina trovate anche i link per ascoltare direttamente l’album, nel migliore dei casi sia su Deezer che su Spotify, Youtube e Grooveshark: non avete neanche la scusa che è faticoso cercare gli album che vi consiglio! Se poi qualche termine non vi è chiaro e non conoscete gli artisti che cito nei miei spoloqui, provate a cliccare e se tutto va bene dovrei aver pensato io a mettere un link che vi aiuti a godervi meglio questa lista. Ora direi che non ci resta che iniziare, basta premere PLAY!

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Se non vuoi scorrere tutti i 100 album, puoi partire dalla posizione: 90 80 70 60 50 40 30 20 10

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31 thoughts on “100 Album Da Ascoltare Prima di Morire

  1. ha detto:

    Accidenti, soltanto ora mi accorgo di questa lista!
    Non avendo ascoltato che una piccola parte degli album presenti in lista – diciamo quelli più quotati perlopiù(anche se si tratta in tutti i casi di capolavori seminali) posso soltanto dire d’essere d’accordo con quelli che conosco.
    Davvero affascinanti come scelte! Pensi che scriverai mai schede su gruppi ed artisti che preferisci come Pere Ubu, VU o Wyatt? Sarei davvero interessato a leggerle se sono come quelle altre che ho letto!

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  2. Sono contento che tu possa trovare questa lista affascinante!

    Sulle schede di VU, Pere Ubu e Wyatt, diciamo che prima o poi è quasi sicuro che scriverò qualcosa,però sembrerà paradossale ma è molto più facile scrivere di band mediocri che di band che invece reputo grandiose. Per esempio con i Velvet Underground ho tentato almeno un paio di volte, previo ascolto completo della discografia, a scrivere qualcosa, ma sentivo che sarei caduto nella banalità, nel ritrito, nelle solite “lodi sperticate”, e non ultimo con formazioni di questo livello devo dedicare al riascolto ed alla stesura della scheda molti giorni, se non un paio di settimane, fra scritture, riletture, correzioni, aggiunte ecc. Non è come scrivere delle Spice Girl, insomma. Però, ovviamente, sarebbe contemporaneamente molto interessante ed importante per me scriverne una scheda completa.

    Però già da qualche mese mi riprometto di scrivere di grandi band come Metallica, Pink Floyd, Fugazi, Today Is The Day, Pere Ubu, VU, Robert Wyatt, Yes ecc., che ascolto da qualche anno con estremo interesse ma che non ho mai recensito. Parte di queste “assenze” è anche dovuta al fatto che fino a 3-4 anni fa non recensivo sistematicamente gli album, e quindi moltissimi ascolti precedenti al 2007 circa non sono mai stati recensiti, tuttavia, ripeto, cercherò di recuperare.

    Grazie del commento 🙂

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  3. ha detto:

    Mi farebbe davvero piacere leggere le schede su certi grandi(Neu!, Beefheart, Buckley, King Crimson… oltre a quelli già menzionati), poi mi rendo conto che non è certo semplice scrivere di questi artisti senza finire nei cliché! Sappi comunque che secondo me sei benissimo all’altezza: hai reso giustizia a grandi come i Faust, i Vampire Rodents, Soft Machine, Zappa, quindi per me ci riuscirai eccome!
    C’è un album che ti consiglierei: “Dialoghi del Presente” di Luciano Cilio, musicista al quale sono particolarmente affezionato, del 1977.
    Non è identificabile come un genere preciso: è classica moderna con tendenze prog(spoglio però da inutili prolissità), pre-ambient(alcune composizioni risalgono ad un periodo antecedente alla nascita del genere, mi sembra) e contaminazioni con la world-music. Te lo consiglio davvero!

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  4. Sono onorato da tanta fiducia! Non voglio essere noioso, ma come tu hai ben evidenziato, vorrei scriverne avendo qualcosa da dire che non siano i soliti cliché, tuttavia l’impegno e la voglia ci sono tutte, assicurato! Ti ringrazio molto, per me è un prezioso incoraggiamento!

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  5. flw 14 ha detto:

    non posso che apprezzare questa lista superba,malgrado sia in disaccordo su parecchi voti,voti che stabilisci con criteri ben precisi supportati da un ottima preparazione musicale immagino,buon per me che da ascoltatore ignorante ho la possibilità di soddisfare qualche piccola curiosità con gente molto più competente di me,noto con piacere(vedendo il confronto con altri voti,anche con un pò di perplessità) il 9 a the downward spiral,un disco che funge un pò da summa delle esperienze musicali precedenti del suo genere nonchè la più fulgida prova di reznor,capace di sublimare su un tappetto sonoro distorto e meccanico registri emotivi apparentemente inconciliabili(non lo troverei azzardato definire reznor il più grande cantante nel genere industrial),quindi mi trovo d’accordo a posizionare quel disco sopra gli altri capolavori del genere come the land of rape,streetcleaner,zeichnungen des patienten etc..eccetto per nail di foetus,a cui hai dato un 8,ed è qui che sorge la mia perplessità:è l’unico album in cui non riesco a percepire il divario con the downward spiral,ne tantomeno riesco a vederlo sullo stesso piano degli altri dischi che ho citato prima,non saprei spiegarlo ma c’è un qualcosa in più in quel disco che lo porta una spanna sopra,detto questo vorrei sapere cosa ne pensi e dove stanno le differenze di valore tra nail e the downward spiral

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  6. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato la lista, che è davvero sempre “in progress”.

    La mia “preparazione musicale” non saprei come definirla, per alcuni è indecente, per altri è notevole. Però sei stato gentile a considerarmi forse più esperto di quanto io mi ritenga.

    Sulla questione del 9 a The Downward e sull’8 a Nail, la questione, forse ti deluderà, è più semplice del previsto: conosco come le mie tasche Downward e mi sono convinto con approfonditi ascolti del suo valore, mentre di Foetus ho ascoltato Nail molto meno, e non mi sentirei di sbilanciarmi oltre un 8… per ora. Diciamo che potrebbe crescere o rimanere tale, puoi vederlo come un “8” provvisorio. Metto molto impegno prima di decidere se un album possa essere considerato un capolavoro di primissimo ordine (secondo i miei gusti, criteri ecc., quindi niente da prendere per oro colato e neanche per argento colato!).

    Mi è successo lo stesso con altri album, come Double Nickels On The Dime dei Minutemen, che per anni hanno avuto un tiepido 7,5 invece di un 9. E per i Cocteau Twins.

    Nel dubbio, previo approfondimento, difficilmente supero voti come l’8, anche perché l’esperienza mi ha insegnato che di solito finisco per abbassarli più che alzarli.

    Detto questo, Nail di Foetus è un album unico nel suo genere, e probabilmente si merita più del voto che trovi in lista ma… non saprei spiegare bene perché! Devo approfondire e recensirlo come merita, e vedere se modificare quel (già buono, intendiamoci) voto.

    Forse sembrerà strano, ma mi ci possono volere anni per decidermi su opere di un simile spessore, prima che insomma giunga a sentire di aver almeno “delimitato” la mia idea di un disco in parole e voti.

    Scusa il linguaggio un po’ astratto ma davvero non saprei come spiegarmi meglio senza diventare logorroico.

    Sarei contento di conoscere altri dischi su cui sei in disaccordo: un confronto con persone di mentalità aperta non può che farmi bene! Puoi anche, se vuoi, darmi una tua top 10 o simili, o insomma organizzare le tue opinioni/giudizi come meglio credi, mi interessano molto.

    Ti ringrazio molto degli spunti di riflessione. Sarei contento, in futuro, di analizzare l’intera opera di Foetus e poter essere finalmente preciso anche su Nail.

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  7. ha detto:

    Premesso che Nail di Foetus l’ho ascoltato una sola volta, devo dire che sicuramente è un grandissimo album, però neanche io mi sentirei di dargli un 9. Per me ci sono comunque vari album più meritevoli. “Astral Weeks” di V.Morrison per esempio secondo me meriterebbe un 9 e in generale tendo ad essere d’accordo con le varie scelte, stabilito che non ne conosco così tanti di album!
    Parlando di super-classici reputo particolarmente interessante e anche originale la scelta di “White Light/White Heat” al posto del primo dei VU.
    Senza nulla togliere alla banana, il secondo pur sviluppando le idee già presenti nel primo album, le stravolge definendo la poetica del gruppo in maniera più concisa e con uno stile decisamente più omogeneo e votato alla sperimentazione.
    Il primo disco, per quanto ottimo, a mio avviso poi non presenta un enorme equilibrio: certo questo giova alla eterogeneità dell’album, però secondo me la forza espressiva è leggermente inferiore. Ovvio che pezzi come “Heroin”(possibilmente il capolavoro dei VU a mio avviso)o “Venus in Furs” presentino una poetica perfettamente conchiusa e compiuta… però insomma, secondo me l’atmosfera decadente non trova ancora la massima espressione in questo album.
    Certo pezzi come “European Son” o “Black Angel’s Death Song” o i fraseggi di “All tomorrow’s parties” la dicono lunga anche sulla grande abilità del gruppo di mescolare elementi avanguardistici e free-jazz(oppure “I’m waiting for my man”, che riprende certo minimalismo), però non saprei come dire… il tutto mi sembra meno “potente”, meno espressivo, meno definito.
    Io li metto sullo stesso piano sia per importanza che per bellezza, però forse il secondo mi sembra – come ho ribadito – più “esatto”, paradossalmente(nonostante cioè gli sperimentalismi).
    P.S.: E di “Lorca” di T.Buckley che ne pensi?

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  8. Su Astral Weeks io ho un problema probabilmente tutto personale, ma fino ad adesso non sono davvero riuscito ad apprezzarne la grandiosa bellezza che tanti, anche grandi esperti, vi trovano. Non è polemica la mia, è che proprio non sono riuscito a vederci quella magia che molti vedono nell’album, che reputo notevole, affascinante ma non un “capolavoro”. La mia indecisione però è tale che non ho mai scritto una scheda su Van Morrison per questi motivi: voglio avere le idee chiare prima di andare “contro” a pareri autorevoli, molti molto molto più autorevoli dei miei.

    Scegliere fra i primi due dei VU è arduo, ed è solo recentemente che ho deciso di porre WL/WH un gradino sopra il grandioso esordio, soprattutto grazie a Sister Ray, una delle composizioni che preferisco in assoluto.

    Buckley è un cantante del quale sono profondamente invaghito. Scegliere fra Starsailor e Lorca (ma anche considerando Goodbye And Hello) è per me sempre stato molto difficile. Solitamente preferisco Starsailor ma Lorca è un album grandioso, da consigliare a chiunque apprezzi Buckley, i grandi cantanti e la sperimentazione vocale. Penso, scusate l’entusiasmo forse strabordante, che Buckley possa considerarsi il più grande cantante che abbia mai ascoltato. Le sue doti tecniche, espressive, comunicative sono per me “oltre” quanto fatto da qualsiasi altro cantante che abbia mai ascoltato. A tutto questo si unisce anche una componente musicale variegata, che lo ha portato a sperimentare molto (tranne l’ultimo album, che ritengo mediocre nel migliore dei casi). Lorca/Starsailor come VU&Nico/WL-WH, quindi, o come I e IV dei Faust: dischi grandiosi nelle solite discografie!

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  9. ha detto:

    Sì, anche sul primo e sul quarto dei Faust sono un po’ indeciso. Come giustamente dicevi nella scheda sul gruppo tedesco, nel quarto album viene forse meno la componente filosofica e poetica dell’esordio, però sostanzialmente canzoni come “Krautrock”, “Jennifer” e le altre restano dei capolavori non prive di un certo spessore.
    Quanto a Tim Buckley mi trovi d’accordo: oltre a possedere un’innata estensione vocale era uno dei grandi sperimentatori sia sotto un punto di vista più strettamente canoro che sotto un profilo musicale, generando contaminazioni con i più variegati stili musicali.
    “Goodbye and Hello” è forse l’album di Tim al quale sono maggiormente affezionato; sicuramente non c’era ancora la componente sperimentale che avrebbe contraddistinto gli album successivi, però c’era ugualmente una ricercatezza molto raffinata.
    Ma la grandezza di Tim Buckley era anche nella sua capacità di sperimentare generi e stili compositivi(parlo proprio di composizioni!)disomogenei.
    Come avevo detto nell’altro commento(quello sulle canzoni, se non erro)vi è per esempio una bella differenza tra lo stile dei brani di Starsailor(fusion, free jazz, rock psichedelico, avanguardia colta)e i deliri “acquosi” come “Love from Room 109”. O tra le vertigini, le spirali di depressione di “Lorca” e i riti ancestrali di una “Gypsy Woman”.
    Era profondamente mistico sia quando esplorava lo spazio siderale(Starsailor)che quando sondava le abissali profondità dell’animo umano(Lorca, appunto).
    In questo mi ricorda un po’ il Robert Wyatt di Rock Bottom, altro grande sperimentatore vocale con grandissime capacità compositive, anche lui in grado d’alternare sperimentalismi a rarefazione senza mai perdere la poetica coesione tra forma ed espressione.

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  10. Trovo calzante il paragone con Wyatt, ed è molto acuta la questione di Buckley come artista che sonda l’Universo come l’animo umano, infinitamente grande e realtà interiore, cosmo esterno e “cosmo” interno. Parliamo, in fondo, di due grandissimi. Anche di Wyatt, prima o poi, dovrò scrivere una scheda che renda giustizia alla sua immensa opera. 🙂 Grazie come sempre

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  11. ha detto:

    Scusami se mi dilungo però quando si parla di questi musicisti veramente mi riesce difficile trattenermi!
    Comunque la questione è molto profonda e difficile da enucleare in poco tempo. Il discorso della rappresentazione del cosmo interiore/esteriore secondo me è alla base dei grandissimi capolavori dell’arte. Parlando di album, mi vengono in mente per l’appunto “Irrlicht” di Schulze in cui vi è una sorta di rappresentazione del ciclo naturale d’ogni ente e, in sostanza, dell’universo stesso, oppure album come il primo dei “Faust” o “Rock Bottom”.
    “Rock Bottom” in particolar modo secondo me rende meglio di altri album questa convergenza tra interiorità ed esteriorità, utilizzando l’abisso come metafora dell’immersione nell’interiorità che è sostanzialmente l’ineffabile. Il mare simboleggia, al pari del cosmo siderale buckleyano, l’infinito, privo di limiti. A differenza di T.Buckley mi è sembrato però che la sua esplorazione costituisce in ultima istanza non semplice istanza alienante, ma un riconoscimento, un nostos, un ritorno a casa, dunque un ricongiungimento, amor fati.
    Dunque la differenza sostanziale tra il cosmo buckleyano e gli abissi wyattiani(inutile dire che però la “metafora marina” è utilizzata anche da Tim Buckley)è intuibile attraverso le vicende biografiche differenti: da una parte il naufragio, il debordare, rappresentato prima attraverso l’autoannullamento(Love from room 109 o Lorca, seppur con modalità differenti)poi attraverso lo smarrimento totale(Starsailor, The Healing Festival, per dire); dall’altra vi è invece un ricongiungimento che segue lo smarrimento… vi è perciò una rinascita, prima negata(Little Red Riding Hood), poi raggiunta(Little Red Robin Hood).
    Vi è dunque una differenza diciamo di esiti, se è possibile parlare di significati univoci(ovviamente pretesa utopica)tra queste opere, però in entrambi i casi vi è appunto una coincidenza tra interno ed esterno, tra microcosmo e macrocosmo, tra simbolo e realtà, tra l’ignoto sconcertante e l’assoluta consapevolezza.
    Per questo secondo me opere come Rock Bottom non possono che essere capolavori irraggiungibili in quanto ad umanità, espressività e “sintesi” musicale.
    E un discorso simile toccherebbe a dischi come Irrlicth o Faust I, per l’appunto.

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  12. Una prospettiva molto interessante. Sicuramente è possibile considerare questa chiave di lettura, che tu hai esposto con grande chiarezza nonostante la complessità del discorso. Non posso che ammirare la tua analisi, complimenti, mi sembra davvero molto interessante! Grazie di aver condiviso questa riflessione, il parallelo Buckley-Wyatt non mi è mai stato proposto, ed è un ottimo spunto di riflessione.

    Grazie mille 🙂

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  13. flw 14 ha detto:

    beh,finirei per diventare tediante se facessi l’elenco dei voti su cui sono in disaccordo,perciò preferisco segnalarti alcuni voti in particolare,per esempio gli 8 che fioccano per i black sabbath,una band che ha basato la propria carriera su quelle poche idee che hanno cementato le basi di un genere musicale,insomma a mio avviso i loro dischi,sin troppo monolitici,valgono più per quelle innovazioni che ripereranno all’infinito che per la creatività,un altro esempio da citare sarebbe il 9 a loveless,non solo è meno innovativo di it’s anything ma è anche privo di capolavori assoluti,e darei mezzo punto in meno a reign in blood e crazy rhythms,oltre che aumentare di un punto atomizer..inoltre noto un’abbondanza di ottimi voti per i pere ubu,probabilmente è la band più “pluridecorata”di questa lista,li conosco poco avendo ascoltato solamente the modern dance,un disco che ha prodotto in me una strana reazione,ho capito la sua grandezza e ne ho constatato la genialità,eppure non sono riuscito a godermi l’ascolto,quella racchiusa in quel disco è una bellezza difficile da metabolizzare..per quanto riguarda i miei dischi prefeririti,la mia lista è una top 20,perennemente in progress visto che non ho così tanti ascolti alle spalle,in ordine sparso atomizer,nail,lungo i bordi,suicide,passion,slow deep and hard,closer,the downward spiral,murmur,geek the girl,flowers of romance,passion,korn,crazy rhythms,creuza de ma,affinità divergenze,cosmic interception,bricolage,are we not men..we are devo,the land of rape and honey..infine se ti interessano suggerimenti di dischi adatti per questa lista,ti propongo bricolage di amon tobin,mentre per le liste dei 7,5 darei spazio a the lion and the cobra di sinead o’connor,il primo album degli stone roses e the three EP’s della beta band

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  14. flw 14 ha detto:

    dimenticavo di precisare che la lista non rappresenta per me la top 20 della storia del rock,ma è semplicemente quella dei dischi a cui sono maggiormente legato

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  15. Grazie mille del lungo commento, è comunque un motivo per ripensare tanti voti, eventualmente riascoltare, rivedere, rivalutare. Dovrei riascoltare Isn’t Anything, per poter entrare nel merito sui My Bloody. Ed anche Atomizer si meriterebbe di essere riascoltato tutto insieme (di soltio ascolto Jordan Minnesota e Kerosene). Per quanto riguarda i Pere UBu, c’è anche tanto “fanatismo”, chiamiamolo così, da parte mia, e devo ammettere che metto loro voti altissimi, però secondo me tutti meritati: qua però è una posizione mia che esula da quella di molta critica, che li considera sì ottimi, ma non così tanto ottimi! Che dire, ovviamente come dici tu c’è qualche divergenza, ma che grande top 20!

    Amon Tobin l’ho ascoltato (è fermo ad un 7,5) ma proprio qualche giorno fa ho riascoltato il disco e devo dire che mi ha stupito: grande album, vedrò di approfondire e magari rivedere anche quel voto, se mi sembrerà necessario.

    Mi segno volentieri e ti ringrazio, invece, gli altri due album!

    Sei stato molto gentile, grazie di esserti impegnato nel darmi una top20 e delle riflessioni che mi hai proposto. 🙂

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  16. ha detto:

    Interessantissima la scelta di “Flowers of Romance” dei PIL, anche a mio avviso tra gli album migliori di sempre. Volendo anche io alzerei di mezzo punto Passion di P.Gabriel, a mio avviso un capolavoro, ma più o meno siamo lì!
    Quanto ai My Bloody Valentine non posso smentire né confermare nulla, avendo ascoltato soltanto “Loveless”. Devo comunque dire che secondo me è un grandissimo album, forse un capolavoro, anche se non c’è un pezzo che spicca nettamente rispetto agli altri(si citava Sister Ray in WL/WH).
    Sui Big Black sono ignorantissimo: conosco soltanto la sopracitata “Kerosene”, che per giunta reputo un capolavoro! Stesso dicasi per i Feelies che mi hanno però colpito molto. C’è un pezzo di The Good Earth – Slipping(into something) – che sembra quasi un rifacimento di “Heroin” dei VU.
    Qualche altra aggiunta infine: “Dialoghi del presente” di Cilio e “Unit Structures” di C.Taylor(se è possibile citare anche album jazz). Per ora non mi viene nient’altro in mente!

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  17. Sul Jazz ho enormi lacune, quindi reputo inattendibile praticamente ogni mio giudizio su quel genere! Ti ringrazio comunque dei consigli. Flowers Of Romance mi fece unìimpressione “tiepida” ma poi leggere Simon Reynolds me lo ha fatto rivalutare, anche se, forse come eredità di quel primo impatto, ancora non lo valuterei un album da 9. Però, ecco, non ho nessuna pretesa di avere giudizi “giusti”, mi fa molto piacere leggere questo tipo di commenti e poter rivedere, ripensare, rivalutare tante mie idee, posizioni e scelte. Grazie del commento!

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  18. ha detto:

    Io sul jazz sono messo malissimo!
    Ah, un’altra cosa: io sono forse tra i pochi a preferire al primo disco dei Neu!(già un capolavoro) il secondo! Come lo valuteresti?

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  19. Preferisco il primo, ma il secondo è tutt’altro che un disco di secondo piano, ed ha un valore storico non indifferente. Spesso ascolto con più “piacere” il secondo, ma il primo lo reputo leggermente superiore, anche se meno divertente come ascolto. Neu 2, soprattutto con la questione dei remix, mi fa divertire molto, la trovo sinceramente spassosa (ed avanti anni luce, queste cose le stanno usando in modo marginale ancora oggi dischi recentissimi, come la scena footwork). Quindi direi che seono due grandi dischi, anche se, ripeto, la mia preferenza va al primo. Però, ecco, non è come dire che il migliore di Tim Buckley è l’ultimo 🙂

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  20. ha detto:

    Sì, la limitatezza tecnica del duo ha consentito loro di trovare quasi una risposta “postmoderna”!
    Il secondo album lo preferisco al primo, anche se devo dire che canzoni come “Hallogallo” e “Negativland” sono a mio avviso tra i capolavori assoluti del rock… e personalmente ci metterei anche “Sondgerabot”!
    Personalmente poi, ora che ci penso, darei 8.5 – 9 a “Meet the Residents”, personalmente uno degli album più sorprendenti, anche se per il momento resta l’unico dei Residents che ho interamente ascoltato.

    Per quanto riguarda il resto c’è un album che ti proporrei e che personalmente amo moltissimo: “The Emotional Plague” dei Supreme Dicks!
    L’ho trovato uno dei migliori dischi degli anni ’90, a mio avviso degno d’essere affiancato agli altri album capitali del decennio(Slint, My Bloody Valentine, Vampire Rodents, Dirty Three, Tortoise, ecc…). Oltre che essere un album psichedelico e onirico come pochi altri è uno di quelli in cui vi è una maggiore ricercatezza “melodica” per cui i brani cambiano continuamente forma, plasmandosi in base ad una sorta di “flusso di coscienza”(a tale proposito si potrebbe ribadire il paragone Joyce/Van Morrison che però non c’entra assolutamente niente con i SD!).
    In quest’album tanti sembrano i richiami: i Pere Ubu, il Tim Buckley lorchiano, il Nick Drake più depresso… davvero te lo consiglio se non l’hai ancora ascoltato! Per me è un capolavoro!

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  21. Grazie come sempre del commento. Sui Residents, non posso che consigliarti almeno Not Available e Eskimo, album diversi ed entrambi stupendi, secondo me, anche se anche l’esordio è un album di alto livello ovviamente.

    I Supreme Dicks invece mi mancano, grazie di avermeli “ricordati”, cercherò di colmare questa lacuna quanto prima!

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  22. ha detto:

    Grazie per la risposta! “Not Available” è tra gli album che più voglio ascoltare per varie ragioni. Per profondità è stato paragonato al primo dei Faust(che proprio ieri ho riascoltato): se a questa maggiore profondità è abbinata una varietà stilistica pari a quella di Meet the Resident già posso immaginare il valore dell’album!

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  23. flw 14 ha detto:

    i supreme dicks sono una di quelle band ingiustamente relegate nell’anonimato persino tra la critica specializzata,restando in tema di psichedelia-avanguardia anni 90,mi balza alla testa roy montgomery e le sue bands,altri grandi artisti caduti nel dimenticatoio,che propongo nel caso non li avessi mai ascoltati

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  24. Lo dico io che devo ancora ascoltare migliaia di album interessanti! Ho iniziato ad ascoltare i Supreme Dicks e li trovo molto interessanti (ma mi pronuncerò, per quanto vale, quando avrò ascoltato anche il terzo album). Grazie dei consigli, sono preziosissimi!

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  25. ha detto:

    Roy Montgomery è in programma da un po’ ma non ho ancora avuto modo d’ascoltarlo… oggi ho ascoltato un paio dei pezzi dei This Heat e mi hanno colpito moltissimo… anche loro tra i prossimi ascolti(e tra i più promettenti)!

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  26. Ma solo io ho il vago pensiero che i voti presenti in questo sito non siano altro che una spudorata copia di quelli di Scaruffi? Insomma, ho cercato decine e decine di artisti in cerca di qualche differenza ma sembra quasi un copia e incolla! Ogni artista ha gli stessi voti di scaruffi, magari con una piccola variazione (se il disco ha un voto superiore o uguale a 7 la variazione è di 0,5, altrimenti anche di 1). Trovo questo fatto sconcertante!

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  27. Mi dispiace Giovanni leggere le tue parole. Non sei il primo che avanza questa critica, con i toni aggressivi e parole simili. Me ne hanno dette di ogni, le più infamanti. Se i miei voti sono simili a quelli delle schede di Scaruffi é perché concordo con lui. Se hanno differenze piccole é perché concordo solo in parte. Se i voti sono molto differenti é perché non concordo quasi per nulla. Non copio, concordo. Avrai notato che sul sito ci sono anche centinaia di recensioni che Scaruffi non ha mai fatto: su quelle non so cosa pensi Scaruffi e in genere poco mi interessa. Di siti che hanno orientamenti critici molto diversi, comunque, é pieno il web e io mi diverto a scrivere quelle che penso essere recensioni equilibrate. Non mi interessa né differire né somigliare a nessuno, pur apprezzando molto di quello che Scaruffi ha scritto su alcune band.

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