Big Daddy Kane – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Antonio Hardy è diventato famoso come Big Daddy Kane, uno dei nomi di punta dell’Hip-Hop della golden-age, quel periodo che approssimativamente copre l’arco di tempo fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Egli fu soprattutto uno dei primi MC a perfezionare le tecniche del Rap. In particolare si fa notare per la velocità del suo flow,

Nell’esordio Big Daddy Kane (1988) è coadiuvato da Marley Marl alla produzione. Il tema principale dell’album è quello della bravura dello stesso Kane, che ci vanta e si elogia da solo dall’inizio alla fine. Altre tematiche sono l’Africa ed in sentimenti, come vuole il periodo nella musica Hip-Hop.

I brani maggiori, pur un esordio equilibrato e fluido, sono l’inno di Long Live The Kane, l’aggressiva Raw, la sincopata Set It Off, la sensuale e jazzy Ain’t No Half-Steppin’. L’unico momento da dimenticare completamente è The Day You’re Mine che prova una ballata sentimentale che è tanto ruffiana quanto di cattivo gusto, oltre che per le scelte musicali banali anche per il fatto che Kane non perde l’occasione per vantarsi anche in questo contesto.

It’s A Big Daddy Kane (1989) è un’opera maestosa ed imponente, che sfora i 76 minuti (rispetto ai 46 dell’esordio). Il maggiore motivo di interesse è lo spettro stilistico: dal motivetto orecchiabile, alla musica da discoteca, al Dub colloso, fino al documento live aggressivo e grezzo, passando per qualche ballata un po’ superflua (la migliore è To Be Your Man). Questo secondo album è un tour stilistico su alcune delle possibilità dell’Hip-Hop, in un periodo in cui non era ancora un genere completamente esplorato.

La title-track è una dimostrazione di fast-rap entusiasmante, doppiata in parte da Another Victory. Children R The Future rallenta verso un Dub allucinato, mentre Wrath Of Kane mostra la furia di cui forse sono capaci solo i Public Enemy in quel periodo. The House That Cee Built è una Disco/Dance discretamente avanti come sound rispetto alla sua epoca, anche se tremendamente effimera e disimpegnata. On The Move è il momento che fonde al meglio Funk e orecchiabilità.

Più vario il canzoniere, più variegata la produzione (affidata non più al solo Marley Marl), più virtuosismo nei fast-rap: questi i punti di forza di un secondo album che per certi versi supera il già interessante esordio, e che viene svantaggiato solo da una lunghezza complessiva che porta con sé qualche momento minore in più.

Taste of Chocolate (1990) si propone come l’album dell’affermazione di Kane come sex-symbol auto-proclamato. Indubbiamente rimane avvincente la velocità del fast-rap di episodi come Cause I Can Do It Right, ma momenti più radiofonici come Who Am I e continui riferimenti sessuali più o meno espliciti (No Damn Good), o ancora gli ormai ritriti momenti di autoesaltazione non fanno che attutire l’originalità dell’opera. Il duetto con Barry White in All Of Me è quasi comico, tanto è stereotipato.

La produzione, affidata per la maggior parte allo stesso Kane, sembra aver registrato un calo rispetto al recente passato.

Prince Of Darkness (1991) è un album che punta su più Soul e, oltre a far bella mostra del suo fast-rap, aggiunge davvero poco altro che valga la pena di citare.

Looks Like A Job For Big Daddy Kane (1993) è un parziale ritorno alla forma. Una schiera di produttori aiuta il suono a farsi più vario e creativo. How U Get A Record Deal? è tagliente, ritmicamente cupa e sottilmente allucinata: merita di essere uno die brani migliori della discografia. Il resto è vicino a quanto fatto nel secondo album. La più lenta e collosa Rest In Peace e l’aggressiva Here Comes Kane Scoob And Scrap sono due momenti da ricordare di un album che non sarà sperimentale, ma si dimostra quantomeno al passo con la scena del periodo.

Daddy’s Home (1994) è vicino all’album precedente, fra retroguardia e contemporaneità. C’è quello che già sappiamo di Big Daddy Kane, compreso il fast-rap di Let Yourself Go e le pose da latin lover.

Veteranz’ Day (1998) aggiunge Uncut Pure ai singoli più convincenti della discografia, ma per il resto è solo un album di un rapper che un tempo era parte delle avanguardie del genere, mentre adesso suona come retroguardia.

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Voti:

Big Daddy Kane – 7
It’s A Big Daddy Kane – 7
Taste of Chocolate – 5,5
Prince Of Darkness – 4,5
Looks Like A Job For Big Daddy Kane – 6
Daddy’s Home – 5,5
Veteranz’ Day – 4,5

 

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