Nas – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Nasir Bin Olu Dara Jones diventa famoso come Nas, uno dei più celebrati rapper della East Coast statunitense. Campione di vendite, rapstar con pochi rivali, Nas è stato una delle figure più importanti per la rinascita della scena dell’Atlantico, anche se gli album successivi al primo non hanno mai bissato la qualità e l’importanza dell’esordio Illmatic.

Nas è stato importante per la sua fantasia narrativa, per l’attenzione che presta sia alla produzione che ai testi e per aver riportato l’Hip-Hop alla strada ed alle sue storie. Il suo stile è caratterizzato da un flow fluido, a tratti coloquiale e dall’uso delle multisyllabic rhymes, cioè rime che superano la singola sillaba.

Illmatic (1994) è fatto di testi elaborati e “crudi”, che parlano di droga e violenza, nonché di crimine. Illmatic è stato uno di quegli album che ha riportato l’Hip-Hop ad una musica per ghetti e reietti, una musica di strada invece che una musica ballabile. In fondo Illmatic è un album che sembra reagire alla commercializzazione del primo Hip-Hop alzando la sfida dell’ascolto con tematiche più controverse e con un sound più minimale e meno ruffiano. Si inserisce nel filone di Enter the Wu-Tang del Wu Tang Clan e condivide la scena con Ready to Die di Notorious B.I.G., mentre si allontana dal G-Funk che era iniziato con album come The Chronic di Dr. Dre.

L’inno della dura vita di strada è NY State Of Mind, ossessiva e cupa, con un Rap fluido e tagliente. Il momento più orecchiabile è The World Is Yours, uno dei più accattivanti brani Hip-Hop del periodo. Memory Lane, One Love, It Ain’t Hard To Tell sono altri momenti importanti di un album che racchiude una rinascita della East Coast, lontana dal sound degli Arrested Development ed altri artisti “Native Tongues”.

L’album è spesso considerato un anello fra l’Hip-Hop della Golden Age ed il futuro successo dell’Hardcore Rap che spopolerà nei secondi anni ’90. Il suono meno suntuoso e meno “prodotto” di altri lavori contemporanei (De La Soul per es.) sembra segnare una differenza alla scena dell’Hip-Hop alternativo del periodo, pur integrando elementi Jazz che da quell’ambito provengono. Al netto del successo, lo stile di Nas ha avuto impatto sui testi, sulla tecnica Rap, in parte sulle tematiche, ma difficilmente (credo io) l’album supera lavori contemporanei come The Chronic di Dr. Dre per originalità ed impatto sulla Storia del genere.

It Was Written (1996) si avvicina al G-Funk e ad un sound più orecchiabile. The Message è l’inno dell’opera, mentre Street Dreams è il motivetto più accattivante. La vicinanza allo stile di Dr. Dre si palesa in Nas Is Coming, segnando simbolicamente l’avvicinamento ad un immaginario Gangsta. In generale non c’è più quel sound che rendeva l’esordio un album diverso dalla folla delle opere del suo genere.

Ugualmente diviso fra produzioni attente, idee non molto originali e qualche momento da ricordare è I Am… (1999). Hate Me Now (con Puff Daddy) ha un refrain che riprende l’O Fortuna di Carl Orff ed è il momento più orecchiabile dell’album assieme al ritornello di Favor For A Favor. Small World è uno dei momenti migliori della discografia, se non altro per quel procedere ciclico e gli archi sullo sfondo che la trasformano in una ballata superiore alla media delle riflessive ballate dell’Hip-Hop. L’album inaugura la tendenza alla prolissità: supera i sessanta minuti, aumentando la richiesta di pazienza all’ascoltatore soprattutto per la sovrabbondanza di materiale Gangsta.

Dal mediocre all’imbarazzante il passo è breve, così Nastradamus (1999) è un album pubblicato per reagire ai bootleg che circolavano illegalmente. Raffazzonato e poco originale, è il più tracurabile della discografia fino a quel momento.

Stillmatic (2001) è accolto meglio dalla critica e dal pubblico, anche se ha giusto qualche momento più ficcante e meno spudoratamente commerciale. Lo scontro con Jay Z aumentò l’hype, ma era solo l’ennesima faida fra rapper.

God’s Son (2002) è un lavoro più autobiografico, segnato dalla morte della madre. Potrà essere toccante, magari, ma ha poco di originale e rilevante a livello storico.

Street’s Disciple (2006) opta persino per un doppio album, che sazierà i fan. Hip Hop Is Dead (2006) conferma la fine della faida con Jay-Z e conta numerose collaborazioni. Entrambi gli album aggiungono molto poco a quanto già detto nel resto della discografia. Nello stesso anno dell’esordio di Burial il sound suona antiquato, ed anche nell’ambito Hip-Hop artisti come Aesop Rock surclassano in originalità e fantasia l’opera di Nas. Sembra però che l’artista abbia ottenuto un riconoscimento ormai assoluto, e tanto basta per far vendere i nuovi album, evidentemente.

Nas (2008) continua senza rinnovare granché.

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Voti:

Illmatic – 7
It Was Written – 5,5
I Am – 5
Nastradamus – 4
Stillmatic – 5
God’s Son – 4,5
Street’s Disciple – 4
Hip Hop Is Dead – 4
Nas – 4

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