Protest The Hero – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Protest The Hero

I Protest The Hero, dal Canada, suonano un Metalcore che ha la complessità e la varietà stilistica del Progressive Metal ed il pathos dell’Emo.

Kezia (2006) gli presenta come capaci di brani intricati e virtuosistici, al limite della schizofrenia e dell’ossessione, ma stemperati da un uso della voce quantomeno variegato ed eterogeneo e da una vena melodica mai sopita che riduce la cerebralità di queste composizioni. La travolgente No Stars Over Bethlehem, le acrobazie millimetriche di Bury the Hatchet, la drammaticità di Blindfolds Aside, la notevole prova vocale di She Who Mars The Skin Of Gods, il pathos travolgente di The Divine Suicide of K. ed il finale con A Plateful Of Our Dead (cori bellicosi, growl, cantato pulito, finale acustico) affermano la band come una proposta originale e affascinante, travolgente ed adrenalinica in quella nicchia delle volte etichettata come Progressive Metalcore.

La struttura dell’opera, che si configura come un concept album, aumenta la profondità dell’ascolto.

Fortress (2008) rinuncia in parte alla vena melodica per affondare sul versante più Metal, qua da considerarsi declinato in numerosi stili differenti. In Bloodmeat sembra di sentire i Mars Volta, con la loro febbrile carica, farsi conquistare dalle legioni demoniache del Death Metal. La struttura compositiva è piena di cambi ritmici e virtuosismi, e lascia che melodia e aggressive scariche di violenza si alternino con sorprendente efficacia, come in The Dissentience. Intrise anche di assoli e cascate di note, queste composizioni sono dinamitarde e pirotecniche, ma non senza respiro: Bone Marrow, per esempio, si acquieta per un attimo in un mood psichedelico e scopre una vena che trasforma il finale in un dolcissimo solo di pianoforte. Il pathos dell’esordio in alcuni frangenti, come Spoils, passa tramite il Prog-Metal verso il Power Metal. Forse gli ultimi brani sono quelli che aggiungono meno ad un simile concentrato un po’ schizofrenico di idee. L’ascolto è frenetico, il “montaggio” è quasi epilettico, ma sotto il nugolo di melodie, virtuosismi, cambi stilistici si intravede chiaramente una struttura geometrica, matematica, razionale. Con Fortress l’idea di Progressive Metal che abbracci Post-Core e Metalcore è praticamente una realtà confermata, ed i Protest The Hero gloriosamente siedono al trono.

Scurrilous (2011) è meno violento e per questo più vicino al Progressive Metal più che al Metalcore, nonostante siano ancora presenti momenti di aggressività. C’Est La Vie mostra il nuovo corso e lo presenta al meglio, e fa coppia con Tandem nel gruppo dei brani da ricordare: frenetici, melodici, tecnici, variegati, stilisticamente onnivori. Il brano più schizofrenico è Tapestry. Per un brano come Termites il confronto con i miglior Mars Volta non è più un’esagerazione.

Al canto Rody Walker ha integrato uno stile vicino al Metal classico, ispirato vagamente anche a delle tendenze operistiche, mentre è diminuito l’uso di scream e growl. Il resto della band dà fondo alle proprie abilità tecniche.

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Voti:

Kezia – 7
Fortress – 7
Scurrilous – 6,5

 Le migliori canzoni dei Protest The Hero

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