Anna Calvi – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Anna Calvi è una cantautrice inglese che ha interessato la stampa internazionale con l’esordio Anna Calvi (2011), dove suona una musica umbratile, noir, degna di un film di Tarantino musicato da Morricone.

L’opener di grande effetto si intitola Rider to the Sea, uno strumentale per chitarra degna del Morricone già citato. Dopo oscure premonizioni attraversano No More Words, un Blues maledetto, e la più tesa Desire, un inno che parte come potrebbe Bruce Springsteen e poi si fa coinvolgere dal sound corposo che richiama gli Arcade Fire (che rispuntano anche in Blackout).

Un possente groove guida Suzanne And I, un minaccioso riff che riverbera, dolcezze Soul, un bagno etereo nel bel mezzo del brano, un vibrante finale: uno dei brani migliori. Tornando al buio ed all’atmosfera noir, First We Kiss è un viaggio notturno e decadente che si impenna in un coro di dannati, si decora di sprazzi orchestrali, si chiude come con l’emozione angora in gola, soffocata. The Devil, sempre nel clima noir, si impenna in ricami chitarristici che mutano in gorghi infernali su cui la Calvi canta potente, stentorea, implacabile, statuaria: una grande prova di dramma in musica, da ricordare. Morning Light tenta una via diversa, un assordante preghiera dominata da un disturbante drone che contrasta con l’esile accompagnamento musicale e la esanime linea vocale: una visione, più che una canzone. Love Won’t Be Leaving è un intenso bisbiglio, un oscuro mantra esoterico, un rito proibito che si eleva in uno splendido ritornello, che sembra un volo liberatorio nella luce dopo settimane di buio.

Tutta l’opera vive dell’atmosfera noir, oscura ma non ottusamente gotica, una malinconia dolce, un’estetica maudit, una voce potente, vibrante, che sconquassa l’anima. Non c’è dubbio che il canto sia protagonista in generale, ma la musica è tutta sufficientemente originale, con alcuni vertici da non trascurare. Nick Cave, Pj Harvey, Patti Smith si sentono più di Tim Buckley, e se non si tratta certo di rivoluzione, è un altro viaggio nel mondo oscuro ed inquieto della musica.

One Breath (2013) vede Anna Calvi prodigarsi in un’opera più varia e imprevedibile. Rimangono le sfumature noir, rimane l’afflato emozionante, ed uno stile ancora riconoscibile di chanteuse passionale e sofisticata. Piece By Piece tenta una strada da Synth-Funk sbilenco, un gioco sonoro difficile da inquadrare, fra pose sensuali e ritmi meccanici, fra svolazzi di synth e interventi possenti di stampo orchestrale: è uno dei pezzi più visionari del periodo. Ci si raccoglie attorno alla sua voce in Sing To Me, fino a quando sospiri orchestrali spingono la melodia verso vette celestiali, prima di tornare nel buio. One Breath, altre grande momento, fonde un bisbiglio intimista ad un assalto Noise che poi diventa una dolce musica Classica. C’è spazio per alcune scorie Punk in Love Of My Life, prima fracasso assordante e poi coda à la Neu, ma nulla davvero da ricordare. La ricercata veste sonora di Carry Me Over è un altrosussulto del disco, in un clima esotico e noir. La chiusura con Bleed Into Me e The Bridge è intimista e suggestiva. La Calvi sembra aver trovato il modo di esprimere la propria personalità in un album che aggiunge dettagli e variazioni allo stile presentato nell’esordio, arricchendolo.

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Voti:

Anna Calvi – 6,5
One Breath – 7

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