Mariah Carey – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Mariah Carey è stata una delle cantanti che hanno avuto più successo negli anni ’90. Dietro ai singoli che hanno scalato le classifiche uno dopo l’altro si cela una voce che è fuori dall’ordinario: una estensione vocale impressionante, che si aggira attorno alle cinque ottave, è supportata da un controllo invidiabile ed una padronanza di un numero nutrito di virtuosismi e di esercizi d’alta classe.

Rifacendosi alle dive Soul, al Gospel ed in parte all’R’n’B classico, la Carey ha sviluppato la sua carriera seguendo però dei modelli musicali tutto sommato banali.

La sua incredibile voce è stata messa al servizio di brani professionali, ben prodotti, adatti al grande pubblico ma sostanzialmente già sentiti e risentiti.

I primi album furono quelli dove venne fissato lo stile degli esordi. Mariah Carey (1990) introdusse la sua formidabile abilità vocale, famosa per il registrio di “fischio”. I Don’t Wanna Cry, Vision Of Love, There’s Got To Be A Better Way, Love Takes Time furono cinque singoli di grande successo, e cinque brani che meritano di diventare dei classici del loro genere, un educato Soul-Pop. L’album ha venduto più di 10 milioni di copie.

Emotions (1991) ammiccava al ballabile da discoteca nella title-track, per il resto faceva quel che aveva fatto il primo album (per esempio Can’t Let Go) senza aggiungere nulla di nuovo. Non sono album che si ascoltano perché inventano qualcosa, sono album per amanti delle ballate Soul e per i ballabili Soul/Funk, o semplicemente per chi vuole godersi una voce di tale fascino. Le forme musicali e sostanzialmente anche lo stile di canto non sono granché innovativi, per non dire di peggio.

Music Box (1993) continua l’epopea. Dreamlover e Hero arriveranno al numero uno negli USA. In fondo, l’album è sempre posato, elegante e professionale come ci si potrebbe aspettare, ma segue un copione ovvio.

Merry Christmas (1994) è un successo fatto di canzoni natalizie: il massimo della prostituzione artistica, ma non esattamente una sorpresa per una tizia che con 5 ottave canta canzoni degne di un Greatest Hits da cestone del Carrefour.

Daydream (1995) inizia il secondo periodo: più ritmo, più vitalità e più Hip-Hop. La voce è ancora la protagonista e la cosa più interessante, ma finalmente in Fantasy scorre una energia giovanile, un barlume di novità. Poi, certamente, l’Hip-Hop/Funk che propone è tutt’altro che avanguardia, ma accontentiamoci. C’è spazio per un’altra ballata milionaria come One Sweet Day e per tanti richiami al passato, a conferma che qualcosa è cambiato, ma non così tanto infine. Ha venduto più di 25 milioni di copie.

Butterfly (1997) crea il suo modello di brano di successo di fine anni ’90. Funk ed Hip-Hop dove si alternano voci maschili testosteroniche e vocalizzi virtuosi con i numerosi ma ormai risaputi trucchi di derivazione Soul. Le pose sono sensuali, da Popstar per trentenni, non per cinquantenni. Honey è praticamente uno shock, che viene bilanciato da un resto della tracklist molto più morbido, su Soul, Gospel e R’n’B. Se siete in cerca di idee innovative, potreste scoprirvi minacciati dalla narcolessia molto spesso.

Rainbow (1999) replica l’idea di Honey: rapper con voce maschia (Jay-Z) che contrasta con i vocalizzi virtuosi in Heartbreaker, clamoroso successo di vendite. L’idea ritorna, declinata con variazioni, in How Much (con Usher). La Carey miagola come solo lei sa fare (Bliss) e tira avanti l’opera più del dovuto, ma vende comunque benissimo.

Il limite più grande di questa discografia è che la Carey sente il dovere di mostrare praticamente in ogni brano quanto è brava a cantare. In definitiva, è quella l’unica cosa interessante della sua discografia, mentre per i rotocalchi è intrigante scoprire quanto vendono i suoi singoli o quale rapper ha deciso di partecipare.

La massima novità è quella di unire un vocione maschile alla sua incorporea e virtuosa vocalità, ed è un’idea che sfrutta così massicciamente da invecchiare velocemente. Struttura, tematiche, arrangiamenti, melodie e tutto il resto appaiono troppo spesso dozzinali e, finito lo stupore per l’estensione incredibile e la duttilità vocale portentosa, rimane un pugno di mosche ed un conto in banca milionario.

Glitter (2001), che fa da colonna sonora ad un film trattato male dalla critica, ed il successivo Charmbracelet (2002) con Boy (I Need You) (feat. Cam’ron) continuano una storia senza sconvolgimenti. I rapper abbondano, ma ormai l’effetto deja sentì è eccessivo.

I più tenaci possono provare The Emancipation Of Mimì (2005), E=MC2 (2008), Memoirs Of An Imperfect Angel (2009) e concludere con Merry Christmas II You (2011). Si tratta di album che aggiungo poco ad un repertorio che mai è stato originale. In genere, il pubblico che poteva apprezzare gli esordi non dovrebbe rimanere troppo deluso.

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Voti:

Mariah Carey – 5,5
Emotions – 4,5
Music Box – 4
Merry Christmas – 3
Daydream – 5
Butterfly – 4
Rainbow – 4
Glitter – 3
Charmbracelet – 3
The Emancipation Of Mimì – 3
E=MC2 – 3
Memoirs Of An Imperfect Angel – 3
Merry Christmas II You – 2

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