Christina Aguilera – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Christina María Aguilera è una cantante statunitense che sul finire degli anni ’90 ha fatto parte della compagine delle nuove teen-idol assieme a personaggi come Britney Spears.

Fiumi di inchiostro e miliardi di bytes sono stati utilizzati per descriverne per filo e per segno ogni aspetto della vita più o meno privata e, dopo l’avvento del periodo “sessualmente esplicito”, pochi centimetri della sua pelle sono scampati a minuziose analisi di fan e giornalisti di gossip.

L’esordio fu, commercialmente parlando, glorioso: Christina Aguilera (2000) fu trainato dal singolo-tormentone Genie In A Bottle e supportato anche da What Girl Wants, in realtà inferiore. Il resto del disco propone Soul-Pop tinto di Hip-Hop con la leggerezza delle Spice Girls. La Aguilera mostra di saper usare la voce, ma certo non è Mariah Carey. L’immagine di ragazzina adolescente sensuale e sessualmente stuzzicante, però, è perfetta per vendere tanto: ha superato abbondantemente quota 8 milioni.

Mi Reflejo (2000) rimischia le carte quel che basta per vendere il prodotto al mercato di lingua spagnola. Niente dei nuovi brani vale la pena di essere menzionato, e le trasposizioni dall’inglese sono compitini per professionisti della musica più che per artisti. Sembra aver venduto oltre 600.000 copie, ed è plausibile pensare che così abbia ottenuto il suo obiettivo.

Stripped (2002) la presenta in topless sin dalla copertina e per quanto la Agiulera dica che il titolo si riferisce al suo cambiamento artistico, il video di Dirrty la propone come icona soft-porn. Il disco, per quanto conta, è terribilmente prolisso. A fronte di pochi brani che presentino idee quantomeno non dozzinali c’è una tracklist di 20 canzoni, quando probabilmente in un secolo di carriera la Aguilera non comporrà mai 20 canzoni da ricordare. I brani, per quel che vale, sono un misto di Hip-Hop, Soul e Pop, con tanto di ballate che suonano un po’ ipocrite come Beautiful. Fighter, invece, ammicca al pubblico Pop/Rock di band come gli Evanescence.

Sfruttata anche quell’immagine da sex symbol, Back to Basics (2006) torna indietro ad influenze Soul, Jazz ed R’n’B. In questa veste la Aguilera può presentarsi con una nuova immagine, ispirata agli anni ’40 e ’50. Le canzoni, che probabilmente sono un fatto marginale, centrano qualche volta più del solito il bersaglio, specialmente in Candyman. Molto, però, rimane trascurabile, compresa la ballata Hurt, La durata, che sfiora gli ottanta minuti, sopravvaluta di molto la peculiarità della sua musica.

Il post-Lady Gaga, la Dubstep, l’arrivo al successo dell’ondata di nuova musica inglese porta la Aguilera a cambiare di nuovo tutto. Bionic (2010) è però un imbarazzante ed affannoso tentativo di stare al passo con i tempi. Più cupo, claustrofobico e robotico l’album è in fondo un pasticcio reciclato di Elettro-Pop e volgarità da discoteca, in cui gli ammicchi sexy suonano tremendamente datati. In definitiva sembra più attempato questo Bionic che il precedente Back To Basics: qua si cerca di seguire più o meno nelle mode, il risultato la fa sembrare ancor più irrimediabilmente incapace di proporre un album di spessore.

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Voti:

Christina Aguilera – 3,5
Mi Reflejo – 2
Stripped – 3,5
Back to Basics – 4
Bionic – 3

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