Submerged – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Submerged

Submerged è una formazione statunitense che si riallaccia alle istanze più violente della Drum’n’Bass (per es. Alec Empire) e le intinge in una oscurità gotica e funebre, facendo tesoro nei momenti migliori di una commistione stilistica di Rock, Metal e Jazz a contorno dell’elaborata scelta di groove.

Stars Lights the End (2007) è un una tempesta di ritmo, synth distorti, efferatezze, frenetica giustapposizioni.

L’incubo di frenesia gotica di Last Gasp Of The Shitbat è mitigato solo da un refrain melodico. Sulla solita strada prosegue Ezekial Choke, segnata da vertigini chitarristiche degne di un Hendrix (ma è una chitarra o un synth?).

Frammentando ritmo e sample, l’opera si sublima in un frenetico collage teso e aggressivo, venato di una cupidigia asfissiante (per es. l’Industrial opprimente di Ghosting, con epilessi Jungle). Frenetica è la corsa di Frank Booth, mentre Doppelganger riscopre un’anima meno estrema, un ritmo Funk, melodie Pop aliene.

Il primo gioiello arriva probabilmente con Gutter, praticamente il Big Beat all’ennessima potenza, ovvero frenetico groove Jungle e chitarre da Metal estremo, altrimenti immaginabile come i Prodigy elevati alla seconda o dei redivivi Atari Teenage Riot più lineari e diretti, meno caotici.

L’ambiente malsano su cui si apre Done Dirty è una mutazione Funk post-apocalittica, venata di Free-Jazz allucinato, ed è un altro buon motivo per ascoltare questo esordio.

L’ambiziosità della commistione fra tetre figure di piano Jazz e distortissimi groove ritmiciè alla base di No Move.

La chiusura è un brano esteso di grande caratura come la title-track, 8 minuti: sunto ideale dell’album è una carrelata di un chitarrismo sintetico cosmico/allucinato, muraglie distorte, melodie astratte aliene, sequencer atmosferici, finale Schulze-iano. Contemporaneamente a tutto ciò si sviluppa il discorso ritmico, un tour-de-force di fratture, groove funky, singhiozzi Jungle. Per molti versi questa title-track è un po’ la sintesi dei punti di forza del disco, un compendio peculiare di un esordio trascinante, viscerale e contemporaneamente creativo.

La proposta non è così dissimile da quanto proporranno gli Evol Intent nell’esordio del 2008, pure se qua mancano elementi Hip-Hop e Dubstep, mentre trionfano i richiami di Rock psichedelico, Metal e Jazz.

Violence As First Nature (2008) è un concentrato da incubo di distorsioni, ritmi ossessivi, campionamenti agghiaccianti, synth distorti. Consciousness ricorda nelle scariche ritmiche più il Cyber Grind che la Drum’n’Bass. Ugualmente efferata è la Jungle suspersonica di A Bad Time For The Empire e funerea appare l’allucinazione che apre Servant, per il resto una peculiare commistione di cori gotici, Jungle e synth distorti fino alla saturazione.

Corrupt Souls (8 min.) è un oscuro gioiello di Jungle gotica, attraversata da synth così distorti da riportare alla mente i Sun O))) più che la sinuose linee melodiche dei classici del genere. In questo episodio l’estetica Dark Ambient, il più distorto chitarrismo (pu traspoto per synth) e la frenesia Jungle si fondono in un creativo torpedone ritmico.

Lady Of Pain unisce un oscuro synth Techno, distorti droni di synth, frenesie Jungle in un mix oscuro, febbricitante ed evocativo allo stesso tempo. 28 Days è un mix di Synth-Pop, distorsioni e Drum’n’Bass, come i Crystal Castles uniti a Boymerang.

Servant (nella versione remix dei Technical Itch) è un gorgo sonoro di violenza, aggressività ed incubi, una cosa di cui The Destroyer di Alec Empire farebbe probabilmente tesoro. Devastante il finale con I Love You But I Chose Darkness, 8 minuti di inferno ritmico con violenti synth simili a terrificanti bordate Metal ed un finale di redenzione con una malinconica chitarra.

Il disco ha però qualche brano più debole. Dirty Bomb, per esempio, fa più figura nella versione remixata dagli Scorn che in quella originale, un po’ banale.

Rispetto all’esordio, si nota qualche stanchezza nella tracklist, sfavorita da un minutaggio eccessivo. Tutto sommato, però, pur ravvisando una minore varietà stilistica (manca Free Jazz e psichedelia), l’opera conserva carisma, e l’associazione di ritmi aggressivi e strutture gotiche, con qualche momento più Synth-Pop, basta a far di questo secondo album un ascolto consigliato, pru se non imperdibile.

Before Fire I Was Against Other People (2011) mantiene un po’ varietà stilistica, ma si esprime soprattutto per concentrati di violenza e furia assassina. Tranne qualche eccezione, è fondamentalmente un manifesto di morte e sangue. La partenza è una visione mediorientale, una pulsione tribale allucinata à la Shackleton percossa da un ritmo Industrial come Space Arab, uno dei brani più creativi dell’intera carriera.

Drill’n’Bass assassina è una buona etichetta per Transport, mentre Drum’n’Metal lo è per No One, come se gli Slayer si fossero messi a suonare Jungle. Contaminazioni Dubstep in Borderguard, anche percussiva ed allucinata porta ad un altro vertice di violenza, Rorschach, terrificante turbine Drum’n’Metal di efferatezza cieca, soprattutto nel finale.

Ancora più esasperata, forse, è la ritmica di Alive, con urla terrificanti da film Horror, una intelaiatura da Industrial Metal e vertici frenetici.

Non dà certamente tregua il finale con la lunga, monolitica Dead, 8 minuti di dissonanze Metal, fratture ritmiche, turbini, urla sguaiate da uomo sotto tortura. Davvero sembra difficile ricordare qualcosa di più estremo nelle fusioni fra Metal e Drum’n’Bass/Jungle.

Violenza senza compromessi, sangue, estasi di ritmi ossessivi, frenetici, incorreggibili. Poi anche chitarre distorte, urla, bassi violentemente distorti. Rimane, alla fine, la sensazione si aver ascoltato che Jungle suonano all’Inferno.

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Voti:

Stars Lights the End – 7,5
Violence As First Nature – 7
Before Fire I Was Against Other People – 7

Le migliori canzoni di Submerged

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