Broken Note – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Broken Note è un progetto inglese che connette lo stile Dubstep con suoni estremi, violenti, spigolosi, avvolgenti, devastanti di matrice Industrial, Drum’n’Bass e Drill’n’Bass.

Terminal Static (2009) è quello che si può definire la più estrema proposta Dubstep in termini di violenza, una nuova vettà di efferatezza. Muraglie sonore di bassi assalgono l’ascoltatore sin da Mortal Bass, dal titolo profetico. L’immaginario di morte e violenza attraversa tutta l’opera, ed è reso musicalmente dalle tempeste ritmiche di Let ‘Em Hang, praticamente un bombardamento che vomita sub-bass ovunque. Non molto più amichevole è la violenta Mask Of Gas, tesa e nervosa, ma Meltdown (7 min.), che si ricollega nella ritmica meccanica al più brutale Industrial Metal, e nelle scariche più supersoniche alla Drill’n’Bass, si pone su un livello più alto, in una convincente fusione fra Metal, Industrial e Dubstep.

Lo spaventoso incubo assordante e meccanico di War In The Making e la catastrofica furia robotica di Zealot (fin troppo monotona, però) portano al punto di non ritorno di questa musica, ovvero Pyrotek: qua Drill’n’Bass, Jugnle, Industrial e Dubstep sono fusi assieme per generare un mostro sonoro martellante, ossessivo, efferato, sanguinario, l’equivalente del Death Metal. Questo brano eguaglia, se non supera, in violenza le prove di Alec Empire più violente.

Dubversion è un altro momento più teso a richiami Dub, mentre una tensione Techno, sfigurata e metabolizzata, affiora in Crux.

Esclusi i remix, nessuno significativo, l’album si conclude con The Fury, che è una versione più complessa di Pyrotek: 8 minuti che si aprono in modo epico, e che dopo un minuto e mezzo lasciano sospesi fra fascinazioni Ambient tetre e minacciose, fin quando non giunge un supersonico ritmo Jungle al quale si affiancano terrificanti sub-bass, ed è come essere catapultati a velocità incredibile in un paesaggio sonoro affolatissimo, frenetico, insostenibilmente saturo di battiti, violente esplosioni, inarrestabili sollecitazioni che solo lentamente si fanno affiancare da pensosi pad in sottofondo. The Fury è un brano che estremizza più la Jungle che la Dubstep, ma è aggiornata alle contemporanee tecniche di produzione ed anche alle recenti tendenze, e così nei sub-bass a profusione e nei desolanti synth è facile intravedere qualcosa della scena inglese contemporanea.

Terminal Static è un mostruoso concentrato di violenza, probabilmente il primo album che si sia spinto così tanto sul fronte dell’efferatezza nell’era Dubstep. Chiari sono i riferimenti al passato Drum’n’Bass/Jungle (per esempio può ricordare Boymerang o Squarepusher) ed anche agli esperimenti di Alec Empire, sia solita che con gli Atari Teenage Riot, tuttavia sembra che ci siano abbastanza peculiarità per dar merito anche all’originalità della formula: concentrato martellante, violento, ossessivo, assordante, Terminal Static è, al netto di remix superflui ed un minytaggio fin troppo generoso, un’opera che merita interesse per coloro che vogliono studiare l’evoluzione sonora inglese di fine anni Zero.

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Voti:

Terminal Static – 7

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