Kode9 – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Kode9 è un musicista e Dj inglese, proprietario della Hyperdub, l’etichetta che è il fulcro della scena Dubstep.

Assieme a Spaceape (l’inglese Stephen Samuel Gordon) propone nel 2006 il curioso Memories of the Future, una sorta di Dubstep unita con poesie che vengono recitate con una voce profonda. Molto forte è l’influenza della musica Dub tradizionale (Backward), tanto che il disco sembra riproporre spesso quel tipo di sound in una veste aggiornata alla laptop-music. In sostanza né i ritmi né i testi sono incredibili, ma l’unione è ipnotica, un cupo esercizio di poesia ballabile. Il bad-trip sembra essere essere perfetto per Victims, mentre Curious è più adatta ad un dancefloor sotterraneo con il suo flow malato, il suo Grime scurissimo, il basso ossessivo, l’armonica (o un synth, ovviamente) che disegna un paesaggio minaccioso e desolato. Oscuri recitati come Portal e tenebrosi rantoli come Addiction sono coadiuvati da synth tenebrosi e ritmi nervosi, che richiamano Drum’n’Bass, Breakbeat e che si possono associare all’estetica Dubstep. Il momento migliore arriva probabilmente quando si sprofonda completamente nel buio, e rimane un basso che sembra mimare il ritmo del cuore mentre brillano lente note sparute e la voce profonda, gutturale, centellina parole con spasmodica lentezza: è come se alle sensuali voci della Techno avessero tolto l’ambiente musicale di eccessi e sesso promiscuo, ed avessero affogato il tutto in un abominevole buco nero di tensione e dilatazione. Ed in realtà anche il duetto successivo non prova a far filtrare nessuna luce in questo incubo: Correction è fatta di sospiri da thriller e basso ossessivamente pulsante; Kingstown, che ritrova il ritmo, avvolgendolo in echi tribali, e che riscopre qualche lontano richiamo Dub/Reggae seppure molto sparuto, continua a proporre una musica nero pece. 9 Samurai aggiunge un afflato epico di una fanfara funebre, mentre sotto impazzano i ritmi da Breakbeat ed i wobble bass. Quasi casualmente questa musica può diventare anche ballabile, come in Bodies, ma senza perdere l’immagine di tensione thriller (i fischi sullo sfondo). La spettrale musica pianistica di Lime rappresenta bene il clima dell’opera, mentre Quantum si preoccupa di apporre un sigillo di malata Dubstep all’album, qualcosa che Burial suonerebbe togliendo giusto il recitato/Rap.

Se nel 2006 l’immaginario Dubstep è ancora abbastanza in sviluppo, non sembra troppo affermare che Memories Of The Future sia non solo un album che può rientrare sotto l’etichetta, ma che è anche un esperimento peculiare di fusione fra poesia e Elettronica. Se il recitato/parlato ha un peso soprattutto nel sound complessivo, il Dub oscuro, soffocante, ossesivo, desolato che scorre sotto è vicino alle più oscure emanazioni dell’Elettronica del periodo.

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Voti:

Memories From The Future – 7

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