Aucan – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Gli Aucan sono un gruppo italiano di Brescia che ricorda sull’esordio Aucan (2008) i Battles. Per quanto non c’è dubbio che tecnica di intrecci e trovate armoniche di derivazione Don Caballero e Tortoise, spigolature e melodie trasognate abbiano il loro impatto in brani come Iena, Urano (la più Post-Core), e che alcuni brani potrebbero stare davvero in Mirrored dei Battles, l’opera rischia a più riprese una derivatività ai limiti del plagio. Tolta la zavorra della derivatività brani come Fauna (6 min.), Ac Ha B (parte 1 e 3 soprattutto), Imho (6 min.) e Tesla (7 min. e mezzo) meritano l’attenzione perchè sono un accumulo di creazioni che alimentano strutture progressive e math-ematiche complesse e discretamente fantasiose.

L’EP DNA (2011) con Crisis (Club Version) e Urano 2 (con sfumature Dubstep) mostra chiare spinte verso un Rock elettronico che sarà ben protagonista nel secondo album, ma nella title-track c’è anche il risvolto di questa propensione: un versione appena più fantasiosa del Synth-Pop. A rubare la scena c’è The Darkest Light, che con i suoi 16 minuti attira per forza di cose l’attenzione, e si impone come una eccezione nella discografia, ma non il capolavoro che si poteva sperare. I primi sette minuti sono un paesaggio Dark Ambient che lentamente lascia intravedere riflessi sonori da thriller, più palpabili dopo l’ottavo minuto, ma poi fino alla conclusione poco accade, e si rimane con un pugno di mosche: Dark Ambient minimale e scarna, che non vale il tempo che richiede.

Black Rainbow (2011) ha una chiara veste elettronica e pochi ricordi del Math-Rock degli esordi: Trip-Hop, Dubstep e Hip Hop si intravedono nel sound a più riprese. Heartless è più vicina alla Dubstep che ai Don Caballero. L’aggresività ritmica di Red Minoga, fra bassi da subwoofer e dimesse melodie, è la versione più aggressiva delle idee dei Telefon Tel Aviv, o una edizione aggiornata di alcuni brani di Omni Trio. Sound Pressure Level è intrisa di Hip-Hop, ma distorta con la violenza della witch-house, ed è probabilmente il pezzo più disperato e interessante dell’intero album, e sarebbe ancora più notevole se non somigliasse un bel po’ al sound dell’esordio dei Salem. Storm ha qualcosa dei tuffi cosmici di Clubroot, ma anche un corposo e muscoloso ammasso di synth da dancehall. L’amalgama è affascinante e decisamente moderno, allineato col suono internazionale, quindi molto più moderno delle proposte musicali italiane comuni. Sembrano quasi una formazione inglese, e quando suonano qualcosa come Underwater Music, Dubstep/Trip-Hop con vocalizzi eterei e wobble bass in abbbondanza, sembra aprirsi qualche spiraglio di luce e speranza anche nell’ascoltatore italiano che è in me. Away, con wobble bass e la violenza fracassona dei Pendulum, anticipa la title-track, uno dei momenti maggiori: qua i bassi distorti della Dubstep ricordano Stoner Metal e Drone Music, e l’atmosfera malinconica conferisce al brano una veste gotica intrigante.

Album italiano dal sapore internazionale, Black Rainbow si accoda alle evoluzioni dell’elettronica inglese (Dubstep, Post-Dubstep, Trip-Hop, Hip-Hop) e propone un lotto di canzoni che, seppure mai rivoluzionarie o incredibili, si impongono fra le cose cose più “al passo con i tempi” che si possano sentire nel Bel Paese, con tanto di un manipolo di brani degni di nota.

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Voti:

Aucan – 5
DNA (EP) – 5
Black Rainbow – 6

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