Yacht – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni degli Yacht

Gli Yacht (inizialmente l’ater ego di Jona Bechtolt) sono una formazione statunitense che propone una musica da ballo piena di synth distorti, di rumori da videogame, di ricordi degli Add N To X.

L’esordio Super Warren MMIV (2004) è un concetrato di suoni da videogame, ai limiti della cacofonia lo-fi, ma organizzata in policromatiche, eclettiche composizioni dagli spunti dada. La melodia dolce suonata con un arsenale di drum-machine e suoni “glitchy” di SHTML introduce degnamente un’opera che però ripudia la possibilità di ridursi ad un unico modello. Remember What This Feels Like, il secondo pezzo, ricorda i Telefon Tel Aviv e le loro fluttuanti atmosfere oniriche, pur riprese con una energia più Rock. Il disco sfodera tutte le sue propensioni ad un surreale collage in I Asked If We Could Have Sex One Last Time, degna dei Books ma in salsa più Dance. L’algida musica Elettro-Rock di Bunny & Duck’s Boat House anticipa la più sperimentale Glowing Rock Melting Bones, percussioni etniche, scrosci elettronici, bass-synth tenebrosi, melodie dolci sullo sfondo; poi ci si perde in una nube Ambient, i sequencer singhiozzano e sono come una visione, frammenti di realtà prima che torni il ritmo, che torni la linea di basso, che si riaffoghi nel liquido malinconico che la canzone sembra suggerire: c’è tutta la poetica soffusa della grande musica “digitale” degli anni Zero in questi cinque minuti. Ricordi di Faust (I Will Bend Backwards) e soprattutto di Kraftwerk (la quasi-citazioni di The Denver Nuggets e I’ll Be Happy segnano un po’ di stanchezza nella seconda parte dell’album). Tutto l’ultimo gruppo è fatto soprattutto di bozzetti, il migliore dei quali è l’azzardo di Lulling You, con drum-machine impazzite e suoni cyber-punk che aprono su una radiosa visione di voci: è musica da ballo per alieni tamarri. In genere, pur senza essere un capolavoro, l’album è ricco di spunti interessanti.

I Believe in You. Your Magic Is Real (2007) rimarca la vicinanza ai Books, adesso anche negli elementi Folk che affiorano spesso fra le varie declinazioni stilistiche. Se l’esordio era praticamente tutto strumentale, qua il canto è più presente. Con serenità posso dire che non si è persa molta della stravaganza, semmai si è guadagnano orecchiabilità. So Post All ‘Em per esempio è una strana versione di una danza caraibica nell’era “digitale”. Ancora più suggestiva è la ballabilità di See A Penny (Pick It Up), che ricorda vagamente Miss You dei Rolling Stones ma “montata” come da scuola Hip-Hop, con un canto femminile che contrasta con la squillante chitarra e che rimane impassibile alle variazioni musicali, che incontrano percussioni tribali, riff Hard Rock, viaggi di synth dalle sfumature galattiche, turbini di suoni da videogame, un finale in crescendo, quasi una ascensione epica; il tutto mantenendo un gusto sbarazzino, ironico. Il delizioso Pop/Hip-Hop di We’re Always Waiting mostra che orecchiabile non vuol dire per forza banalissimo. I Kraftwerk si sentono forte in Platinum (ricorda soprattutto We Are The Robots) ma interpolati alla Techno subacquea di Plastikman. Un altro momento di irresistibile Elettro-Pop è It’s All The Same Price, ritmo accattivante, battito Techno ossessivo, variazioni sfiziose ed orecchiabili, richiami a Moroder, finale per quasi-voci robotiche e ripresa della frase che dà il titolo con il clapping contagioso che funge da proverbiale ciliegina. Il mondo serioso dell’Hip-Hop da discoteca farebbe bene a sorridere con cose come The Magic Beat, Ghetto-Tech demenziale con cori e voci robotiche. La parte finale del disco è un po’ minore ma quando in Your Magic Is Real c’è la frase “wait a second, we gonna change the beat” prima che cambi il ritmo e prima che si continui ad elencare un lunghissimo elenco di ringraziamenti, si capisce che Yacht è venato di una ironia pregevole. Per quanto ancora lontano dalla perfezione, questo secondo album è meno “incompleto” dell’esordio: direi anche più maturo, ma non vorrei farlo sembrare serioso.

Claire Evans si aggiunge stabilmente al progetto ed il terzo album, See Mystery Lights (2009) rimane nel solco del secondo, forse diventando più sensualmente ballabile. Ring the Bell è nello stile “classico” del progetto, cioè un fantastico collage di sonorità diverse con un ritmo Techno possente, clapping e cori. In genere però l’album è sottotono: molti Kraftwerk (The Afterlife richiama molto Europa Endless) e Disco Music ma pochi colpi di genio. La composizione migliore è la lunga It’s Boring/ You Can Live Anywhere You Want: apre come i Neu su una giostra Hard-Rock, si passa ad uno scatenato Disco-Funk e si sfiora infine la Techno delle ripetizioni delle voci e dei synth futuristici: praticamente un curioso excursus del ballabile. Anticipando ciò che accadrà nel prossimo album, la musica giunge a lambire il Funk/Punk in momenti come Summer Song. Don’t Fight the Darkness è invece una versione rurale della Dubstep, se si può immaginare, e per quanto non sia un capolavoro dona all’album un po’ di originalità.

Shangri-La (2011) apre con una sorta di versione Techno dei Talking Heads in Utopia ma in genere l’opera è la cosa più banale che abbiano mai pubblicato, dei ballabili in odore di Synth Pop, Disco e Dance senza originalità. Fra gli altri si sentono gli Human League (Holy Roller), che già non erano dei geni di innovazione nella loro epoca e gli !!! (Paradise Engineering). Se vi manca Moroder c’è Tripped and Fell in Love, ma forse merita più attenzione la dolcissima melodia della title-track, che chiude con una note dolce un’opera deludente.

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Voti:

Super Warren MMIV – 6,5
I Believe in You. Your Magic Is Real – 7,5
See Mystery Light – 5,5
Shangri-La – 4,5

Le migliori canzoni degli Yacht

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