The-Dream – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

he-Dream è il progetto dello statunitense Terius Youngdell Nash, famoso anche per essere un acclamato produttore anche di personalità celebri come Beyoncé e Rihanna.

Nel 2007 esordisce con un album tutto suo dove propone quel moderno R’n’B alla moda che ci si aspetta da un produttore sulla cresta dell’onda, mischiando il più innocuo Hip-Hop e R’n’B degli anni Zero con ricordi di Michael Jackson ed elementi Soul. Love/Hate (2007) è elegante e fluido in brani come Shawty Is Da Shit, I Luv Your Girl, Playin’ in Her Hair ma è più interessante in Nikki, più cupa e minacciosa, con dei violini che ricordano un po’ Gangsta’s Paradise di Coolio. Ci sono tentativi di mix musicali più azzardati, come la cupa She Needs My Love per voci rallentate con un ritornello (banale) molto più arioso. Ma ci sono tante banalità, dal banale ballabile da discoteca di Ditch That… alla semi-imitazione di Michael Jackson di Fast Car. Ritrito è quasi sempre lo stile vocale, conosciute le dinamiche di molti passaggi, ed al massimo il disco vale per come il materiale è assemblato. Un innocuo disco che rende più digeribile un suono un po’ attempato.

Love vs. Money (2009) è più ballabile e sentimentale, e non si sa cosa aggiunga più banalità. Walkin’ On The Moon (pure con gli urletti alla Michael Jackson) va bene per smuovere le anche, e Take U Home 2 My Mama farebbe fiero Michael Jackson e solo avesse scritto una canzone aggiornata all’epoca Dubstep. La title-track, in due parti, mostra quali vertici modesti possa raggiungere tutto ciò, e Fancy mostra quanto possa essere fantasiosa una ballata di The-Dream. Quando si passa a fare i volgarotti da dancefloor, oltre alla nausea delle tematiche di Let Me See the Booty, sembra di vedere Usher (decidete voi se è una cosa positiva).

Per conferire a The-Dream il merito dovuto, la manipolazione dei campioni vocali è sopra la media (ma sotto quella di artisti all’avanguardia del periodo come Burial) ed una tendenza ad unire vari brani in delle specie di flussi/remix che mi rifiuto di chiamare suite rende più coese le opere, un po’ oltre, insomma, una raccolta di brani orecchiabili. La cosa più odiosa è probabilmente il solito, stesso, identico campionamento che suona più o meno come “eeeh” che compare in innumerevoli sue composizioni: è il corrispettivo dell’etichetta dei prodotti dei supermercati, per rendere il prodotto subito riconoscibile.

Love King (2010) continua sulla strada tracciata dagli album precedenti, più orecchiabile ancora, a tratti anche più ottantiano (Yamaha, February Love) e decisamente ruffiano (Nikki Part 2). Abyss è forse il momento migliore. Non c’è dubbio che il sound sia “alla moda”, ma questa è la croce e delizia dell’album.

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Voti:

Love/Hate – 5,5
Love vs. Money – 5
Love King – 4,5

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