Besnard Lakes – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni dei Besnard Lake

Besnard Lakes è un progetto canadese, una band di Montreal che propone uno stile fra Shoegaze, Post-Rock, New-Prog e Psichedelia.

Volume I (2003) si apre con un la notevole Skyscraper Girls (quasi 10 min.), che esce da una nube di Ambient, viaggia attraverso una psichedelia rilassata, fluttua leggerissima si fa conquistare da sequencer cosmici: i Pink Floyd che suonano Slo-Core come il più sognante dei Post-Rock. Nel resto dell’album si fa apprezzare soprattutto uno Shoegaze dolce e melodico come in For Spy Turned Musician, mentre diventa meno interessante quando si ripropone da vicino lo Shoegaze più distorto ed arrembante, anche se non c’è poi da inorridire ascoltando Deep Desultory Dream, che con saggezza cambia intensità come in una formula progressiva. Un momento che rifugge stili precostituiti è You’ve Got to Want to Be a Star (9 min. e mezzo), che per tre minuti suona poco originale, poi viene avvolta da droni siderali su cui si muove un canto ai limiti dell’udibile ed un clapping appena percepibile; quando poco prima del sesto minuto si ritorna ad una struttura più canonica, ci si muove in un notturno Rock dalle forti tinte noir che chiude bene uno dei brani maggiori. In genere questo mix di Post-Rock, Psichedelia e Shoegaze è modesto quando si avvicina ai modelli (Jesu And Mary Chain, My Bloody Valentine) e intrigante quando va oltre, verso alchimie inedite.

The Besnard Lakes Are The Dark Horses (2007) è più eterogeneo ed eclettico. La splendida preghiera di For Agent 13 è un Post-Rock e Hosianna Mantra dei Popol Vuh che si incontrano e culminano il matrimonio in un finale celestiale, onirico, paradisiaco. In genere la psichedelia dolce è il punto di riferimento più ricorrente, come mostrano Ride The Rails e la lunga And You Lied To Me (7 min. e mezzo), una ballata degna dei Pink Floyd dei bestseller che si impenna nel finale in assoli chitarristici molto più spettacolari che originali. Più personale la radiosa carica chitarristica di Devastation, un girotondo in estasi, ma la lunga Because Tonight (oltre 7 min.) segna l’apice: l’apertura straniante fra archi classici e basso Dub, un Reggae al ralenti per voce impalpabile, una trama di chitarre distorte che lentamente prende forma, mentre si delinea un riff trasognato di chitarra, l’arrangiamento diventa più corposo e finalmente un canto a due voci fluttua sulle chitarre. Questo gioiello riporta alla mente le strutture dei Bedhead, la costruzione della canzone per singoli elementi, fino al finale, dove tutti gli elementi coesistono, in una sorta di climax compositivo. I brani minori riecheggiano i Beatles, i Beach Boys ed i Pink Floyd, in genere una soft-psichedelia non entusiasmante, ma i momenti migliori risollevano l’opera.

The Besnard Lakes Are the Roaring Night (2010) è nel pieno della psichedelia “morbida” che fu dei Pink Floyd, pur aggiornata allo Shoegaze ed al Post-Rock. Like the Ocean, Like the Innocent (9 min.) è una mini-suite in due parti che sta al confine fra la band di The Dark Side Of The Moon e gli A Silver Mt. Zion: parte in sordina, poi scopre lentamente l’anima Shoegaze, che poi muta con variazioni fino alla conclusione. Chicago Train apre in uno stile neoclassico, poi parte un Pop psichedelico che si fa intenso e rumoroso. Un paio di numeri più Shoegaze (Albatross, Glass Printer) e si giunge alla seconda mini-suite, Land of Living Skies, due parti per quasi 7 minuti: lunga introduzione, chitarra da suspense à la Morricone, un canto femminile dolce, cicliche impennate Pink Floyd-iane; niente di molto originale, ma che trova nell’andamento epico, nel canto maschile, nel lungo assolo un finale una conclusione prevedibile e formulaica, ma di sicuro impatto sull’ascoltatore medio. Più incalzante And This Is What We Call Progress, ancora Morricone, ma a passo saltellante, in un clima minaccioso ed evocativo, desertico, desolante, che viene sublimato dai miasmi pscihedelici delle chitarre: si tratta della loro “canzone” migliore. I Pink Floyd più teatrali vengono privati dell’anima Rock in Light Up the Night (7 min.), tranne che nel finale, pomposo e magniloquente. Ottimo il finale con The Lonely Moan, una liquida jam sussurrata dal voci che riverberano nel vuoto, con una cesura finale che lascia inquietudine e senso d’incompiuto. Apice formale della carriera, The Besnard Lakes Are the Roaring Night è un album furbo, nel senso che dilata piccoli nuclei melodici, li avvolge in strati psichedelici e li ripropone così abbelliti. Qua e là ricorda gli ultimi Dire Straits o i Pink Floyd nella commistione di melodia e docile psichedelia. Non è mai così derivativo da rendere l’ascolto tediante (sempre che apprezziate lo stile), qua e là tira fuori qualcosa di originale ma non diventa mai superbo, indimenticabile. Al massimo giunge ad una soffusa originalità, che lo rendono in definitiva un piacevole ascolto che non cambierà la Storia della Musica.

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Voti:

Volume I – 7
The Besnard Lakes Are The Dark Horses – 6,5
The Besnard Lakes Are the Roaring Night – 6,5

Le migliori canzoni dei Besnard Lake

Besnard Lakes è un progetto canadese, u

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