A Sunny Day In Glasgow – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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A Sunny Day In Glasgow su Spotify

A Sunny Day In Glasgow sono una band nata fra Stati Uniti e Australia. Nonostante i numerosi cambi di formazione, il perno fondamentale della band è Ben Daniels, l’unico sopravvissuto ai vari cambiamenti. Tutto nasce quando Daniels incontra Ever Nalens, quando entrambi sono di ritorno a Philadelphia dopo un periodo in Gran Bretagna. Nel gioco dell’aritmetica musicale, la band suona come una somma fra il pop sognante dei Cocteau Twins e lo Shoegaze dei My Bloody Valentine con una frazione di Jesus And Mary Chain Brian Eno.

Scribble Mural Comic Journal (2007) è come una radio anni ’80-’90 ascoltata in paradiso: ritmi ballabili, melodie dolci, riverberi, echi, oniriche divagazioni, stratificazioni di vari stili e strumenti. Più che dei quadri ad olio, sono acquerelli astratti, dove i ricordi si sovrappongono ad altri ricordi, si stratificano e strutturano in curiosi mix che possono vagare nel tempo senza mai accodarsi ad un preciso genere. Una dimostrazione di questa fantasia onirica è Our Change Into Rain Is No Change At All (Talkin’ ‘bout Us), ma anche Ghost In The Graveyard, tutta rifrazioni e riverberi, mostra come ci si muova con agilità fra stili e richiami differenti mentre Things Only I Can See rimaneggia con carisma melodie Pop/Rock, senza temere di usare assordanti chitarre Shoegaze. A Mundane Phonecall To Jack Parsons suona coinvolgente, festosa, trascinante e non perde orecchiabilità nonostante l’arrangiamento sia stratificato e complesso.

Gli accostamenti sono spesso coraggiosi, come in 5:15 Train, fra bave di chitarre cacofoniche, una danza di gioia, droni psichedelici, o magari in List Plans, un Reggae con voci lisergiche e momenti di astrazione cosmico/psichedelica, o ancora nella deforme, demenziale, delirante filastrocca di C’Mon.

Il momento più evocativo giunge con Panic Attacks Are What Make Me “Me”, una schermaglia di sequencer, un battito cardiaco, una tensione spasmodica, dei vocalizzi lontanissimi. Segue a ruota Watery (Drowning Is Just Another Word For Being Buried Alive Under Water), ondate di suono, vorticose chitarre, melodie eteree, battiti Techno, tutto secondo una logica tutt’altro che lineare di accumulo e stratificazione. Alla fine rimane l’impressione di aver assistito ad un mix stilistico ai limiti del sogno, ed è una cifra stilistica che pochi altri possono vantare senza scadere nel banale.

Ashes Grammar (2009), azzoppato da molti cambi di formazione, è costruito con frammenti generalmente più brevi, bozzetti, idee che non fanno in tempo a trovare una forma compiuta, uno sviluppo. Se questo elemento mantiene l’atmosfera di associazioni veloci e intriganti dell’esordio, a bilanciare c’è in genere un estro tenuto maggiormente a freno, meno assurdo e più oculato, che tende pericolosamente verso i più banali ritmi Techno e ballabili non molto originali. Siamo comunque lontani anni luce da suonare come la millesima copia dei Depeche Mode, e Close Chorus (6 min. e mezzo) ricorda semmai i Cocteau Twins. Ma è più difficile trovare un corrispettivo stilistico per Shy, etereo ed impalpabile vocalizzo su un incrocio fra Joy Division, Neu e un melodico Shoegaze. Un altro tuffo nel mare psichedelico come Canalfish si colora di una melodia stonata, che vira con Loudly verso uno stile ballabile che attraversa più o meno mimeticamente tutto l’album. Un grande momento dell’album è Blood White, una suggestiva fusione di Techno aliena, cori infantili e tradizionali, manipolazioni digitali, sognanti turbini di note che sembrano trasportare i Kraftwerk dal gelo dell’apocalisse radioattiva all’armonia dei più dolci e perduti ricordi d’infanzia. Non vale l’esordio, ma vale l’ascolto.

Autumn Again (2010) raccoglie canzoni nate durante le registrazioni dell’opera precedente. È un album più marcatamente ritmico (Fall In Love, Sigh Inhibitionist, Moments On The Lawn, Drink Drank Drunk) ed in definitiva più ballabile ed orecchiabile. Violet Mary Haunts Me OR Loss Of Forgetfulness On Renfrew Street vira verso una Techno minimale e martellante, ma altrove il suono è dedito ad un melodismo malinconico, come in Calling It Love Isn’t Love. Nel complesso, l’album è una curiosità, ma non vale i precedenti due (e d’altronde è un album breve che sembra pensato per i fan).

Sea When Absent (2014) è il loro album più aggressivo, quello registrato puntando a sommergere l’ascoltare con un muro sonoro. Un monolito, dunque? Assolutamente no, perché le voci eteree rimangono e la tempesta elettrica è estatica, non claustrofobica. In altre parole, è musica drogata, non arrabbiata. Le canzoni, ben più strutturate che agli esordi, sono colorate avventure Shoegaze come In Love With Useless (The Timeless Geometry in the Tradition of Passing), MTLOV (Minor Keys) e l’allegra Oh, I’m a Wrecker (What to Say to Crazy People). I synth rivaleggiano con le chitarre, conferendo al tutto un suono tanto Rock quanto elettronico, fra Tame Impala e M83 (soprattutto in Golden Waves).

Il doppio Ep Planning Weed Like It’s Acid / Life Is Loss (2015) sembra proprio un album, solo leggermente più breve. Stilisticamente, c’è sempre quel contrasto fra etereo e assordante, come in Bimbo. Il momento più curioso, in una raccolta di brani non particolarmente creativi, è il Synth-Pop di Dedicate Your Love To Silence.


Discografia:

Scribble Mural Comic Journal 2007 8
Ashes Grammar 2009 7
Autumn Again 2010 6
Sea When Absent 2014 6,5
Planning Weed Like It’s Acid / Life Is Loss 2015 5,5
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