Sanremo 2012 Riflessioni Finali aka Nausea, Ribrezzo, Disgusto e Marrone

Ha vinto Emma Marrone, con la sua canzone dove lei evidenzia la sua forza e la sua carica e la sua energia di donna. Mi fa pena pensare che uno per far venire fuori la sua carica di donna debba per forza agire e comportarsi con la dolcezza di un asteroide, ma evidentemente questo sarà sfuggito ai tanti che si spellano le mani ad applaudire questa nuova diva del mondo di Amici di Maria De Filippi.

Emma Marrone, ma anche solo Emma, che dopo un lustro, fra una affermazione alla stampa e l’altra dove dice di essere “forte”, si è resa anche lei conto di quanto il cognome richiamasse le deiezioni. No, a me la cioccolata non è mai venuta in mente.

Il senso di disgusto che provo ad osservare questa brulicante schiera di presentatori, veline prestate a presentatrici, pornoattrici amatoriali prestate a presentatrici, cantanti mediocri prestati a pontefici della banalità, giovani pseudo-promesse musicali vestite di tutto punto che cantano canzoni nate già vecchie di quarant’anni, social “giovani” che sembra che nel mondo della rete non ci siano mai stati visto quanto risultano datate, sfocate, dozzinali, banali, ritrite le loro pallide imitazioni di brani decenti… beh, il senso di disgusto è così forte che vorrei avere io il pubblico di quindici milioni del molleggiato per poter sputare loro in faccia quanto Sanremo sia un concentrato di mediocrità, di provocazioni da discount in pacchetto famiglia, di vestiti luccicanti e canzoni di merda.

Sanremo non è solo la tomba della musica, è un sepolcro ricavato in una catasta di feci essiccate dove la gente arriva ogni anno a pisciarci sopra per sminuire ancora di più tutto quello che di passabile, sopportabile, decente c’era rimasto.

Il meglio che ci è capitato quest’anno comprende cose come i Marlene Kuntz che fanno le belle statuine mentre Patti Smith canta la sua canzone più famosa ad un pubblico che è già tanto se sa chi sono i Rolling Stones.

Il meglio che ci è capitato quest’anno comprende che non c’era Al Bano, e che hanno eliminato subito i Matia Bazar.

Il meglio di quest’anno è che nessuno ha provato a fare quell’Hip-Hop per casalinghe che altri anni è stato proposto.

Il meglio di quest’anno comprende il fatto che il Festival per fortuna dura solo pochi giorni, anche se sarebbe più divertente trascorrere quattro giorni a lavarsi il pube con il napalm.

Questo accrocchio milionario, di fiori e luoghi comuni, di amenità e scandali buoni giusto per Alfonso Signorini e Novella 2000 è il concentrato tipo dado Knorr di una fogna metropolitana: insaporisce come deve una televisione che di musica non sa parlare e non riesce a fare altro che ad unirla ad uno squallido, insulso, innocuo inseguirsi di gossip, di “la figa di Belen”, di “scandalo Celentano”, di “la vittoria delle donne”.

Sì, quest’anno c’è stato il trionfo delle donne, che si sappia in giro. Di Emma Marrone, che come già sapete cari miei lettori, sta alla femminilità come un cocomero sta alla tattica militare. Di Arisa, cioè più che una normale di donna, una specie di personaggio a metà fra un cartone animato riuscito male ed una caricatura di un teletubbies. Poi Noemi, quella che la prima serata era uguale alla Maga Magò da teenager e che ieri sera sembrava una brutta copia di Pink.

Il trionfo delle donne su tutto questo è peggio di una legge che rende la gangbang un diritto inalienabile del maschio.

Il disgusto che provo per Sanremo è quello che provo per chi è convinto che ci sia davvero qualcosa di significativo nel vincere un premio sul palco dell’Ariston, che questo dia a qualcuno il diritto di sentirsi arrivato. Al massimo Emma Marrone adesso ha un futuro per riempire le radiodiffusioni dei centri commerciali, o rimpinzare i palasport delle sue fan scalcianti che ieri sera per festeggiare hanno ceduta la vagina ai loro fidanzatini. E quando morirà tutti tireranno fuori il fatto che il prozio la chiamava affettuosamente Emma Jay Marrone, e che quindi fa parte del Club 27 anche se l’età non corrisponde ma tanto chissenefrega, ci riempiano la copertina di Di Più TV senza problemi e ci facciamo anche uno speciale su Studio Aperto.

Ho finito due bottiglie abbondanti di whiskey, devo ancora andare a farmi medicare la ferita da un professionista, sono ancora incapace di accendere la televisione senza avere le convulsioni, e voi chi fate vincere?

Emma Marrone.

Non avete fatto vincere Carlo, quindi già questo basterebbe a farmi togliere il “mi piace” dal gruppo su Facebook.

Ma  via, dato per scontato che ormai abbiate capito quanto abbia disprezzato tutta questa robaccia che i noiosi giornalisti amano chiamare kermesse, parliamo di Emma, della premiazione, di lei come cantante e come piagnucolante vincitrice.

Ecco quindi l’analisi della premiazione, che voi potrete seguire con me guardando qua.

0:00: Morandi sventola apre le sue enormi mani e sembra uno dei protagonisti dei Digimon.

0:05: Morandi annuncia che Emma ha vinto il Festivàl, ed esclude il cognome Marrone considerandolo pleonastico.

0:08: Ivanca applaude come un manichino intontito, presa da una finta estasi che in realtà nasconde la liberazione di aver finito con quel supplizio.

0:13: Emma entra con una espressione di una comicità unica, sembra un Me Gusta fatto male.

0:18: campeggia una terribile scritta fatta con Movie Maker crackato con scritto “EMMA”. Roba per sordo-ciechi, evidentemente, uno dei target più affezionati a Sanremo.

0:25: Emma ringrazia il pubblico ed inconsciamente esegue le sue più azzardate prove canore, cambiando 3-4 ottave in poche parole. Sarà la commozione, ma sembra Demetrio Stratos per un secondo abbondante. Poi la scena diventa solo patetica.

0:29: Emma con la sua dolce pronuncia dichiara: “Voglio dedigare questo bremio a dutti i decnigi ghe hanno lavorato per nài…”. Poi una dedica all’orchestra che “ha suonado con grande cuore per dutti“. Poi l’epitome della statura intellettuale di questa ragazza: “grazie sopraddutto a voi [all’orchestra] perchè infondoinfondo Sanremo è la musica e questa grande orchestra!“. Scrosci di applausi, ed io inizio a sentire il cuore rallentare.

0:46: la scena più stucchevole in assoluto è quanto questa febbricitante, tremolante giovincella partorita da Amici ringrazia “le bersone ghe hanno creduto in mà ed anghe ghi non grede in mà.“. Il fragile pulcino tutto emotività si esibisce in un birignao con tanto di sguardo cattivo “a ghi non grede in mà” e sguardo al cielo per chi non c’è più. Sembrava andasse in onda una terribile replica di una puntata di Hannah Montana.

0:59: Emma è pronta ad aprire le sue fauci e diventare una caricatura di una cantante drammatica. Il birignao continua: i movimenti delle mani sono degni della peggiore Anna Tatangelo.

1:55: si inizia a battere le mani, scivolando in quello che è il vero luogo estetico della Marrone: l’elevato mondo culturale delle curve ultras. Se avesse iniziato a cantare “solo la nebbia” sarei stato una persona felice, invece l’infarto inizia a farsi sentire davvero.

2:10: ma l’avete vista come apre la bocca quando canta, piegandosi come un’ossessa in preda a delle terribili convulsioni gastrointestinali? Questa più di trasmettermi la sua grinta o la sua tenacia mi sembra una che non fa che ammiccare al pubblico la sua immagine preconfenzionata dai tempi di Amici. E lo spero che sia irreale quella pagliacciata, sennò non mi resta da pensare che abbia le movenze sgraziate di un rinoceronte che balla la break dance.

2:14: facilmente la più brutta faccia di Sanremo, roba che potremmo farci un meme domani e diventerebbe famoso.

2:22: questo è un affronto a Dolcenera: spalanca le fauci così tanto che secondo me l’ultimo molare è cariato.

2:28: il mio mito personale: il batterista che suona con la stessa foga che io avrei nel seguire in live-streaming lo spostamento delle placche tettoniche.

2:38: inizio ad avere le visioni, la vista mi abbandona, l’udito traballa, cerco invano di versarmi altro alcool in gola, seppure sembri difficile più del previsto. Emma mi ricorda una vecchia matrona prestata all’alta società, di quelle che poi nessuno si ricorda chi sono ma che tutti dicono che è famosa e che è brava.

3:07: Emma Marrone viene posseduta dal demone del cattivo gusto, una chiara dimostrazione del fatto che sì, ho ragione io. Ormai la realtà mi appare distorta, il rumore della ventola del computer mi sembra pura poesia, e gli uccellini fuori sembrano intonare Wagner a mia insaputa, o forse solo per prendermi per il culo.

3:52: Emma apre le ali come uno pterodattilo e dalla sua bocca escono strane grida animalesche, che forse io ho bevuto troppo e sto iniziando davvero ad essere esausto.

3:55: sono uno stronzo che è contro Emma, lo sapete: io tifavo Dolcenera solo per poter continuare a fantasticare sulla sua spaziosa mascella. Ma qua Emma scrive i suoi versi più toccanti, profondi, sentiti. Qua capisco perché quel pubblico che tanto detesto e ripudio l’ha premiata, e sono costretto anche io a tributarle un riconoscimento. Per quanto io tenda ad intravedere qualche citazione di Vasco Rossi, sono sicuro che è stato un peccato veniale, poiché quando i versi sono di questa caratura, non c’è confronto che regga. Vi riporto qua sotto l’estratto più commovente e profondo, direi vertiginoso:

“Na na na nana na na na na

na na na nana na na na na nuuuaaaaaaaa

Ecco, qua Emma dà fondo a tutta la sua poetica. Ho le lacrime agli occhi, forse anche perché Morandi che si avvicina da dietro mi fa intuire che deve mancare poco alla fine di questo agglomerato di suoni che bonariamente potremmo chiamare canzone.

4:27: “Grazieeeeee”. Grazie a te, Emma, il piacere è tutto tuo.

Con una orchite da record, la vista annebbiata, il cuore che fa un po’ i cazzi suoi, il fegato gonfio, l’udito massacrato, l’animo affranto, la forza che latita e mi abbandona lentamente, ho giusto il tempo di respirare un attimo, di riprendere coscienza del mondo. Come un ergastolano graziato a sorpresa da un giorno all’altro, mi scopro di nuovo libero. Ancora riecheggiano possenti le terribili note, la violenta volgarità delle bassezze musicali, il brivido freddo di sentir dire “Marrone”. Ma sono libero, anche quest’anno. Un mondo di gioia e di luce mi avvolge, ed infine una conclusiva espressione di soddisfazione mi si dipinge sul volto: poteva anche vincere Cicci T’Alessio.

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8 commenti

  1. sono preoccupata per la tua salute psicofisica, avrai bisogno di un periodo di convalescenza 😀
    comunque onore al merito, sei un eroe :mrgreen:
    ho visto di sfuggita sul web una foto della premiazione dove c’era anche Noemi…ma sbaglio o si è tinta i capelli di un rosso contundente?? :O

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Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

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