Sanremo 2012 – Social “giovani” o come volete chiamarli

Mi risveglio, il mondo è annebbiato, la stanza sembra quella di un disperato terminale che ha dovuto torturare bambini in Iraq e che non riesce a tornare alla vita normale. Alcool, immondizia, disordine ed un pacchetto di zigulì, che forse stonano un po’. Per poter continuare la descrizione devo buttare le zigulì dalla finestra, così mi calo di nuovo nella parte.

Non so che ore siano, ma la televisione che ruggisce in soggiorno porta in primo piano la farfalla di Belen, e poco dopo vedo comparire degli enormi e mostruosi essere tentacolari color carne, che riconosco dopo qualche secondo essere le mani di Gianni Morandi.

Capisco che è il momento giusto per ricominciare, e devo ammettere che la farfalla di Belen è stata di non poca motivazione, furbacchioni della Rai!

Riparto quindi, pieno di entomologia, alla scoperta dei “giovani” o come volete chiamarli. Quest’anno c’è stato tutto un sistema che c’ha dentro la parola “social” quindi sicuramente è gestito male ed avrà avuto risultati catastrofici, ma a me non me ne batte niente di spiegarvelo, è solo noioso. Cazzo, c’è la parola “social” che è diventata peggio di “2000” nel periodo 1990-1999.

Vi dico solo che in pratica ogni due concorrenti ne viene eliminato uno. Non vi dico la delusione quando ho scoperto che non si intendeva eliminato come ucciso.

Tragugio qualcosa per calmarmi, dopo di che inizio ad iniettarmi in vena questo sonnifero al retrogusto di fogna.

Andrea Casillo – È vero che ci sei

Parto speranzoso: giovani vuol dire novità, vuol dire modernità, vuol dire qualcosa di fresco ed entusiasmante. Andrea si presenta vestito da trentenne, poi inizia a cantare e sembra una versione di Fausto Leali senza la cartavetrata in gola, con l’estetica malinconica dei Sonorah, l’introspezione di un deumidificatore, le scarpe da truzzo, la presenza scenica di un divetto di Maria De Filippi scartato dopo tre settimane. Già mi immagino le ragazzine di 14 anni a casa che sognano con lui romantiche scampagnate al centro commerciale con uno sboccaponcio nei bagni. Io invece lo vedo fogarsi e mi fa tenerezza, come quei feti che trovi abbandonati ai bordi delle strade nei quartieri periferici: piccolo, indifeso, con le doti artistiche di un organismo ancora non pienamente sviluppato. La canzone è la solita lagna lagnosa che lui c’ha il sentimento, che lui è romantico che… insomma non si poteva mica dire “sboccaponcio” a Sanremo, voi dovete saper leggere fra le righe.

Voto: 2/10

Giordana Angi – Incognita Poesia

La seconda arrivata sembra che si sia lavata i denti con l’Attack: non apre la bocca e canta, e per quanto mi riguarda potrebbe dire anche “mi lavo il deretano ogni giorno con la mano” nei primi dieci secondi. Sono andato a leggere il testo, che delusione, preferisco rimanere con la mia versione, molto più originale. Insomma, lei la manda avanti tutto il tempo con questa canzone leggera, dolce, facendo smorfie che sembra che quella graziosa lasagna alla besciamella stia facendo strage nel suo intestino e poi ci mette questo ritornello che sembra una cosa degna degli anni Venti. Ce l’avete presente Fabio Concato, quei versetti del cazzo, quella cosa infantile, quelle sillabazioni che uno dopo tre canzoni vorrebbe fare un bukkake ai giganti? Ecco, lei sparge indizi per tutto il brano ed alla fine ecco che si sfoga con i “ratata ra ta ta” e simili. Non è neanche una che risveglia istinti sessuali primordiali, cazzo, ma perché mi guardo queste cose? Sono costretto a finire la seconda bottiglia di whiskey, tiro un sospiro e vado avanti.

Voto: 1,5/10

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Torna a casa a lavarsi i denti con l’Attack Giordana Angi. Rimane in competizione quell’umidificatore di pudenda femminili di Andrea Casillo, che da ora in poi per me si chiama Casilloh.
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Iohosemprevoglia – Incredibile

Che nome è Iohosemprevoglia? Lo fate apposta per fari fare le battute sconce e pruriginose, dai! Hai sempre voglia di cosa? Di un bel manganello di carne? Massù, io poi mi immagino questo tizio che è il leader della band a fare sesso estremo con un nugolo di cambogiani e devo tracannare altri due bicchieri. Insomma, dicevamo, questo pingue giovincello vestito da Blues Borthers in pensione è alla guida di una band che ha un batterista che va tosato urgentemente e che alla fine ti aspetti chissà quale carica Rock ed invece, macché, sembrano la versione sedata di Gianluca Grignani e dei Negrita. Lui ha la presenza scenica di un leone marino e giustamente in tutta la canzone si ripete che “c’è una ragazza”: brutta roba la finzione artistica. La canzone finisce con una sorta di orgasmo multiplo di un facocero, che penso dovesse essere la parte drammatica. Queste espressioni standard ce l’ha solo Sanremo: sanno già tutti che versi si deve fare nelle parti tristi, che suoni, e come si deve far partire il ritornello e tutto il resto. Non c’è neanche il tentativo di fare qualcosa di diverso, è più un meticoloso esercizio calligrafico che se poi lo fai anche male, sì, sembri un facocero che si impegna per avere una progenie. Un facocero che hasemprevoglia.

Voto: 2/10 (voto 7/10 alla capigliatura del batterista)

Celeste Gaia – Carlo

Nel mio immaginario Celeste Gaia sembra vestita come una di quelle ragazze di facili costumi dei film anni ’90, quelle che nei film di Boldi e De Sica frequentano le discoteche e si atteggiano come cataste di estrogeni bramose di violenza sessuale. Ma poi Celeste inizia a cantare, ed è così ingenua e dolce che mi conquista anche perché come fai a pensare al sesso con una che si scrive “Carlo” sulla mano col pennarello? La canzone è già un tormentone, di quelle cose che non cambieranno neanche una virgola della Storia della Musica ma che porca maiala la sentirete in radio duecento volte al giorno e sentirete i Dj fare le solite cazzo di battutine dedicandole alle persone che si chiamano Carlo. Vi odio Dj del cazzo delle radio del cazzo. Il testo è uno dei pochi che non è spudoratamente ritrito, la musica è condita con malinconiche melodie francesi e… insomma, che volete di più? “Carlo, Carlo, vorrei ti chiamassi Carlo…”. Un po’ già la detesto, ‘sta filastrocca.

Voto: 4,75/10

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Iohosemprevoglia incredibilmente ha la meglio su “Carlo, Carlo, vorrei ti chiamassi Carlo…” ed io mi sento sempre più deluso. Guardate, vi perdono solo se avete votato loro per il batterista e la sua capigliatura. Secondo me poi il batterista si chiama “Carlo, Carlo…”.
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Erica Mou – Nella Vasca Da Bagno Del Tempo

Signore e signori, ecco il titolo più brutto dell’anno! *scroscio di applausi* *trombe da stadio* *rutti in abbondanza*

Questa ragazza, figlia della celebre caramella, sembra la versione nostrana di carla Bruni, che però è una topona non indifferente. Lei invece sembra di quelle ragazze che incontri in chiesa la domenica mattina e che se le chiedi di fare le cosacce si schifa neanche le avessi chiesto di fare un remake di 2girls1cup. La canzone, dopo la partenza anemica, prende quota e diventa più intensa, ma comunque causa una orchite senza precedenti, e gioca tutto sulla malinconia, e sul fatto che lei vuole “diventare vecchia” e che lo vuole fare “insieme a te”. Io non penso che accetterei, vista la castità che ogni singolo centimetro cubo del suo corpo sembra sbandierare. Secondo me tu sei una di quelle che legge l’Avvenire e Famiglia Cristiana, in barba ad Adrianone il predicatore televisivo. Io penso sia meglio che tu vada a continuare la tradizione dolciaria di famiglia, ecco.

Voto: 2,66/10

Bidiel – Sono Un Errore

Finalmente un titolo che dice tutto, ecco, bravi Bidiel! Passerò anche sopra al fatto che dal nome sembrino un elemento da bagno che assicura l’igiene intima, perchè il titolo mi mette subito pronto a sopravvalutarti. Lui è un ragazzino pulito pulito con il chitarrone, il ciuffo Emo, canta in modo educato e sanremoso, è innocuo come una puzzetta durante la guerra termonucleare. Il testo la butta sul piangersi addosso, sull’essere diverso e su quelle fregnacce là. Il resto della band ha un batterista che non ha mica tanti capelli, quindi figuriamoci se me ne frega qualcosa. “Sono cibo per i cani” è uno di quei versi che sembra volermi rubare il lavoro, ma via, sin dal titolo loro mi hanno davvero facilitato la vita. Sono contento e quindi mi faccio un bicchiere ed inizio anche a fumare, ché un momento di relax ci vuole.

Voto: 3/10

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Passa il turno la Mou, e non capisco come mai non sia stata apprezzata la sincerità dei Bidiel. Popolino ignorante.
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Marco Guazzone – Guasto

Guarda te che soddisfazioni, io pensavo che solo i Bidiel mi avrebbero dato quel di più di sincerità, ed ecco che arriva Guazzone che da subito si cuce addosso un bel “Guasto”. Lo guardo e mi sembra da subito una via di mezzo fra Raphael Gualazzi e Tricarico, e quando attacca a cantare un po’ mi rimane questo sensazione e questo pregiudizio e non me ne frega nulla, lo valuto così. Sarà he è vestito come il vocalist del Discopub sotto casa, sarà il pianoforte che fa molto “musica quella bella quella vera”, ma non mi entusiasmo neanche per i vorticosi voli melodici che ogni tanto intervengono. Poi la Rai mi inquadra quei noiosissimi anziani che muovono i loro archetti e mi spacco una bottiglia vuota di whiskey in testa, e nonostante una piccola ferita in testa continuo e mi sorbisco tutto il coro che fa “oooooooo ooooo ooooo ooooooooo” e mi viene da piangere. La telecamera rotea e la nause aumenta, la bacinella si colma istantaneamente ed il finale funge da potentissimo soporifero. Collasso e viaggio in un mondo migliore, dove Sanremo è solo la farfalla di Belen, dura 25 minuti ed è coinvolto anche Franco Trentalance (Franco è quello a destra nell’immagine).

Voto: 1/10

Giulia Anania – La Mail Che Non Ti Ho Scritto

Mi riprendo giusto in tempo per vedere questa tizia vestita come una colf sottopagata iniziare a cantare, che abbrivia con un carillon che mi tenta ad abbandonarmi al sonno, quindi mi butto un bicchierone di whiskey negli occhi. Non ci vedo niente per un minuto buono, ma il dolore mi sveglia. Lei piagnucola di un tizio che non vede più e non mi va di capire se è un fratello, un trombamico, un amico e basta. Nel dubbio penso ad un trombamico, che mi fa più simpatia. Lei canta tutta fogata e canta come altre trecentomila cazzo di cantanti tutte uguali, e fa i soliti versi e si muove come si deve muovere e sembra la centesima replica della centomillesima canzone mediocre della musica italiana. La mia pazienza è ormai al limite, ed il sangue che gocciola dalla ferita, gli occhi gonfi e la nausea non mi aiutano certo. Riguardo il titolo della canzone e mi vengono in mente centinaia di collegamenti con le deiezioni di varie specie animali: quanto sarà datato scrivere un titolo del genere nel 2012? Davvero, ma come cazzo parli, cher siamo rimasti nel 1996? A questo punto perché non fare una cosa più in linea con i tempi tipo “il tweet che non ho tweettato” oppure ancora “la vita che non abbiamo condiviso (su Facebook)”. Le convulsioni iniziano ad impadronirsi di me, e come nella terribile Febbra 2 non riesco neanche più a bere il mio nettare alcolico. Sono spacciato come la cocaina a Secondigliano, ma per fortuna è finita.

Voto: 0,66/10

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Ci teniamo per il finale Marco Guazzone, ed una smorfia di disprezzo mi si disegna sul viso per così tanto tempo che penso ad un principio di ictus.
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Con gli ultimi momenti di lucidità che mi rimangono barcollo verso il letto, concedendomi un meritato riposo, e cerco di dimenticare questa avventura nelle fognature luride della pop-music.

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8 commenti

  1. Praticamente no, perché non ha mostrato le sue pudenda all’aria e quindi nessuno se n’è interessato. La dura legge delle donne a Sanremo. Io penso che mi ricorderò fra 5 mesi solo di Carlo, figurati.

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  2. ahaha verissimo!
    o Sanremo – ammetto questa gravissima colpa – sono anni che non lo seguo. Mi fa oggettivamente ca..re e così la gran parte della musica italiana emergente. Mi suona noiosa,banale, pesante…ripetitiva…melodico-scoglionata.
    Ciò detto mi scuso se sono stata volgare ma…ahhhh… me sento meglio!
    Grazie per questo spazio di sfogo: geniale e stile brillante :-)!

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