Machinedrum – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Travis Stewart è dietro al progetto Machinedrum, un progetto statunitense fra Dubstep, House, Hip-Hop e Footwork.

Want to 1 2? (2009) è una raccolta di fluidi e ballabili ibridi fra House, Dubstep e proto-Footwork. Si ricorda Freshkids, la ballabile Paradid, il Soulstep di In The Dust, la sensuale House frammentata di Roll & Feel, la Dubstep 8-bit di ConConCon, l’Hip Hop/Dubstep di Bermuda Love Triangle, le intuizioni (abbozzate) come in Children Of The Ice. Il momento più accattivante, vero gioiello del disco, è I Know Your Kind, una miscela originale e dannatamente orecchiabile di Hip-Hop, Dubstep, riverberi, Glitch ma anche Jelly Jelly, che segue a ruota, è un bell’esercizio di suoni alla moda.

Room(s) (2011) è molto più raffinato e va oltre all’esordio, che in pratica mischiava diversi linguaggi del ballabile a cavallo fra due decenni. Questa volta la Dubstep di Scuba, Burial e Shackleton viene infarcita di ripetizioni delle voci (She Died There), interpolata con una IDM incorporea (Sacred Frequency) ed il ballabile viene reso frenetico ed oscuro (Now U Know How Tha Deal 4 Real; The Statue; la notevole U Don’t Survive, praticamente Burial tutto da ballare;). I momenti migliori rifuggono a facili etichette, e sono sintesi di vari stili recenti: Come 1 (Drum’n’Bass, ripetizioni ossessive, voci ectoplasmatiche, momenti Folk-tronici); Youniverse (Soulstep, tribal-Minimal Techno, Footwork); GBYE (il capolavoro dell’album, un intricato affastellarsi di voci come da scuola minimale, ma su trascinanti ritmi Dubstep e tribali); Lay Me Down (Soul, Break-beat, Dubstep); Door(s) (House minimale, voci eteree, ritmi febbricitanti, bassi profondi). Where Did We Go Wrong? chiude in un mix di onirico e robotico, con voce filtrata ed un carillon alieno. Stewart fondamentalmente assembla materiali sonori come nell’esordio, semplicemente in questa seconda opera sulla lunga distanza a nome Machinedrum lo fa con più fantasia, facendo il funambolo fra orecchiabilità e sperimentazione. Salutato da molti come un capolavoro, è piuttosto il sintomo di una rosa di stili, quella Dubstep, Juek, Footwork, Soulstep ecc., che fornisce nuovo materiale da cui partire per il futuro. Non ci sono momenti che si ricordano, nel senso che entrano facilmente nella memoria, ma piuttosto si apprezza il viaggio, variegato e professionale.

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Voti:

Want to 1 2?  –  6
Room(s) – 7

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