Salem – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Salem

Il trio Salem ha base negli Stati Uniti, a Chicago, centro della novità musicali nei primi anni Dieci.

King Night (2010) è un esordio da ricordare, dal sound denso, torbido, oscuro, elegiaco, gotico. La fusione di ritmi frammentati e meccanici con maestose stratificazioni epiche, eteree, tragiche e gotiche rendono l’opera personale e piuttosto originale.

Salem giunge all’equivalente delle distorsioni dello Shoegaze, un muro sonoro minaccioso ma non assordante, che in questo esordio pulsa per aggiungere una componente ballabile. L”impressione è che si prendano a prestito melodie educate, malinconiche e soffuse e si cospargano di ritmi come vuole l’epoca di Dubstep e del più elaborato Hip-Hop dei producers virtuosi, ma il tutto va ben oltre tale sovrapposizione: una componente allucinata ed un uso sapiente delle distorsioni aumenta l’originalità, giungendo ad un curioso intreccio di atmosferico e ballabile, una sorta di Dream Pop per l’era Post-Rave e Dubstep.

La title-track è un capolavoro che unisce devastanti synth da discoteca che straripa di subwoofer con un coro da chiesa, una dicotomia fra corpo ed anima di rara efficacia. Il suono si fa ancora più possente e distorto in Asia, ma sullo sfondo c’è un canto angelico ed una melodia paradisiaca, un requiem fragilissimo malcelato da una drum machine cacofonica. Diradata la coltre Noise, Frost mostra bene la frammentazione ritmica, mentre impalpabile si muove un canto femminile incorporeo. Una variazione sullo stile principale si ha con Sick, che unisce un Hip-Hop abbassato di tono con cori angelici e ritmi vibranti carichi come nella Dance music sub-fetish. Il clima torna tetro con la notevole Release Da Boar, allucinata visione di morte, ma ballabile: un ectoplasmatica musica da dancefloor, per lacrime e dolore, ma con l’eleganza e l’epica di una scena in slo-mo di un film d’azione dal finale drammatico. I suoni bassi, fatti per i subwoofer, assumono un ruolo opprimente e minaccioso, come in Shackleton, di cui si puàò intravedere qualche lontano richiamo. Trapdoor rimaneggia ancora l’Hip-Hop, ma si supera: deformato, de-umanizzato, incupito, questo sound è ormai desolante ed esanime, nonostante, e da qui l’effetto straniante, sia possente. Redlights, altro gioiello, è un canto angelico su di un ritmo Hip-Hop con epilessi ritmiche, mentre una melodie elegiaca e desolante dipinge lo sfondo. Hound è un altro inno maestoso, un Hip-Hop affogato nei riverberi, mentre Traxx è Ambient in un mondo meccanico dove la razza umana è estinta. Peccato per due brani conclusivi che aggiungono poco, ma nel complesso l’album merita completamente l’ascolto.

.

.

.

Voti:

King Night – 8

Le migliori canzoni di Salem

Annunci

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...