Juana Molina – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Le migliori canzoni di Juana Molina

Juana Rosario Molina è una cantante argentina che propone un Folk etereo venato di una Elettronica onirica, proponendo in definitiva una Folktronica di grande poesia, dolce e sognante. Un’idea del suo stile si ha intrecciando la fragilità di Lisa Germano all’Elettronica elegante e soffusa di formazioni come i Telefon Tel Aviv, con l’intimismo di Cat Power ed i profumi Pop degli Stereolab. La difficoltà nel definire il suo stile aumenta di album in album, grazie a una continua ricerca sonora che prosegue da ormai più di vent’anni. Esordisce nel lontano 1991 con la compilation Juana Y Sus Hermanas, opera perduta e introvabile nata come conseguenza di una carriera da attrice di sketch comici nella terra natìa. Decide, pur di successo e conosciuta dal grande pubblico, di rinunciare allo schermo per intraprendere la carriera musicale con l’autoproduzione Rara (1996), aspramente criticata dai connazionali delusi dal suo abbandono del mondo televisivo. Tanto è forte la delusione e tanto è vivida la sensazione di non essere compresa che Juana decide di trasferirsi a Los Angeles, dove conosce la musica elettronica: è una folgorazione, la possibilità di fondere Folk ed Elettronica diventa la sua strada per la sperimentazione e il territorio ideale per far sbocciare la sua creatività multiforme.

Segundo (2003) fa scorrere delle dolcissime canzoni mentre vengono avvolte da una colorata ed onirica giostra di suoni elettronici. Sono poesie di soffusa magia come El Perro (quasi 7 min.), fra un cartone animato ed una musica sonnolenta e solare. La Molina sfrutta una voce leggerissima e impalpabile, degna di Lisa Germano, che è ammorbidita dalle peculiarità dell’idioma utilizzato e che trova la sua dimensione in un tono semplice, che scansa qualsiasi manifesto virtuosismo per preferire un mix di delicate melodie e affascinanti escursioni in un uso della voce come se fosse una tromba ubriaca e distante, con tutta una serie di mugolii che rendono ancora più soffuso lo stile.

Il canto di Juana Molina non diventa mai un esercizio di avanguardia serioso, seppure i brani sfoggino arrangiamenti elaborati e fantasiosi anche quando sono fragili come La Visita, uno dei momenti migliori. Sono forti i richiami ad una musica tradizionale e ritmica (Martin Fierro, Quien?, la magica Misterio Uruguayo) che evoca gli esperimenti etnici di Jon Hassell e Peter Gabriel, ma la Molina è flessibile e rifiuta di attenersi ad un unico modello. Mantra Del Bicho Feo (8 min.), uno dei brani maggiori, dove la voce è puro strumento e l’arrembaggio ritmico riecheggia contemporaneamente Drum’n’Bass, Folk e Neu, nella seconda parte diventa una psichedelia soffusa e onirica con sfumature New Age. L’opera trova il suo elemento peculiare nella capacità di fondere semplicità, ricercatezza, Folk ed Elettronica in brani che sembrano dolcissimi sogni come El Desconfiado. In El Pastor Mentiroso si ha l’impressione vaga e soffusa di quando si sogna, e dolcemente ci si sveglia, ed è magari anche domenica. Il capolavoro di fragilità è probabilmente Vaca Que Cambia De Querencia, praticamente l’apoteosi dell’impalpabile. Il brano più curioso, nel contesto dell’album, è Sonamos, un intrigante e accattivante Blues/Rock folktronico che scorre per 8 minuti con semplicità e gioia. Il finale lambisce la Techno, ma non rinuncia al clima onirico, e ricongiunge le discoteche berlinesi con i canti delle tribù precolombiane.

Opera imponente (sfiora i 70 minuti) e affascinante, Segundo è tenuta insieme dal tono fatato, giocoso, etereo della Molina, dal clima onirico e surreale, dal gusto raffinato e dalla fruibilità dei brani, mentre una commistione elettro-acustica mimetica e gli arrangiamenti fantasiosi sospingono l’album nell’empireo della sperimentazione sonora del periodo.

Tres Cosas (2004) è più elegante e soffuso, più vicino alla musica d’atmosfera e con arrangiamenti più spessi (Solo Su Voz, El Progreso). Il valzer fatato di No Es Tan Cierto ed il pianoforte che adorna il sussurro di El Cristal aprono in grande stile, impalpabili poesia per l’anima. ¡Uh! giunge ad un canto senza parole ed una giostra sottovoce, con l’Elettronica mimetica: è un lavoro certosino dell’arte color pastello della Molina. Curame, tutta incentrata con la voce, è un ideale seguito di Uh!, dolce e onirica melodia eterea che nel finale diventa quasi metafisica. La title-track mostra come un intreccio di melodie possano affogare in un dolcissimo mare di rifrazioni eteree, con un synth ubriaco a fungere da dettaglio ricercato. Il momento più astratto è Filter Taps, che è poi il brano che esemplifica al meglio la natura più elaborata di quest’album e la maggiore forza dell’aspetto digitale: voci allucinate, melodia ninna-nanna, una pura suggestione sonora.

Isabel è un altro gioello della sua serie di Folk paradisiaci e una nuova occasione per mostrare le sue doti vocali peculiari, ma per quanto affascinante, è nel solco di Segundo. Insensible, più scura e triste, ricorda maggiormente Cat Power. Tres Cosas non può rivaleggiare con Segundo per originalità, e manca di brani più estesi e creativi, ma rimane un’opera di spessore, che amplia l’impianto melodico, inspessisce gli arrangiamenti e rende più complesso l’uso dell’Elettronica, mimetica ma in alcuni casi anche la vera protagonista dei brani (Filter Taps è l’esempio lampante).

Son (2006), per quanto ancora elaborato ed elegante, gioca su due territori opposti: da una parte recupera spunti tradizionalmente Folk, dall’altro continua con sempre più urgenza la ricerca sperimentale sulla voce e gli arrangiamenti folktronici. Rio Seco, Yo No e La Verdad, trittico di apertura, suonano come sofisticato e soffusi Synth-Pop dell’era digitale ma l’ultima delle tre è così sensuale ed elegante che non fa rimpiangere neanche i capolavori di Segundo. Un Beso Llega (7 min.) è un ubriaco, sbilenco intreccio di voci-miagolii, un cartone animato surreale che torna ai brani estesi dell’esordio senza autocitarsi e si chiude in un afflato cosmico. Tutta l’eleganza di No Seas Antipatica sembra generare una sorta di Folk-Pop dove la voce è al pari degli altri strumenti, si fonde e si confonde, così che non esista primo piano e sfondo, ma un amalgama ammaliante. Questo processo di fusione vocale e musicale giunge al suo vertice in Micael, religiosa invocazione Gospel a ritmo folktronico, creativo mix tribale e urbano: numerosi i piani che si intrecciano e si compenetrano, collegati da una serie di pennellate allucinate. Ad un passo dall’Ambient si ferma la title-track, altro gioiellino metafisico che si spinge oltre i modelli più impalpabili ed atmosferici di Tres Cosas. Come le altre opere, anche quest’album continua ad azzardare scelte d’avanguardia, come il sospiro Folk/Blues di Las Culpas; ancora più creativamente, a questo downbeat segue l’upbeat di Malherido, Techno aliena che forse si potrebbe ricollegare a Bjork, ma con sfumature sudamericane. Il finale con Hay Que Ver Si Voy (8 min. e mezzo), invece di “sbancare” si limita sostanzialmente a replicare il suo più classico Folk etereo ed elettronicamente ornato.

Un Día (2008) segna una evoluzione del suono: rigoglioso, festoso, stratificato, ipnotico, ammaliante e avvolgente. Un Dìa apre con un grande momento di Folktronica sperimentale dove le voci si confondono con la musica, i cori ed il canto principale rinunciano ai loro ruoli come in quei film dove si invertono i ruoli di primo e secondo piano e tutto sembra muoversi gioiosamente in una riproposizione festose e coloratissima di un carnevale. Una giostra ipnotica come Vive Solo fa approdare l’ascoltatore al trittico centrale: brani che viaggiano attorno ai 7 minuti e mezzo e che rappresentano un po’ il nocciolo del disco. Lo Dejamos è il primo vero gioiello, una sorta di Dub etnica ed onirica che pian piano si spoglia fino a mettere in luce una tenue anima sudamericana, con un certosino lavoro di voci ad ornamento. Los Hongos De Marosa è un frizzante Folk psichedelico ed etereo, virato lentamente in un altro virtuosistico intreccio di voci e cori, canto e controcanto, con sillabazioni che facilmente fanno fondere la musica al canto, in un continuum melodico sotto il quale l’elettronica e le percussioni fungono da sfondo vibrante. La seconda parte deframmenta la musica, come in un esercizio cubista, in colpi di luce e fibrillazioni ritmiche, una danza magica e leggerissima. ¿Quién? è un tappeto di voci angeliche dove volteggiano melodie canore, con un pulsante ritmo che sorregge e dona corpo a una composizione elegante e delicata. Questo trittico centrale di oltre ventuno minuto costituisce un originale esercizio melodico e ritmico dove Folk, Elettronica, Blues e Dub si fondono in una miscela di grande fascino, confluendo in un flusso musicale eclettico. No Llama frammenta il canto in fonemi cantati su un Folk tribale mentre il finale con Dar (Que Dificil) sono sei minuti abbondanti di Techno subacquea unita ad un cantilenare infantile, un elegante esercizio dai toni Jazz.

Album affascinante e senza cadute di stile, Un Dìa è sorretto da un portentoso trittico di brani estesi nella parte centrale e sonda un mondo sonoro di confluenze e fusioni eleganti e delicate, sottilmente ipnotico e sinestetico.

Per Wed 21 (2013), dopo 5 anni di silenzio, si punta ad una dimensione più Rock, per quanto sbilenca e sperimentale. A volte questo è evidente nello spirito, come per l’enfasi ritmica della title-track, altre volte il ruolo della chitarra elettrica e i dialoghi fra chitarra, basso e batteria dànno ai brani un sound distintamente Rock (per es. Sin Guia No e Bicho Auto).  Certo rimane molto difficile arginare in uno stile Juana Molina, capace com’è di fondere IDM e Glitch, stravolgendo le strutture e usando come solo lei sa fare la voce, strumento mai così duttile. È un ritorno in grande forma, ma la prova della consacrazione è Halo (2017), quattro anni dopo, che abbandona le tentazioni Rock (tranne Los Piel Helados) per approdare di nuovo a una terra di nessuno fra Folk, Elettronica e sperimentazione dura e pura (l’aliena Lentisimo Halo, la “sciolta” Calculos Y Oraculos). Fra i palleggi ritmici di Paraguaya si annidano una mesta trenodia e un basso minaccioso, nell’anima di Sin Dones si fondono armonie ultraterrene e uno scatenato ballabile folktronico. Come sempre, tanta creatività non disdegna l’orecchiabilità di una Cosoco o della robotica filastrocca di A00 B01. Grandiosamente creativa, divertita, elegante e carismatica, la musica di Juana Molina continua dopo quasi 3 lustri da Segundo a non avere credibili imitazioni ed eredi degni.


Discografia

Rara 1996
❤ Segundo 2003 9
Tres Cosas 2004 8
Son 2006 8
❤ Un Dia 2008 9
Wed 21 2013 7,5
Halo 2017 8,5

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