Rihanna – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Robyn Rihanna Fenty, conosciuta semplicemente come Rihanna, è una famosa artista che ha riscosso nella seconda metà degli anni Zero un notevole successo, continuato poi anche nei primi anni Dieci. Ad oggi (2016) si  più di 200 milioni di copie fra album e singoli.

Music of the Sun (2005) già la fece conoscere per un mix di moderno R’n’B, Pop/Dance e qualche banale spunto Reggae e Dancehall (Pon De Replay, il brano più vicino al tormentone).

Qua e là la produzione è quella tipica dell’R’n’B/Hip-Hop da dancefloor del periodo (That La, La, La e Rush). I momenti più noiosi sono quelli che ricordano le soporifere canzoni sentimentali di certi anni ’80 (The Last Time, Willing to Wait, Now I Know) o il Pop/Dance di inizio anni ’90 (Music of the Sun, There’s a Thug in My Life). Poi il fantasma di Beyoncè diventa invadente in Let Me, e si giunge al punto più basso. Altrove, il richiamo più immediato è Sean Paul. Lo stile vocale di Rihanna, diviso fra R’n’B, Soul e qualche richiamino Hip-Hop, è fondamentalmente senza originalità.

A Girl Like Me (2006) cerca di innalzare l’asticella quanto basta per far nascere una sensazione Pop/Dance. SOS deve ripescare Tainted Love nella versione dei Soft Cell, investendola di subwoofer che battono come vuole la Techno, in un balzo di aggressività che è una delle maggiore “novità” rispetto all’esordio.

Break It Off, con Sean Paul, è il secondo ballabile un po’ tamarro ma abbastanza spendibile sui dancefloor. Il resto, scorre più professionalmente dell’esordio, ma senza molto carisma. Il momento strappalacrime di A Million Miles Away ha la palma di legno come brano più noioso.

Good Girl Gone Bad (2007) è l’album del successo planetario, trainato dal singolo Umbrella, fondamentalmente un Hip-Hop da dancefloor che sfrutta le tecniche di produzione di Techno ed House, con tanto di partecipazione di Jay-Z, che già collabora con Beyoncé. Don’t Stop the Music, altro successo, è in pratica un revival anni ’90.

Iniettando di synth e bassi distorti, basi che “pestano”, immagine sensuale ai limiti del soft-porn, Rihanna si propone come una reincarnazione del modello di Madonna e Britney Spears, ed anticipa in alcune soluzioni quello che sarà il ciclone Lady Gaga. Il massimo della fantasia si ha con il Rock elettronico di Shut Up and Drive, come se i Death In Vegas fossero al servizio delle Spice Girls.

Certi spunti da anni ’90, come Hate That I Love You, sono da consigliarsi solo a chi ne vuole ancora di tutto l’R’n’B dolce e melodico del periodo. La seconda parte dell’album soffre non poco.

Rated R (2009) segue lo scandalo dei maltrattamenti da parte di Chris Brown, ed è un album che abbandona le ballate dolci ed educate di stampo ’80 e ’90 verso un sound più vicino all’era di Lady Gaga e della Dubstep: bassi e synth distorti, fonemi ripetuti come vuole la celebre popstar (Hard, per es.).

Ma l’emancipazione è solo parziale (Stupid In Love). Qualche elemento Rock serve solo a rendere l’atmosfera più “cattiva”, ma ROCKSTAR 101 è semplicemente Dubstep. Photographs sembra una di quelle cose alla Black Eyed Peas, se ne sentite il bisogno fateci un pensiero. Te Amo ammicca all’America Latina, The Last Song al pubblico del Pop/Rock più sentimentale. Un colpo alla botte, un colpo al cerchio, poco azzardo, meno originalità, assente estro: un luccicante prodotto dal packaging pieno di gossip, video, entusiasmi discografici. Per chi apprezza lo stile, quindi non per me.

Loud (2010) è scintillante e prodotto da un plotone di nomi altisonanti. Rinuncia al clima più minaccioso di Rated R, orientandosi più ad un Pop ballabile tindo di Dance e di Lady Gaga (S&M è una sorta di operazione calligrafica di imitazione). Ad ogni modo il clima più “leggero” di What’s My Name? e Only Girl (In the World) almeno non sembrano tentare di far passare per profondo un album mediocre.

Certo, un Teen-Pop come California King Bed rischierebbe di imbarazzare anche Avril Lavigne. In conclusione, solo Man Down riesce a centrare l’obiettivo, un Dub-Reggae da discoteca con le sillabazioni prese in prestito da Lady Gaga, come se i Wailers fossero finiti in mano a Timbaland.

Talk That Talk (2011) è sempre più orientato ad una non troppo velata pornografia nei testi. Per il resto altre rivisitazioni di Lady Gaga (Where Have You Been), richiami Dance anni ’90 (per es. We Found Love) e derivati Hip-Hop/Dance sono la spina dorsale di un album che ha poco che possa interessare a chi cerca un suono nuovo e originale.

Unapologetic (2012) è un altro successo commerciale, ma non sembra riuscire a proporre qualcosa di nuovo. Sembra segnare la fine di un ciclo. Il singolo Diamonds diventa uno dei video più visti della sua epoca.

ANTI (2016) è un album molto atteso, ma spiazza chi si aspettava una raccolta di canzoni da “bad girl”. Più lento, pacato, con la voce e i suoi voli molto più in primo piano, forse nenche a tutto vantaggio di Rihanna. Mancano i ritornelli killer, i pezzi orecchiabilissimi e buona parte delle frasi che fanno discutere e creano gossip. Il clima si fa persino sereno nella drogata e breve James Joint. Il passo è generalmente un mid-tempo con arrangiamenti spaziosi (forse ispirati dal collaboratore Drake). Work può sembrare uno dei ballabili di un tempo, ma è spogliato dei beat possenti, profuma di balli latini e quando la voce pigra di Drake interviene si configura uno strano duetto R’n’B che sembra fra le cose più classiche che abbia mai fatto, pur se arrangiata “à la mode”.

Woo opta per un clima angosciante, degno delle sperimentazioni dell’R’n’B contemporaneo, sempre senza perdere un incidere lento, solenne.

La cover dei Tame Impala, Same Ol’ Mistakes, sembra più un ammico agli “alternativi” che qualcosa che si integri nell’album stilisticamente, e ancor meno una rilettura originale del brano.

Altre volte, si scivola verso un Soul elettronico più banale (Yeah I Said It), persino verso un R’n’B tradizionale (Love On The Brain, che qualcuno ha paragonato alla Winehouse; Higher) e una ballata pianistica à la Adele (Close To You), tutti poco interessanti quando non imbarazzanti. Never Ending, una ballata Folk, la ripropone come una cantante intimista, in un paesaggio sognante: decisamente lontana dalla bestia di ormoni e sesso sfrenato di qualche album fa.

Rihanna sta cercando forse una nuova immagine, più matura, ma non è una cantante emotiva come Adele, una cantautrice credibile come Cat Power né una sperimentatrice R’n’B come FKA Twigs. L’opera, pur con i suoi motivi di interesse, appare confusa, fra spinte di retroguardia e verniciature che cercano di far sembrare più sgargianti brani sostenuti principalmente dai produttori di spicco.

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Voti:

Music of the Sun – 4
A Girl Like Me – 4
Good Girl Gone Bad – 4,5
Rated R – 4
Loud – 3,5
Talk That Talk – 3
Unapologetic – 3
ANTI – 4,5

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