Aborted – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Non proprio una band per tutti, con un nome in linea con il gusto macabro della musica estrema. Gli Aborted sono una formazione belga nata sulla scia delle efferatezze di Carcass, Cannibal Corpse e Napalm Death, con qualcosa dell’apporto tecnico di mostri sacri come Death, Suffocation e Cryptopsy. Buona parte della loro opera è in fondo ascrivibile al Brutal Death Metal, nonostante qualche momento Grindcore e molte tematiche “gore”.

Nonostante siano germogliati a Waregem, nel nord del Belgio, raccolgono membri olandesi e statunitensi. Proprio questa curiosa origine mista potrebbe spiegare la capacità della formazione di sintetizzare il suono della violenza musicale europea, soprattutto quella inglese, con la gloriosa scena nord-americana. L’unico membro costante della formazione è il cantante Sven “Svencho” de Caluwe, che la fonda nel 1995 e sceglie il nome con il mero intento di essere fra le prime band in ordine alfabetico (non si preoccupava dei nostrani 883!).

Gli esordi non sono esattamente incoraggianti. I due demo, The Necrotorous Chronicles (1997) e The Splat Pack (1998), sono entrambi registrati in modo estremamente approssimativo.

The Purity of Perversion (1999) è un disco di Brutal Death Metal/Goregrind compatto, coeso e monolitico. Estratti da film horror aiutano a calarsi nel macabro immaginario. L’uso della voce, bestiale e probabilmente modificata con effetti, che riconduce ai Carcass degli esordi, è forse l’esempio più lampante dell’immaginario mostruoso e inumano. La band, invece, è una macchina da guerra perfettamente oliata. Un (altro) manifesto di violenza e brutalità, professionale ma… poco altro.

Engineering the Dead (2001) è un Brutal Death Metal più tecnico ed articolato, una sorta di macabro e mortifero festival della violenza. La potenza devastante di mattanze sonore come Skullfuck Crescendo (per citarne una) è impressionante, lo stato dell’arte della violenza musicale.

Goremageddon: The Saw and the Carnage Done (2003) suona ancora di più come un assalto sonoro senza prigionieri, ma con una complessità e uno spessore nuovi. Meticolous Invagination, ad esempio, è lontana dal ripetere semplicemente gli schemi del Brutal Death Metal, ma anzi incontra passaggi “melodici” ed una struttura non-lineare quasi schizofrenica.

Gli eccessi brutali di Parasitic Flesh Resection sono ad un passo dal caos più totale, un tornado Death/Grind che farebbe impallidire buona parte del Death Metal. Il livello di complessità rispetto agli esordi è notevolmente incrementato, la densità di avvenimenti è quintuplicata, lo spessore del muro sonoro è ormai titanico, una maggiore eterogeneità permette di apprezzare pienamente la strabordante efferatezza dei brani. Un brano come The Saw And The Carnage Done suona come se i Death di Human si fossero uniti ai Cannibal Corpse e avessero concentrato la violenza di due loro album in meno di cinque minuti di brano. Non è da meno Ornaments Of Derision, con pause e ripartenze da infarto. Composizioni devastanti come Sanguine Verses (…of Extirpation), Clinical Colostomy, Sea of Cartilage e Nemesis contribuiscono a costruire un album che aggiunge mid-tempo di derivazione Thrash, assoli pirotecnici e più spessore tecnico alla formula già adottata dai precedenti. Probabilmente uno degli album più violenti mai pubblicati, un vero assalto sonoro.

The Archaic Abattoir (2005) non presenta nessun addolcimento: turbini violenti che variano in velocità e intensità sempre più di frequente, ideali eredi del Prog-Metal più estremo, della scuola dei Meshuggah con le sue geometrie opprimenti, del Brutal Death Metal classico e dell’estremismo tecnico di Nile e Suffocation. Questa musica è una intricata sfida all’ascoltatore e ai suoi timpani. Dead Wreckoning, Blood Fixing The Bled, Hecatomb e soprattutto Threading on Vermillion Deception sono, in varie dosi, incroci di Thrash, Death, Grindcore molto articolati e complessi, dalla potenza devastante.

Voracious Haemoglobinic Syndrome si fregia anche di una prima parte dalle sfumature sci-fi, segno ulteriore di come, anche se l’album non sia capace di inventare uno stile tanto lontano dalle loro prime opere, l’evoluzione stilistica è tangibile e sufficientemente eclettica. Il momento più scontato, The Inertia, riluce uno stile che richiama quello della scena di Gothenburg, ed è comunque un brano più che dignitoso.

Goremageddon e The Archaic Abattoir sembrano portare la musica Metal a nuovi estremi violenti. In The Archaic Abattori si completa quella crescita compositiva che ha significato per la band belga una sempre maggiore cmplessità e varietà stilistica. Nel groviglio impenetrabile regna, a ben vedere, un ordine di ritmiche massacranti, di scatti convulsi, di mid-tempo dinamitardi, di sfuriate ritmiche supersoniche. Il tasso tecnico e la spettacolarità sono impressionanti, e la sintesi sonora non permette di additare una precisa band di riferimento.

Slaughter & Apparatus: A Methodical Overture (2007) mostra nuove aperture stilistiche: voce in scream e in growl, tastiere, frangenti melodici più presenti. Rimangono intatte però la complessità compositiva, il virtuosismo, la violenza devastante. Strychnine.213 (2008) è un album molto più lineare, in linea con le idee dei Meshuggah, aggiunte di una chiara derivazione Death Metal più che Thrash. Hanno perduto il suono devastante che gli caratterizzava, ed adesso suonano come un gruppo di moderno Death Metal senza granché di personale. In chiusura la cover di Slaughtered dei Pantera.

Un cambio di formazione quasi completo, con il solo frontman Sven “Svencho” de Caluwe sopravvissuto, portano ad un nuovo album, Global Flatline (2012), un album che aggiunge poco allo stile forgiato con Goremageddon e The Archaic Abattoir.

Da professionisti del macabro e dell’ultraviolento, gli Aborted di Svan de Caluwe sono tornati a fare quello che riesce loro meglio: un malsano puzzle di Death Metal e Grindcore. The Necrotic Manifesto (2014) non suona come niente di inaspettato, solo un altro, devastante attacco ai timpani da parte di una delle istituzioni del metal estremo mondiale.

Per la versione su iTunes, anche la cover di Arise dei Sepultura, mentre in limited edition arriva un doveroso tributo ai Suffocation.

L’ennesimo esercizio di brutalità, Retrogore (2016), è forse il definitivo tassello di questo nuovo corso, il punto di arrivo, quello della perfezione formale: una sintesi di tutte le strade intraprese dall’esordio, prodotto in modo stupefacente.


Discografia:

The Necrotorous Chronicles (demo) 1997 <5
The Splat Pack (demo) 1998 <5
The Purity Of Perversion 2000 6
Engineering The Dead 2001 6,5
Goremageddon 2003 8
The Archaic Abattoir 2005 7,5
Slaughter & Apparatus: A Methodical Overture 2007 6,5
Strychnine.213 2008 6
Global Flatline 2012 6,5
The Necrotic Manifesto 2014 6,5
Retrogore 2016 7

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