Metal Church – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Metal Church sono una formazione statunitense che non è mai entrata a far parte dei gruppi famosi del Thrash Metal seppure ne avesse tutte le qualità. Sul piano storico il loro Speed Metal infiorettato di assoli e di composizioni piuttosto articolate, che si allontanavano abbastanza dall’essenzialità di molto Thrash Metal della Bay Area, è un antesignano del Power Metal ed una evoluzione delle formazioni inglese come i Judas Priest. Almeno le opere maggiori, ovvero le prime, meriterebbero un posto accanto a Megadeth e Anthrax. La loro opera anticipa certi propulsioni di Thrash “tecnico”. per esempio gli Annihilator.

Metal Church (1984) mostra sia le graffianti caratteristiche del nascente Thrash Metal che la composizione elaborata di un gruppo allo stesso tempo spettacolare e trascinante. Beyond The Black mostra l’eredità della NWOBHM, ma nel suo svolgimento propone anche sfoghi di doppia cassa e lunghi assoli, in uno stile compositivo meno imparentato con l’Hardcore Punk di molte altre band Thrash dell’epoca. L’epica title-track è un inno con tutti i crismi, ma Gods Of Wrath (quasi 7 min.) sfoggia quella propensione progressiva che per la prima volta porta la formazione ad aprire acusticamente, rinvigorirsi con elementi dell’Heavy Metal classico, alternare le due anime stilistiche e infiorettare il tutto con virtuosismi di chitarra. God Of Wrath mostra come la formazione covasse uno stile meno monocorde rispetto alle cavalcate a testa bassa dei gruppi più duri e puri. Ma questo esordio è una piccola pietra miliare da rispolverare, e lo è anche e soprattutto per brani più orientati al Thrash: Battalions, ai limiti del Power-Metal; In The Blood, anello di congiunzione fra Hard & Heavy e Thrash Metal; Hitman, pirotecnico incrocio di NWOBHM con la velocità e la potenza dello Speed Metal; Merciless Onslaught, degna dei Metallica più efferati o degli Slayer, e forse persino avanti rispetto a queste due band “sacre” del genere; My Favorite Nightmare, che poco hanno da invidiare a Exodus, Metallica, Anthrax e compagnia, ma si distingue per una complessità strutturale peculiare.

Colpevolmente trascurato, Metal Church è uno dei gioielli del Metal del periodo, in un periodo così fertile e con formazione tanto importanti e famose in pieno sviluppo da aver lasciato nell’ombra un esordio di tale spessore.

The Dark (1986) contiene il loro brano più conosciuto, la power ballad Watch The Children Pray, brano potente ed emozionante come da manuale, la loro Welcome Home Sanitarium (Metallica). Fra i brani più intensi c’è anche la febbricitante Psycho, fra gli acuti di Judas Priest ed il Thrash tecnico degli Annihilator, e la rocambolesca Line Of Death, dallo svolgimento tutt’altro che lineare, sorta di Prog-Thrash. Il finale, pirotecnico e virtuosistico, è affidato a Western Alliance, Thrash esplosivo ad alto tasso tecnico. La band non sbaglia granché, mostrandosi padrona di un Thrash tecnico e articolato, e suonando arretrata solo nei brani legati maggiormente all’Heavy classico.

Blessing in Disguise (1989) continua con un Thrash complesso (Of Unsound Mind, ai limiti del Death Metal; Anthem To The Estranged; The Spell Can’t Be Broken; The Powers That Be).

The Human Factor (1991) ha un suono più tagliente ed una produzione più pulita. La scatenata e piroetecnica cavalcata Thrash/Power di The Final Word, con momenti da Groove Metal assieme alla maestosa In Mourning ed alla power-ballad con inserti Thrash di In Harm’s Way formano il trittico più importante del secondo periodo della formazione. Agent Green unisce la fusione acustico e Metal ad una maggiore potenza ritmica ed alle solite pirotecnie chitarristiche. In brani come Betrayed e nella title-track la formazione ha poco da invidiare ai Metallica del Black Album in quanto a Thrash/Heavy Metal orecchiabile.

Hanging in the Balance (1993) è un album energico e professionale, ma storicamente secondario rispetto ai loro esordi. Waiting A Savior (quasi 6 min.) è una nuova power-ballad pirotecnica, maestosa e avvincente, che fonde al meglio spirito acustico e graffiante Heavy Metal. Un altra versione elaborata della power ballad, con un momento Country decisamente stravagante, End Of The Age (7 min.), è fra i momenti più interessanti dell’album e, persino, della discografia. La drammatica Little Boy (8 min.), per quanto a tratti formulaica, è un altro sfoggio di composizione dai tratti progressivi. Ma le avanguardie Metal sono altrove, ben più lontane da questi lidi già visitati.

Masterpeace (1999) suona semplicemente datato, con dei ritorni di fiamma Thrash Metal (Falldown, All Your Sorrows) anacronistici. They Signed In Blood (7 min. e mezzo) prosegue la loro tradizioni di brani estesi al limite del Prog-Metal.

The Weight Of The World (2004) è scintillante come il Metal coevo, al solito pirotecnico, tinto di Thrash e capace di avventurarsi in brani Prog-Metal melodici da retroguardia (Madman’s Overture). La ballatona Blood Money è l’epitome della prevedibilità di un album senza nessun tentativo di originalità.

A Light In The Dark (2006) non fa molto meglio: Thrash Metal elaborato che ha giusto qualche iniezione di anabolizzanti a renderlo più adatto alla scena di metà decade. Un professionale pezzo di Metal attempato.

This Present Wasteland (2008) è anche questa volta un po’ aggiornato, molto spesso ritrito, professionale e spettacolare quanto basta. Originalità non pervenuta.

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Voti:

Metal Church – 7,5
The Dark – 7
Blessing in Disguise – 6
The Human Factor – 6,5
Hanging in the Balance – 5,5
Masterpeace – 4,5
The Weight Of The World – 4
A Light In The Dark – 4
This Present Wasteland – 3

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