General Surgery – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I General Surgery furono fra i primi in Svezia a seguire le orme degli inglesi Carcass, proponendo quel mix di Death Metal e Grindcore morbosamente interessato alle patologie più turbi che prende il nome di Goregrind.

Necrology (1991) fu l’EP dove battezzarono il loro sound. Dei Carcass riprendono buoan parte delle idee, dai titoli rivoltanti (Slithering Maceration of Ulcerous Facial Tissue) alle ritmiche violente e ossessive, al suono cacofonico, all’uso della voce in modo bestiale ed animalesco. La morbosa ossessione medica, già esplicitata nel nome della band, dona al tutto un di più di inquietante.

Quando arrivano al loro primo album, Left Hand Pathology (2006), dal titolo probabilmente dovuto ad un gioco di parole sull’esordio degli Entombed, la band è notevolmente cresciuta in termini di brutalità di spessore tecnico, di precisione, di dinamicità nelle composizioni. Sembra che la band abbia ben assorbito, oltre ai Carcass, anche il suono spettacolare dei canadesi Cryptopsy, giungendo ad un assassino incrocio di Brutal Death Metal e Grindcore. Questi assalti sonori corazzati, brutali, sanguinari sono davvero estremamente efferati (Arterial Spray Obsession, Necrodecontamination, Decomposer, Viva! Blunt Force Trauma) ma anche discretamente complessi, con un tasso tecnico non indifferente che viene sfoggiato in composizioni brevi ma veriegate da cambi di velocità e varie sfumature stilistiche. Per quanto un’opera simile non abbia nulla di granché innovativo, la conclusiva Convivial Corpse Disposal Methodology (quasi 7 min.) mostra al meglio come la formazione cerchi anche di superare il più ottuso incrocio di Brutal Death Metal e Grindcore. Non un album per chi cerca qualcosa al pari delle avanguardie Metal del periodo, più che per chi ancora si esalta delle efferatezze di Carcass-iana e Cannibal Corpse-iana memoria.

Corpus In Extremis: Analysing Necrocriticism (2009) è un altro manifesto di animalesca violenza. La furia schiacciasassi di Retrained Remains sembra un ideale incrocio fra un esercito di troll ed i Motorhead. Nel complesso l’opera è più “melodica”, nel senso che i brani come Necrocriticism e Idle Teratoma Core, per esempio, hanno dei riff riconducibili a quelli dell’Heavy Metal classico più che alle derive ultraviolente del Grindcore e del Death Metal. Ma chi cerca ascolti brutali e violentissimi troverà ancora pane per i suoi denti. Rimane difficile, anche se si hanno ascolti parimenti estremi alle spalle, rimanere indifferenti davanti ad un assalto come Perfunctory Fleshless Precipitate. Quantomeno, si tratta di un album che riassume bene molte istanze estreme della musica degli anni ’80 e ’90 e risulta più eterogeneo dell’esordio.

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Voti:

Necrology (EP) – 4
Left Hand Pathology – 5
Corpus In Extremis: Analysing Necrocriticism – 5

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