Vildhjarta – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Vildhjarta è un progetto svedese fra Meshuggah, stratificazioni sonore malinconiche a fare da contraltare a asfissianti assalti Math Metal, rigurgiti Death Metal ed il dinamismo del Prog-Metal spinto verso i lidi sonori più estremi. Ampi squarci seoffusi, semi-acustici, atmosferici sono una componente peculiare del loro sound.

Måsstaden (2011) propone una musica intricata, con più anime, tutta incentrata su una evoluzione dei Meshuggah, verso un Math Metal desolante e potente, tecnico e melodico, che si realizza al massimo della sua peculiarità nei brani più estesi e stratificati, dove la band propone composizioni a più dimensioni, rese ancor più dinamiche da rapide variazioni d’intensità. L’olbra del gruppo-ispirazione rimane comunque ben presente.

Shadow, intreccia melodie malinconiche a ricordi Death e Black Metal, sullo sfondo di un desolante paesaggio post-apocalittico. Dagger, quando il caos si dirada, evoca ampi spazi desolati e discorso analogo vale per Eternal Golden Monk. L’apertura di Benblast, in piena nube Dark Ambient ed il delicato affresco acustico al principio di Osteppar sono altri momenti caratteristici.

Phobon Nika è uno stravagante mix di musica a due livelli: uno, semi-udbile, è prima malinconico e poi scosso da borbottii ritmici; il secondo, più corposo e potente, disegna geometrie meccaniche mentre una chitarra rintocca come una campana funebre.

I due brani più estesi sono anche quelli più avventurosi. Traces (6 min.) si colora di clean vocals, melodia mediorientaleggianti, elementi Jazz/Rock, squarci di desolante e malinconica musica d’atmosfera, giungendo qua e là ad una ossimorica commistione di clean vocals e ruggiti animali mentre impazza una scomposta apocalisse meccanica in sottofondo, opprimente e inesorabile. All These Feelings (7 min.) è complessa e multiforme, fra desolazione, forza bruta, richiami acustici in una stratificazione sonora di grande effetto, unita ad una vena compositiva complessa ed intricata. Nel finale le sperimentazioni interessano dei curiosi “squilli” di chitarra.

The Lone Deranger (7 min. e mezzo) si apre dimessa e malinconica, in chiave semi-acustica, innestando un mostruoso vortice à la Meshuggah per poi tornare a far scorrere le due anime, dimessa e mefistofelica, affiancate dal minuto 2:30 circa. Un’altra pausa ad effetto prima del quinto minuto apre ad un melodico momento fra l’alieno e lo psichedelico, prima che nel finale una nuova esplosione lasci in coda solo detriti malinconici che vivono quanto basta per l’ultimo crescendo prima di rimanere sospesi nel vuoto, nel finale.

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Voti:

 Måsstaden- 6,5

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2 thoughts on “Vildhjarta – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Shirley Temple ha detto:

    Ascoltai un loro demo tempo addietro, s’intitola Omnislash se non vado errato.
    La scena Djent, comunque sia, si sta facendo strada e credo sia e sarà il trend prevalente dei prossimi anni; se già non li hai fatti, ti consiglio questi ascolti:

    Animals As Leaders – self titled (7/10), Weightless (5,5 – 6/10). Tosin Abasi è un virtuoso della 8-corde e propone alcuni dei brani più ritmicamente intricati ed impenetrabili della storia del metal; il secondo album scade un po’ in manierismi chitarristici, ma gli esperimenti di integrazione del metal con l’elettronica glitch valgono la pena un ascolto. Quello che forse è il suo brano migliore, tuttavia, non è stato rilasciato (almeno, ch’io sappia); si può però ascoltare su http://www.youtube.com/watch?v=_HqI7DkGL7c .

    Tesseract – l’EP Concealing Fate (7,5); non ho ascoltato ancora il debutto One. Concealing Fate è una suite dal mood epico, notevole soprattutto il fatto che, non si sa come, 20 minuti di roba a cavallo tra metal e progressive con una formazione classica da metal nel 2012 non suonino triti e ritriti. L’eleganza delle atmosfere unita all’imprevedibilità ritmica danno origine ad una piccola perla.

    Textures – Dualism, Drawing Circles; non mi esprimo sulle valutazioni causa un ascolto saltuario e poco attento. In linea di massima sono una band un po’ più grezza ed aggressiva rispetto agli acts di cui sopra, ma sono molto apprezzati nella scena quindi un ascolto sarebbe d’uopo.

    Periphery – self titled (6,5 – 7/10). Pubblicano il primo (ed unico) album nel 2010 ma già da 5 anni gettavano le basi del Djent creandosi una reputazione attraverso Internet. Risentono maggiormente dell’influenza dei Meshuggah nelle sonorità e nelle ritmiche, pur tralasciando gli scampoli più death metal del Meshuggah-sound in favore di aperture melodiche ed armonie irregolari e tendenzialmente dissonanti ma perpetrate con un cantato soft (quando non è scream/growl, s’intende).

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  2. Grazie mille per l’impegno nel commento, che trovo utilissimo!

    Degli Animals As Leaders ho ascoltato l’esordio e l’ho trovato interessante, il secondo album mi manca, invece. I Periphery invece mi intrigarono meno, a causa delle troppo evidenti derivazioni à la Meshuggah e ad un uso dell’Elettronica che, per esempio, Abasi usa in modo più fantasioso. Riascolterò, se capita, magari in occasione di un secondo album. Gli altri due gruppi sono invece per me novità totali, quindi assolutamente da ascoltare! Grazie mille 🙂

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