Star One – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

L’olandese Arjen Anthony Lucassen, già impegnato con il progetto Ayreon, è anche titolare del progetto Star One. In questo side-project ha l’intento di fondere un rocambolesco Prog-Metal con influenze dello Space Rock degli Hawkwind, alla ricerca di uno Space Metal.

Space Metal (2002) cerca di evidenziare proprio l’amalgama fra “spaziale” e Metal progressivo. Songs Of The Ocean e Master Of Darkness, dieci minuti e mezzo in due, sono una doppietta che innalza un po’ il livello dell’album dopo una partenza non fulminante; la seconda in particolare sembra un credibile modello di Space Metal, ovvero Prog-Metal e suoni di synth che suonavano futuristici negli anni. The Eye Of Ra (7 min. e mezzo) si propone con un afflato sinfonico ed i synth nel ruolo del tocco sci-fi, ma non si ricorda certo per originalità. Spesso l’album suona semplicemente come l’ennesimo album di Prog-Metal (Sandrider, Set Your Controls, Intergalactic Space Crusaders), giusto un po’ più azzardato negli arrangiamenti, che sfruttano synth e tastiere più della media. La conclusiva Starchild (9 min.) è il brano più ambizioso, ma la componente sci-fi è abbastanza banale ed il resto è un Prog-Metal a tempo di ballata che non lascia molto da ricordare. Ogni episodio richiama telefilm e film con tematiche spaziali.

Victims of the Modern Age (2010) è più barocco ed orchestrato, giungendo a vette di spettacolarità nella title-track (6 min. e mezzo) e nella vorticosa in Human See Human Do, sfogandosi in eccessi Thrash in Digital Rain (6 min. e mezzo). La suntuosa band utilizzata per l’album, caratterizzata da ben cinque vocalist, sfoggia geometrie complesse e maestose anche in 24 Hours (7 min. abbondanti) e nella massiccia e compatta Cassandra Complex, scortata dai synth sci-fi. Earth That Was e It’s Alive, She’s Alive, We’re Alive sono due momenti che riducono lo spessore dell’opera. It All Ends Here (10 min.), suite in tre parti, chiude l’opera come volendone esaltare le propensioni operistiche e orchestrali, trionfando nelle prove dei vari vocalist e gestendo anche nella forma “estesa” le dinamiche tutto sommato classiche del Prog-Metal. Album raffinato, certosinamente composto, Victims Of The Modern Age è suntuoso, barocco, sinfonico, operistico, raffinato, energico ma, in fondo, è “solo” un buon album di Prog-Metal. Non c’è una evoluzione stilistica significativa, tantomeno stupiscono le tematiche, tra l’altro riprese da film e telefilm.

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Voti:

Space Metal – 5,5
Victims Of The Modern Age – 6

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