Boredoms – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Ascolta le migliori canzoni dei Boredoms

I Boredoms sono una formazione che vive al confine fra Punk, Heavy Metal, Noise e dadaismo, con spunti stilistici quantomeno onnivori. I loro album sono spesso concentrati di stravaganze, fra urla assordanti, demenzialità varie, assalti spaccaossa, citazioni più o meno assurde. Pochi gruppi nella Storia del Rock possono vantare l’esuberante e delirante fantasia demenziale dei Boredoms.

Osoresan no Stooges Kyo (1989) inizia come un delirio fra Captain Beefheart, Trash Metal, le fratture dei Pere Ubu, il canto dell’Hardcore e del Grindcore (Boredoms Vs SDI). Il gusto rumoristico è quello di una banda di gorilla pazzoidi (We Never Sleep), o quella di Butthole Surfers licantropi (Bite My Bullocks), o di Einsturzende Neubauten sommati ai Pere Ubu (Young Assouls), o dei Naplam Death in preda ad un delirio dadaista (No Core Punk). Qua e là ci sono spunti Jazz molto Free (Lick’n Cock Boatpeople). L’evocativo titolo di Melt Down Boogie è perfettamente profetico. Il finale con Feedbackfuck è una fornace di suoni estremi, rumorismi, sguaiatissimi canti Blues.

Soul Discharge (1989) è ugualmente delirante. Il canto “femminile” semi-licantropo di Bubblepop Shot ricorda i più assurdi Residents, ma iniettati di Anthrax. I Blue di Sun Gun Run sono un ibrido fra Captain Beefheart ed i Black Flag. Partendo pacata, Z&U&T&A diventa un Pow-Wow suonato avendo come backing band i Cannibal Corpse. Un delirio tribale, cacofonico e assordante come TV Scorpion, con alcuni momenti di un vocalismo che sembrano la versione Grindcore di David Thomas: capolavoro. Pow Wow Now è un delirio di fendenti di muraglie di chitarre distorte e vocalismi acrobatici. Zappa sarebbe fiero di J.B. Dick + Tin Turner Pussy B, altro momento grandioso. Dietro a questo caos informe c’è l’originalità nell’uso delle voci, un orgia di urla, versi animaleschi, di guaiti, ululati, sgolamenti che probabilmente non ha precedenti. Armonie caocofoniche, cori deformi, sovrapposizioni assordanti (senti anche GIL ’77 e Castaromix ’99) sono la versione Hardcore degli sperimenti dei Residents con le voci.

Soul Discharge/Early Boredoms (1989) aggiunge altri deliri costruendo un tour de force di dadaismo vocale, cacofonie e violenza scherzosa.

Pop Tatari (1992) ha perso un pizzico di energia e pazzia, ma è sempre superbamente dadaista (Nice B-O-R-E Guy & Boyoyo Touch, Bore Now Bore, Hoy, Poy) ed aggiunge brani lunghi e deliranti che consacrano l’eccesso anarchico e visionario della band (il tour de force di Bo Go di ben 7 min., il delirio cartoon-esco di Cheeba che sfora i 9 min. e si impone come un altro capolavoro, i 10 minuti di Cory & the Mandara Suicide Pyramid Action or Gas Satori che invece affoga in uno Psych-Funk e poi richiama i Faust a fasi alterne). Bocabola è degno dell’olimpo del loro cacofonico canzoniere.

Detto senza mezzi termini, i Boredoms non sono per tutti; decidete voi se è un pregio o un difetto, o nessuno dei due. La loro musica cacofonica richiede dedizione ed una certa immunità al caos, o magari persino una attrazione per l’anarchia musicale. La creatività però non manca alla band, che congiungendo idealmente Hardcore, Faust. Pere Ubu, Captain Beefheart, Residents, Napalm Death crea una giostra impazzita di suoni assordanti, sì, ma mai minacciosi. Esplosioni colorate, quasi sempre demenziali, che possono diventare intriganti nella loro inarrestabile fantasia. L’uso fantasioso delle voci e le orge percussive sono fra i loro tratti caratteristici.

Wow 2 (1993) è meno scomposto, anche se molto relativamente. Jet Net è uno spettacolare Free-Jazz per giocattoli ed accelerazioni sovrumane. Rat Soup è meno violento del passato, ma non meno stravagante. Alcuni momenti, comunque, sono di sostanziale calma (100 Dom, per esempio).

Chocolate Synthesizer (1994) è un nuovo delirio tendenzialmente cacofonico. Il maestoso inno Acid Police, l’assordante e dadaista Shock City, i frammenti fuori di testa di Tomato Synthesizer, le epilessi di Action Synthesizer Hero, il canto pazzoide su strati di distorsioni di Uoredoms, il Beefheart surreale che salta fuori in I’m Not Synthesizer, l’assalto sguaiato con voci dadaiste e viscerali di Now Dom Synthesizer delineano un album che aggiunge poco di nuovo, ma che rimane comunque ben oltre la mediocrità.

Super æ (1998) cambia le carte in tavola: brani decisamente più lunghi, in tre casi sopra i dodici minuti, ed un sound più composto, sperimentale e meno demenziale. Quest’album è il primo dove la sperimentazione è più marcata del caos. Super You (quasi 8 min.) è in pratica un mix di Electric Wizard o Cathedral, Metal Machine Music, effetti demenziali, ostici momenti Noise; il finale è comico, così da allontanare la seriosità. Super Are (8 min. e mezzo) introduce un soundscape Ambient che poi diventa un canto tradizionale, esplode in un assalto di fendenti Doom, si scatena in un Punk disarticolato iniettato di Thrash Metal; si tratta di un brano di prima qualità, che è la loro versione malata del Prog-Rock. Super Going (12 min. e mezzo) mostra influenze del motorik dei Neu mentre fluttua una chitarra psichedelica, succesivamente accompagnata da un tripudio di piatti ed una chitarra più Heavy Metal; il gap fra i Neu, i Savage Republic ed i Megadeth si accorcia nel finale. Super Coming (12 min. e mezzo) sembra un mix di Kyuss e canti demenziali à la Beefheart mischiati a cori strampalati, anche se forse indugia fin troppo. Un delirio Free-Blues-Metal come Super Are You (9 min.) ci ricorda da dove arriva la band, ed è un tripudio di cartoonesco e di demenziale, almeno finché non diventa un canto liturgico. Super Shine (quasi 13 min.) sembra invece un tour-de-force Faust-iano. Super Good chiude con una ninna-nanna che è la versione per neonati di Metal Machine Music. L’album mostra un lato più musicale e sperimentale dei Boredoms, ad opporsi a quello puramente anarchico. I fendenti catacombali del Doom e dello Stoner, l’Ambient, i Neu ed i loro motorik sono spunto per brani differenti, con svolgimenti stravaganti ma leggermente più logici in molti casi di quanto fatto nei primi album.

Vision Creation Newsun (1999) si presenta con 9 brani identificati da simboli grafici, sostanzialmente in una unica suite. ◯ (quasi 14 minuti) è forse il brano maggiore, una giungla percussiva, un canto estatico ed innodico, un incorcio fra musica africana, Techno, Neu, psichedelia, vocalizzi dadaisti, una febbricitante estasi energetica che dall’ottavo minuto perde la coesione, si frantuma con spirito Free-Jazz, unendo una chitarra Hendrix-iana, voci disperate, un carillon sognante, assalti cosmici à la Faust. I fischi siderali portano a ☆, Faust e Klaus Schulze che suonano con i Neu accoppiati ad una tribù africana, una mirabolante viaggio psichedelico che esplode in frammenti cacofonici e chiude con un passo schiacciasassi da Metallica. Altri fischi siderali prima di giungere a ♥ (7 min.) che fluttua in microrumorismi su un ipnotico tappeto tribale. (Spiral) riduce i volumi e si liquefa in un Funk psichedelico con voci distanti, fin quando non parte un ibrido Neu/Hawkwind, venato di cacofonie Faust-iane. ~ parte a rotta di collo, poi innesca una suspense Drum’n’Bass e scatena breakbeat supersonici, ricordando cose come Boymerang in un grande momento di fantasia che culmina con gli innesti percussivi e chitarristici, le melodie fatate ed oniriche, in un limbo fra sogno e realtà, fra ballo e malinconia, fra energia fisica e pensiero, concludendo nel Folk. ◎ (7 min. e mezzo) si apre sottovoce, con percussioni lontane, trova un gioioso innesco nelle fluttuanti melodie psichedeliche, incontra spunti robotici, si carica di aggressivo Heavy Metal, chiude in una vertigine Heavy Psych. Un Folk rifratto dalle immensità siderali è il protagonista di ↑, come se i Faust avessero remixato assieme ai Grateful Dead i Byrds. Ω (7 min. e mezzo) riapre con cori ed armonie vocali, poi affoga nel rumore assordante e psichedelico per un tempo eccessivo. Dopo un momento di silenzio, sigilla l’opera Zutto (7 min. e mezzo), unico brano con un nome vero e proprio, ammaliante psichedelia tribale, bucolica e visionaria che si chiude in modo solare e sereno. Album pieno di vibrazioni positive, di energia, di felicità, di vitalità, Vision Creation Newsun scardina il sound dei Boredoms abbandonando la predominanza delle più scatenate efferatezze vocali, puntando tutto su un continuum ritmico/psichedelico che usa il rumore in modo oculato, lo inietta con cautela, lo usa per pennellare paesaggi onirici e solari, pieni di vita. Al confine incorporeo fra Faust, Neu, Hawkwind, Grateful Dead, Metallica, Hendrix, dadaismo, psichedelia, rumorismo, Techno, Folk, Funk i Boredoms scrivono la loro opera più coesa, sostanzialmente appartenente ad un altro mondo musicale rispetto ai primi album. Aprono un nuovo fronte e lo consacrano come di primaria importanza con una suite di quasi 70 minuti che è la loro personale versione di una musica ritmico/psichedelica vitale e senza precisi confini.

Seadrum/House Of Sun (2004) vede la band ritornare con due brani estesi. House Of Sun (20 min.) è una versione psichedelica a metà fra Hosianna Mantra dei Popol Vuh ed In C di Terry Riley, un mix di psichedelia e minimalismo sicuramente non radiofonico o banale, ma neanche sorprendente. Seadrum (23 min.) è un lunghissimo tour-de-force ritmico-tribale con vocalizzi e spruzzi Jazz in fasci psichedelici, una composizione travolgente e febbrile, ma anche vitalistica e serena, che si ricollega a Vision Creation Newsun senza risultarne troppo derivativa.

Parallelamente a questi album i Boredoms propongono anche la lunga serie di Super Roots, mediamente mediocre e trascurabile. Super Roots (1993) e Super Roots 2 (1994) sono per completisti, brevi aggiunte al loro canzoniere. Super Roots 3 (1994) propone invece un lunghissimo brano, Hard Trance Away (Karaoke of the Cosmos) (33 min.) ossessivamente ripetitivo, fra Speed Metal e Punk, che racconta fondamentalmente poco. Più interessante, anche se prolisso, Super Roots 5 (1995), una sorta di loro riedizione di Metal Machine Music, con più ritmo: l’unico brano, GO!!!!!, sfora i 64 minuti, ma poteva durarne metà e probabilmente avrebbe sortito effetti simili. Il superpsichedelico Super Roots 6 (1996) invece indugia all’infinito in sperimentazioni Psych-Noise, senza nessun momento davvero significativo e sforando i 66 minuti senza che ce ne sia assolutamente la necessità. Super Roots 7 (1998) è inferiore nonostante il pezzo cardine superi i venti minuti, e Super Roots 8 (1999) non ha neanche un pezzo cardine significativo. Super Roots 9 (2007) testimonia un live con un gruppo corale che è una unica lunga composizione di 40 minuti; diventa facilmente quanto di meglio la serie Super Roots ha proposto dai tempi di 5. Super Roots 10 (2009) propone Ant 10, traccia principale di euforia musicale, e diversi remix.

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Voti:

Osoresan no Stooges Kyo – 7
Soul Discharge – 7,5
Soul Discharge/Early Boredoms – 7,5
Pop Tatari – 7
Wow 2 – 6,5
Chocolate Synthesizer – 6,5
Super æ – 7,5
Vision Creation Newsun – 8
Seadrum/House Of Sun – 6,5

Super Roots :
Super Roots – 4,5
Super Roots 2 – 4
Super Roots 3 – 5
Super Roots 5 – 6
Super Roots 6 – 4
Super Roots 7 – 4,5
Super Roots 8 – 4
Super Roots 9 – 5
Super Roots 10 – 5

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