Eagles – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Gli Eagles sono un gruppo musicale Country-Rock statunitense ed uno dei gruppi più famosi negli USA, o quantomeno uno dei best-seller. Le loro canzoni pacate, al limite fra Pop, Rock e Country (con successive iniezioni Hard Rock) ed il loro immaginario di fuorilegge, emozioni, malinconia e libertà è in linea con l’immaginario del popolo statunitense, perfetto per i lunghi viaggi negli spazi sterminati degli Stati Uniti. Un sound godibile, orecchiabile, radiofonico, ornato dalle armonie vocali accattivanti e la propensione verso delle specie di concept album completano la formula di uno dei simboli del soft-Rock.

Eagles (1972) contiene i primi grandi classici. Take It Easy è il primo canto di libertà, con armonie vocali morbide, un refrain facile e orecchiabile, Country/Pop/Rock che diverrà un modello. Aumentando le dosi Rock (Chug All Night, Take The Night, Tryin), aumentando la componente malinconica da ballata (Most Of Us Are Sad), scivolando verso l’acustico (Train Leaves Here This Morning, Peaceful Easy Feeling), ritornando eventualmente più vicini al Country (Earlybird) gli Eagles modulano vari stili di musica adatta al grande pubblico, dolce, senza spigoli, senza provocazioni, praticamente tradizionale e classica il giorno stesso in cui è creata, perchè accomodante, imperniata su un immaginario di rilassatezza, di calma, di emozioni sempre pacate. Una sottile serenità traspare dai loro album, unita ad una leggera malinconia che è forse paragonabile alla malinconia di chi rifacendosi alla tradizione rimpiange un mondo rurale che non c’è più.

La banda criminale di Doolin-Dalton è lo spunto per il famoso Desperado (1973) ed è il pretesto per scrivere un’altra epopea di libertà del fuorilegge. La loro musica rimane semplice ma efficace, e spazza nella tradizione statunitense, dal Country al Rock, passando anche per commoventi quadretti emozionali. Che sia l’aggressivo boogie di Out Of Control o l’impalpabile malinconia di Tequila Sunrise, altro gioiellino del canzoniere, o che sia l’accorata title-track, o l’inno Outlaw Man ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore, questo album a tema è tradizionalista ma conserva il fascino delle mitologie e delle favole.

Tutta questa magia non c’è però su On The Border (1974), spesso più Rock (Already Gone, James Dean) e meno Country meno corale e senza un tema portante. Rimane il Country/Rock di Midnight Fever a segnare il versante più tradizionale, insieme a qualche ballata (per es. Best Of My Love).

One of These Nights (1975) ritrovò l’equilibrio Pop/Rock e le armonie vocali nella title-track, altro brano maggiore e per il resto si divideva ancora fra momenti pensosi (Journey Of A Sorcerer il più atmosferico ed elaborato), Country/Pop/Rock come Lyin’ Eyes e ballate emotive (I Wish You Peace).

Hotel California (1976) è forse l’apice della loro discografia ed il sostanziale epitaffio, nel senso che è il compendio della carriera, nel bene e nel male. Trasportato l’immaginario del vecchio west nel presente gli Eagles completano la parabola di tradizionalisti, chiudendo il cerchio di scontento per il presente che è il riflesso dell’attenzione per la tradizione e la mitologia urbana statunitense che permea da sempre la loro opera. Fuori da questo discorso, però, è l’album del loro brano maggiore, l’epopea simbolica della title-track, suadente Rock venato di percussioni, e di altri classici come la vellutata New Kid In Town ed il Boogie di Life In The Fast Lane. In fondo non c’è nulla di nuovo, ma rimane il loro album più completo, e se la gioca con Desperado come opera migliore.

The Long Run (1979) continuò iniettando forse più Rock (nel ralenti di Teenage Jail rischiano di rievocare i Black Sabbath!) e richiamando la Disco (The Disco Strangler) e la musica da ballo anni sessanta (la stupidina The Greeks Don’t Want No Freaks). Come per l’album dopo Desperado, si sente la mancanza di un tema portante che dà una marcia in più alle loro opere migliori. Soprattutto, nel Post-Punk questa è musica da museo.

Al ritmo di un album all’anno, gli Eagles hanno segnato gli anni Settanta con una musica che guarda chiaramente al passato. Se qualcosa hanno inventato, si tratta di un equilibrio che aggiornasse il Country a quando il Rock era ormai diventato tradizione (da musica “ribelle” a tradizione), unendolo ad un soffuso gusto melodico, una eleganza ed una semplicità affascinanti che ben si sposavano con i temi secolari della mitologia del west staunitense. Non furono i primi Country-Rockers, non furono i primi a proporre canzoni orecchiabili e radiofoniche in questo genere: gli stessi Eagles provenivano da altre band di Country-Rock. Furono i più venduti, e rimangono ad oggi i più famosi.

Their Greatest Hits (1971–1975) (1976) ha venduto 42 milioni di dischi e non contiene Hotel California, ma è una ottima raccolta del primo periodo.

Eagles Greatest Hits, Vol. 2 (1982) aggiunge alcuni brani e cerca di completare l’opera, ma è una mezza toppa. Ha venduto più di 11 milioni di copie.

The Very Best of the Eagles (1994) realizzò meglio l’intento di riassumere l’intera carriera.

Long Road Out of Eden (2007) è un album su reunion e farà felici chi amava gli Eagles degli anni ’70, anche se non conserva i livelli dei loro album a tema. Storicamente, è un doppio album irrilevante.

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Voti:

Eagles – 6
Desperado – 6,5
On The Border – 5,5
One of These Nights – 6
Hotel California – 6,5
On The Long Run – 6
Their Greatest Hits 1971-1975 – 6,5
The Eagles Greatest Hits, Vol. 2 – 6
The Very Best Of The Eagles – 7
Long Road Out of Eden (2 CD) – 4

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3 thoughts on “Eagles – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Andrea Mantuano ha detto:

    Ma nel caso in cui un “Best Of” guadagna
    il voto più alto del resto degli album
    in una classifica “Generale” vale comunque
    metterlo (i Best of come i Live e gli EP insomma)?

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  2. Io direi di sì, dai. Certo che “storicamente” un best-of non ha un gran valore, in quanto è per forza di cose ad originalità zero. Dipende, quindi, se si tratta di una lista con intenti storici direi di no, in generale, per una guida all’ascolto invece magari sì.

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