Scuba – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Scuba è un progetto di Paul Rose, inglese dedito ad una versione moderna e fantasiosa della Dubstep, glaciale, minimale, oscura, misteriosa, discretamente onnivora.

A Mutual Antipathy (2008) lo pone in cima agli innovatori Dubstep. Il punto di partenza è sempre Burial, la figura più seminale del movimento. Ma Scuba è un mix sonoro di contrasti ad ampio raggio, un amalgama minimale ma ricco di mondi sonori differenti, unendo i bassi possenti della Dubstep con le tastiere minimali degli anni Settanta, immergendosi spesso e volentieri in droni Ambient oscuri, lasciandosi affascinare dall’IDM e dalla musica da ballo minimale. Il sound è mediamente cupo, malinconico, spettrale, a tratti anche violento, ma la tavolozza emotiva è usata sapientemente e non mancano momenti di dolcezza melodica. Lo studio sui ritmi è minimale ma incisivo, tutto contrasti fra percussioni etniche e aggressive esplosioni di drum machine. Systematic Decline apre con percussioni etniche, di matrice New Age, e synth settantiani à la Kraftwerk. Hard Boiled fra venti siderali e sequencer soffusi avvia un ritmo ipnotico, attraversato da abbaglianti rintocchi di synth retrò, fino alla distensione del finale, che abbandona un po’ la cupidigia del tutto. Una soffusa figura di piano in Tell Her è il prestesto per utilizzare a sorpresa un assalto Industrial. L’uso di un suono Elettronico Settantiano fatto di sequencer porta Disorder al limitare della Minimal Techno, operando un salto fra Kraftwerk e Villalobos, ma in salsa Dubstep. Più aggressiva, Ruptured è dominata da bassi violenti e scorie Drum’n’Bass, ma sovrastata da droni Ambient che ricordano le atmosfere algide dell’Incunabula degli Autechre, una influenza che si avverte anche in The Upside, IDM per batteria Heavy Metal al rallentatore. La minimale e spettrale Twitch è tutto uno studio di suoni inumani, Glitch-Dubstep-Techno densamente oscura ripresa in parte in From Within. Stolen, che ricorda la colonna sonora di Twin Peaks, è il momento dove l’equilibrio fra cupidigia, minimalismo e malinconia meglio si compie. Poppies, tutta voci distorte e filtrate, è invece l’incubo più allucinato. Suck, meccanica, visionaria, tenebrosa, è violenta e tesa, ma si apre in squarci atmosferici da musica Cosmica. Al confine fra IDM, Dubstep, Industrial, Minimal Techno, Ambient nasce con quest’opera una evoluzione stilistica del Dubstep.

Triangulation (2010) aggiunge dosi Techno ed esalta la tensione, ma rinuncia a qualche ritmo per momenti atmosferici. La minacciosa opener Descent, senza ritmi e tutta suspense, apre per la Dubstep di Latch, con i ritmi che ci mettono quasi un minuto a diventare protagonisti e rimangono avvolti da nubi opprimenti di Dark Ambient, voci filtrate e deformate sporadiche ed una intensità da ipnosi Techno che torna anche in On Deck e You Got Me, ancora più discotecare (e un pizzico più scontate, diciamolo). Three Sided Shape ha una atmosfera di Jazz alieno, ma diventa poi una sorta di Techno per subwoofer che dagli abissi sale nel cielo dei droni cosmici, sfumando in Minerals, gocciolante come una cantina umida, devastata dai ritmi possenti e rombanti. Il mix etnico-Trip-Hop di Before, l’anima africana di Tracers su asfissianti musiche cinematografiche, la suspense per batteria Rock e squarci Trip-Hop/Soul di So You Think You’re Special, la dicotomia fra aggressivo e onirico di Heavy Machinery e la sorpresa di trovarsi sospesi nello spazio all’improvviso in Glance, fluttuando nel vuoto cosmico dopo una danza sfrenata sono tutti motivi per apprezzare un album con una ricerca ritmica che si è ampliata ed un gioco di contrasti in territori cosmico-psichedelico-allucinati ed ambientale-atmosferici ancora affascinante. All’altezza anche il finale con Lights Out, 8 min. e mezzo: ritmo fratturato, echi tribal-africani, Techno che si intravede qua e là, riverberi di synth, rumori spettrali ed finale Schulze-iano. L’album palesa l’influenza Techno: anche se IDM, Dubstep, Ambient rimangono ben presenti, anche se il Trip-Hop già si avvertiva nell’esordio, anche se gli spunti etnici già si registravano nel primo album, qua le composizioni appaiono più affascinate da spunti tribali-africani e la componente cosmica gioca in contrasti più intensi e frequenti con la cupidigia dell’Ambient.

Personality (2012) vira verso un più canonico mix di Techno ed House, ballabile e sovente ottantiano (The Hope il brano maggiore), pur con qualche colpo di classe (la visionaria Underbelly), una virata Jungle (Cognitive Dissonance) ed una Big Beat (Gekko). Un brano come NE1BUTU avrebbe fatto grande mostra di sé nella Techno più melodica di inizio anni ’90.

Claustrophobia (2015) punta maggiormente sulla componente Techno (meno melodia, più atmosfera, poche o nessuna voce), come ben dimostrano Why You Feel so Low e PCP, ma c’è poco che non sia già stato fatto altrove. I momenti più peculiari: All I Think About Is Death, ectoplasma sonoro Techno/Soul e Transcience, Techno cosmica per arpeggiatori.

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Voti:

A Mutual Antipathy – 7,5
Triangulation – 7
Personality – 5
Claustrophobia – 5

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