Jamie Xx – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Jamie XX, produttore britannico, remixa l’ultimo album di Gil Scott Heron nel 2011, trasformando un album di spoken word in uno di moderna Dubstep.

We’re New Here (2011) è fondamentalmente uno spoken word album rivistato. La voce Blues/Soul di Scott Heron è perfetta per i campionamenti che si fanno nella Dubstep e nell’Elettronica. Il clima cupo ed i ritmi che frustano in Home, i bassi possenti che avvolgono in Running, le voci distanti ed aliene che affiorano in The Crutch, la ballabile Ur Soul And Mine e la Burial-iana NY Is Killing Me si avvicinano notevolmente al sound più corgaggioso delle discoteche inglesi. Figlio della Dubstep, del Garage e del sound inglese degli anni Zero, l’album mostra qualche derivatività ma riesce a coinvolgere. La collaborazione mostra come il mondo Dubstep si stia ampliando inglobando nuovi spunti nei primi anni dieci.

In Colour (2015) prosegue a frullare ballabile, Soul e Dubstep, con un momento di psichedelia House in Sleep Sound, vertice visionario che lambisce i territori degli Alt-J pur calandoli nella discoteca più cool degli anni ’10. La dolce malinconia a base di synth di Obvs, musica per pianti caraibici da videogame anni ’80, e la ballata per arpeggiatori supersonici di Stranger In A Room, desolante quanto toccante, sono altri momenti ricordevoli. Loud Place mischia il Funk più corale con le melodie struggenti dei Coldplay, in un ballabile malinconico ed allegro al contempo.

I Know There’s Gonna Be (Good Times) è una sofisticata canzone da party, che sfrutta sample distorti ed ha lo spirito raccolto di un brano chiassoso riproposto in una veste spoglia ed intimista: è un gioiello di postmodernità, un ballabile senza il “tiro”, musica elettronica da discoteca che sembra acustica, la versione dimessa di un singolo che non esiste.

In chiusura Girl trasforma un ballabile anni ’80 in una visione psichedelica, distorta e deformata, come nei ricordi risultano distorte e deformate le persone, gli oggetti, le parole, gli avvenimenti. Almeno due brani, tuttavia, sfruttano idee non molto originali: il crescendo di Hold Tight, i sample e la stonature Footwork di Gosh; questo pesa ancora di più nel complesso dell’opera, visto che si totalizzano poco più di quaranta minuti totali. In ogni caso, come l’esordio e forse di più, Jamie Xx dimostra di saper plasmare il ballabile secondo una sensibilità che fonde intimismo, visioni postmoderne, malinconie dolcissime.

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Voti:

We’re New Here – 6,5
In Colour – 7

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